15 giugno 2018

LA FABBRICA DELL'ASSOLUTO - Karel ČAPEK

- Bondy - sussurrò Marek con terrore, - ti avverto per l'ultima volta: porterai Dio sulla Terra!
- E allora - disse G. H. Bondy con dignità, - me ne sarà riconoscente di persona. E spero che non farà il disgraziato con me. [La fabbrica dell'Assoluto, Karel Čapek, trad. di A. Alleva, Theoria, 1984, p. 50]

Fingiamo che siate un ingegnere, uno dei più geniali inventori della vostra epoca e che, avendo a cuore la crisi energetica imperante, abbiate lavorato giorno e notte a un Generatore in grado di dissipare integralmente la materia per ricavarne energia economica e pulita. 
Che cosa ricavereste come prodotto inerte del processo di combustione?

Čapek ha la risposta per voi. 

Scombinando interamente la materia, signori e signore, avreste come unica scoria il divino, l'Assoluto.
Quella parte intangibile del creato. La prima delle monadi di Leibniz.

La fabbrica dell'assoluto Čapek romanzo recensione
È da questo piccolo spunto che Karel Čapek avvia la sua Fabbrica dell'Assoluto [tit. or. Továrna na Absolutno], un romanzo (anzi, un feuilleton) intelligente e arguto scritto nel 1920, poco dopo aver terminato il suo lavoro più importante, R.U.R.

30 maggio 2018

L'UOMO CHE VOLEVA ESSERE COLPEVOLE - Henrik STANGERUP


Voleva svegliare tutti intorno a lui: gli impiegati di tutti i reparti, uffici e istituti, tutti quelli che avevano la Tessera Mammaepapà e quelli che non l'avevano, tutte le donne attive e le donne passive e tutti i vecchi che non sapevano neanche più cosa significasse la parola, perché li avevano addormentati con l'illusione di vivere nell'età armoniosa. Voleva gridare così forte da far crollare le mura dell'oblio, da far rivivere tutte le parole che erano state cancellate, la parola fantasia, la parola sogno, la parola avventura. [L'uomo che voleva essere colpevole, Henrik Stangerup, trad. di A. Cambieri, Iperborea, 2017, p. 103]

Nel corso di una lite domestica Torben uccide brutalmente Edith, sua moglie. Quello che parrebbe l'inizio di un romanzo di sanguinosa attualità è, al contrario, l'avvio di una distopia postmoderna tra le più interessanti della narrativa contemporanea.

21 maggio 2018

SCOMPARSA - Tim Krabbé

Una volta, da piccola, aveva sognato di essere rinchiusa in un uovo d'oro che vagava per l'universo. Era completamente buio, non c'era neanche una stella e lei non poteva uscire dall'uovo, e non poteva nemmeno morire. [Scomparsa, Tim Krabbé, trad. di E. Svaluto-Moreolo, Anabasi, 1993, p. 18]

Nel 1988 George Sluizer dirige Spoorloos (The Vanishing per il mercato internazionale).

Film considerato tra i 50 migliori horror movie mai girati, Spoorloos è un mostro di celluloide che vi prende per il colletto della camicia e vi lancia senza rimorsi in un profondo baratro di angoscia.

Se avete visto il suo remake, sempre diretto da Sluizer e con la Bullock come protagonista, fatevi un favore e recuperate la pellicola dell'88. Non ve ne pentirete (ma magari per qualche notte farete fatica ad addormentarvi).

Ma partiamo dal principio.
In principio c'è un romanzo, Het gouden Ei (“L'uovo d'oro”), scritto da Tim Krabbé  e pubblicato in Olanda nel 1984.
Se il nome di Krabbé vi dice poco o niente non temete: quest'uomo è forse più noto come scacchista che come romanziere. Sta di fatto che, con questa agevole novella, Krabbé gioca una partita quasi perfetta mettendo in scacco il lettore in appena cinque mosse. Tante quanti sono i capitoli che compongono la storia.

14 maggio 2018

LE API DI VETRO - Ernst Jünger


...ebbi subito l'impressione di una cosa imprevista e supremamente bizzarra, quasi l'impressione di un insetto piovuto dalla luna. Poteva aver lavorato a fabbricarlo un demiurgo, in regni remoti, il quale una volta avesse sentito parlare di api. [Le api di vetro, Ernst Jünger, trad. di Henry Furst, Guanda, 1993, p. 139]

Un uomo, residuo di un'epoca ormai sorpassata, si presenta da un suo vecchio commilitone per cercare lavoro. Gliene viene proposto uno, alle dipendenze dell'enigmatico Zapparoni.
Uomo di grande ingegno dalle origini italiane, Zapparoni ha costruito un impero della tecnica e dell'immaginazione e vive in un vecchio convento riadattato, in una tenuta del tutto autosufficiente, la quale è collegata alle sue industrie attraverso un treno sotterraneo.

È questo l'avvio di Le Api di vetro [tit. or. Gläserne Bienen], romanzo ambientato in una Germania distopica a metà strada tra la Repubblica di Weimar e quella nazionalsocialista, che ha come nucleo centrale l'insanabile frattura tra il passato e il presente, tra la nostalgia e il progresso, tra natura e artificio.


12 maggio 2018

HAPPY MOTHER'S DAY

Balocchi, profumi e madri assassine


Ci siamo. Domani è il grande giorno. 
Se non avete ancora comprato un regalo per vostra madre, o scritto una poesia da recitarle in piedi su una seggiola traballante, c'è ancora tempo.
Perciò prendetevi pure qualche minuto, e continuate a leggere.
Per voi, e solo per voi, ho qui cinque begli esempi di madri (gentilmente offerte da cinema e letteratura), che vi aiuteranno a pensare in maniera diversa al rapporto con la vostra genitrice.
Perché fa sempre bene ribadirlo, anche in quest'anno del Signore 2018, una cattiva madre non è quella che lavora, o che dedica del tempo anche a se stessa, ma quella che vi ritrovate di notte accanto al letto, con un lungo coltello da macellaio in mano e un sorriso smagliante sulla faccia.

7 maggio 2018

LE VENTI GIORNATE DI TORINO - Giorgio de Maria

La mia vita è modesta ma dignitosa, come quella di tutti. Sera dopo sera salgo nella mia stanzuccia, e qualche volta è una bella fatica perché abito all'ottavo piano e da un po' di tempo non ci sono più né scale né ascensore. Durante la salita, mentre mi aggrappo dove posso, sento venire dall'alto lo scroscio dell'immondizia mischiato alle voci beffarde degli inquilini, che però non riesco quasi più a sentire. [Le venti giornate di Torino, Giorgio de Maria, Frassinelli, 2017, pp. 106-107]

Strano destino quello toccato a Le venti giornate di Torino di Giorgio De Maria. Pubblicato per la prima volta nel 1977 e subito dimenticato, il romanzo torna alla luce per grazia di un professore di lettere australiano, Ramon Glazov che, in visita a Torino, scova il romanzo, se ne innamora e decide di tradurlo senza alcuna garanzia, semplicemente convinto che la storia meriti di essere letta. Fortuna vuole che anche l'editore Norton sia del suo stesso parere e così, a quarant'anni di distanza dalla prima stampa, Le venti giornate ricompare sugli scaffali.  

Un romanzo pressoché sconosciuto in Italia torna nel suo paese in modo contorto, come contorta, dopotutto, è la vita del suo autore. 

2 maggio 2018

LA GUERRA DELLE SALAMANDRE - Karel Čapek

Attenzione, uomini, mantenete la calma. Non abbiamo intenzioni ostili nei vostri riguardi. Abbiamo solo bisogno di acqua, coste, paludi per sopravvivere. Siamo troppe. Non ci è più sufficiente lo spazio delle vostre coste. Dobbiamo demolire le vostre terreferme. […] Per ora potete ritirarvi nell'entroterra. Potete rifugiarvi sulle montagne. Le montagne saranno demolite solo alla fine. Ci avete voluto voi. Ci avete diffuso in tutto il mondo. […] Attenzione, uomini, Chief Salamander, a nome delle salamandre del mondo intero, vi offre la collaborazione. Lavorerete con noi per la demolizione del vostro mondo. [La guerra delle salamandre, Karel Čapek, trad. di B. Meriggi, p. 314, UTET, 2009]

 
La guerra delle salamandre Capek
 
Ci sono storie che, appena hai voltato l'ultima pagina, senti l'urgenza di parlarne. Ma nemmeno aspetti di terminare l'ultimo capitolo: sei a metà del racconto e già scalpiti per importunare passanti a caso e convincerli a leggere quel maledetto romanzo. 

Per far capire meglio la faccenda dirò che la mia reazione, durante la lettura di La guerra delle salamandre (tit. or. Vàlka smloky) scritto da Karel Čapek nel lontano-ma-non-troppo 1936, è paragonabile a quella del professor Grant quando vede per la prima volta i brachiosauri:

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