WRAP UP #2 - RESOCONTO LETTURE DI DICEMBRE

riepilogo letture dicembre


Anno nuovo, letture vecchie.
Non potevo cominciare il “nuovo corso” del blog - inaugurato dalla splenderrima grafica di Catnip design – tralasciando di parlarvi degli ultimi libri letti nel 2018.

Che non sono molti, in realtà.

Ma, come si dice sempre in questi casi, è la sostanza che conta, non la quantità. Il riassunto sarà veloce, per le recensioni approfondite serviranno post appositi.

Si va? Si va.


Lo scannatoio – Emile Zola
Su quello che è un classicone, potente affresco di una Parigi fatta di odori e umori, il più delle volte sgradevoli e repellenti, non credo ci sia molto da dire. Zola crea e distrugge i suoi personaggi con l'indifferenza di un Dio. È lì, nello Scannatoio, che innalza Gervaise, le dà tutto quello che desidera, e un istante dopo la sprofonda lentamente nel fallimento economico, morale e fisico. Un vero demiurgo delle vite altrui - doveva essere terribile finire sotto la sua penna. Ma è magnifico – sempre magnifico – il modo in cui quelle vite si intrecciano, gli eventi collassano, e la città si evolve. Parigi stessa è la protagonista di questo romanzo immenso, un colosso che negli anni in cui si consumavano le fortune della lavandaia andava demolendosi e cambiando i connotati.
Bello bello, senza riserve.

I fantasmi di Cosmo Topper – Thorne Smith
Una storia arguta, divertente e coinvolgente, che è scritta negli anni '20 ma potrebbe benissimo essere ambientata ai giorni nostri tanto i personaggi trascendono il secolo di appartenenza. È un romanzo fantastico non soltanto come genere, ma per il modo in cui Smith crea e gestisce l'intera storia. Per il modo in cui è scritto – e tradotto. E io non riesco a capire come mai di questo scrittore si siano perse le tracce sui radar italiani.
Ora, poiché lo spazio per parlarne qui è striminzito, taccio. Ma ne riparlerò a breve. Siete avvisati.

L'affare Makropulos – Karel Čapek
Potevo terminare l'anno senza il mio amato Karel? No, certo che no. Che razza di domande. Non un romanzo questa volta ma un'opera teatrale, ché Čapek, ricordiamolo, nasce come drammaturgo. L'affare Makropulos è una commedia – manco a dirlo fuori catalogo – che ha come perno un tema molto caro all'uomo: l'immortalità.
Qui l'immortalità è piuttosto blanda, appena trecento anni, e occorre rinnovarla per non invecchiare e morire davvero. A questa si intreccia una faccenda di testamenti e discendenze poco chiare, di amori non corrisposti e di un padre che troppo tardi scopre di voler bene a suo figlio.
Nei primi due atti Capek dà sfoggio della consueta ironia, mai fine a se stessa ma sempre veicolo di riflessioni profonde, di messaggi ben mirati. Si finisce con il domandarsi se convenga all'uomo diventare immortale o accontentarsi di una vita breve ma piena di desiderio.
Io il finale non ve lo svelo. Ma posso dirvi che le riflessioni dei personaggi di L'affare Makropulos sono le stesse di Fosca di Tutti gli uomini sono mortali, della de Beauvoir.

Tentacoli – David Bessis
Su Tentacoli, libriccino edito dalla defunta ISBN edizioni, ho già detto in occasione del Christmas in weird. C'è poco poco da aggiungere. La storia è piacevole, il messaggio a libera interpretazione. Io ci ho voluto vedere la denuncia dell'alienazione moderna dell'uomo, con i tentacoli che lo trasformano finalmente in un essere umano. Ma magari mi sbaglio. Magari è solo una storia scritta così, ché Bessis una notte si è svegliato con il guazzetto di calamari sullo stomaco e da lì è venuta fuori l'idea.
Un esperimento curioso.

Il richiamo del corno – Sarban
Tornerò presto a parlare anche di Il richiamo del corno, romanzo osannato dagli appassionati del genere che io, tuttavia, ho trovato debole e deludente. Il problema principale di questa ucronia hitleriana non sta tanto nella storia quanto nell'autore. Ho cominciato questo recap con Zola, che nei suoi personaggi infondeva la vita, la termino con Sarban che gestisce il suo protagonista e le comparse come marionette di un teatro delle ombre cinesi. Non hanno spessore, non hanno carattere. Se ne restano all'angolo della scena finché non è il momento di muoversi. Mancano di passione.
È bello il contesto, lo spunto di partenza e tutto il corollario di donne gatto, di uomini scimmia, di un'umanità degradata in bestialità, dove i pochi comandano e cacciano i molti. Ma se non mi dai un movente, se quel tuo personaggio è fatto di carta, anche il più straordinario degli scenari mostra gli alberi di cartapesta, e il cielo con le stelle dipinte con le dita.

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Per quanto riguarda il 2018 in generale, non mi posso lamentare: ho scoperto tanti autori, ho letto il giusto. Poca roba mi ha fatto rimpiangere il tempo che ci ho perso dietro o i soldi investiti.
Per il 2019, chissà. Non ho ancora pianificato nulla.

Se vi va, fatemi sapere come è stato il vostro 2018 dal punti di vista delle letture. E se avete già letto qualcuno dei titoli nell'articolo. Il box commenti è a vostra disposizione.

2 commenti

  1. "Lo scannatoio" per me è stato una lettura scolastica dei tempi delle superiori, quindi di oltre vent'anni fa e onestamente lo ricordo poco, so però per certo che mi era piaciuto molto, a parte la difficoltà della lingua (ebbene sì, ce l'hanno fatto leggere in francese. Sigh). Purtroppo non conosco nessuno degli altri romanzi, anche desidero leggere Čapek da molto tempo e chissà che questo non sia l'anno buono. :-)
    L'anno appena passato è stato misero sul piano delle letture... appena una ventina, quindi meno della metà dell'anno scorso. In cima metterei L'urlo, un breve racconto di Rovert Graves, e Il cerchio verde di Machen.
    Con l'occasione ti faccio i complimenti per il blog, che seguo sempre anche se di nascosto. ;-)
    A presto, ciao!

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    1. Sai che entrambi i libri che hai citato mi ispirano parecchio? (Machen, tanti cuori). Guarda, io sono del parere che non conti la quantità ma la qualità, perciò 10, 20 o 200... purché siano state buone letture, che altro importa?
      Leggere Zola in francese deve essere una vera esperienza, anche se forse gli obblighi di lettura rendono la stessa meno coinvolgente. Purtroppo io e il francese non saremo mai grandi amici (ho provato ma, strano a dirsi, mi trovo meglio con il tedesco :)).
      Ti ringrazio per i complimenti! Qui si cerca sempre di migliorare. Fammi sapere se poi leggerai Capek, ci conto!

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