My friend Jeffrey Dahmer. Il cannibale di Milwaukee


Tutti quanti abbiamo avuto un amico un po' più strano degli altri. Quello del quale dicevamo, senza prenderci troppo sul serio, che un giorno sarebbe diventato un serial killer.

Poi una mattina vi svegliate, vi preparate un caffè, accendete la tv. E lo vedete. 
Vedete quel tipo strano, del quale ricordate a stento il nome. Lo vedete mentre viene condotto via, le manette ai polsi, tra due ali di folla inferocita. Il cronista indugia su un materasso lordo di sangue, su barili che contengono qualcosa di più di acido industriale. E prima che ve ne rendiate conto, la mano ha cominciato a tremarvi in maniera così vistosa che il caffè vi si rovescia addosso, macchiandovi la camicia.


Jeffrey Dahmer viene arrestato il 22 luglio 1991
Il giorno dopo, i suoi ex compagni di classe scoprono che per cinque anni hanno condiviso l'aula con un assassino seriale. Tra questi, il fumettista Derf Backderf che due anni più tardi deciderà di raccontare il “suo” Dahmer in una serie di tavole poi confluite in una graphic novel autopubblicata nel 2002.

Questa prima versione di My friend Dahmer diventa subito un caso editoriale, con una nomina all'Eisner Award e una serie indiscriminata di traduzioni finché l'autore non decide di rimetterci mano, dando vita a un'opera più complessa rispetto all'originale di 24 pagine.


Quello che ne emerge è un ritratto annichilente di un ragazzo in balia dei propri mostri che, forse, si sarebbe potuto salvare se solo gli adulti intorno a lui fossero stati meno distratti.

“Ritengo che Dahmer non sarebbe dovuto per forza diventare un mostro, che tutte quelle persone non avrebbero dovuto morire in quel modo orribile, se solo gli adulti nella sua vita non fossero stati così inspiegabilmente, indimenticabilmente, incomprensibilmente inconsapevoli e/o indifferenti. [Def Backderf, My friend Dahmer. Le origini del mostro di Milwaukee, trad. di M. Segaricci, Gribaudo, 2017]

Leggere My friend Dahmer. Le origini del mostro di Milwaukee è un po' come osservare dal vetrino di un microscopio l'evolversi di un'infezione letale. 
Attraverso i ricordi propri e dei suoi ex compagni di classe, Derf traccia l'evoluzione di Dahmer da ragazzino problematico e introverso di dodici anni, che colleziona le carcasse degli animali trovate per strada, in adolescente attraversato da desideri inconfessabili di sesso e morte

Un adolescente che infilza teste di cani sui pali, o inchioda i gatti ai tronchi degli alberi nel boschetto dietro casa ed è ossessionato dallo scoprire cosa c'è dentro un corpo, cosa fa muovere l'intera baracca. Un adolescente che beve sei lattine di birra in mezz'ora solo per sfuggire ai propri demoni interiori, che ciondola ubriaco tra i corridoio della scuola senza che un solo adulto si accorga di ciò che sta accadendo.


Dahmer, in realtà, non era amico di nessuno. In effetti, quello che emerge dai ricordi di Backderf non è nemmeno un essere umano ma una mascotte

Jeff faceva cose strane e buffe, che oscillavano pericolosamente sul filo dello strano-spaventoso. Era divertente averlo intorno, ridere quando imitava gli spasmi dell'arredatore di interni della madre, aizzarlo perché facesse il matto in un centro commerciale. Ma tutte le sue relazioni finivano lì. Nei confini della scuola, circoscritti a quegli assurdi scoppi di tic e convulsioni. 
E quando la scuola finisce, Dahmer non ha più nemmeno questo.

Con il divorzio dei genitori, la partenza della madre, la fine della scuola, Dahmer è solo. Solo in quell'immensa casa, con alle spalle il boschetto dove i suoi feticci si decompongono. In balia di demoni che l'alcol non riesce più ad arginare.



Jeff si ritrova da solo con se stesso. Con quella parte di sé che anela cadaveri da accarezzare. Quella che urla dal desiderio all'idea di sdraiarsi accanto a un corpo inerte, che non può né abbandonarlo né negarglisi in alcun modo.

Il 18 giugno 1978, due settimane dopo la cerimonia del diploma, Jeffrey Dahmer esce di casa. Nel percorso senza meta per le vie di Bath incrocia Steven Hicks che fa l'autostop. Jeff lo carica in auto, lo porta a casa, lo fa ubriacare. Poi, quando Hicks tenta di andarsene, gli sfonda il cranio con un bilanciere e lo strangola. Il corpo viene smembrato, i pezzi sparsi nei dintorni.


A quel primo omicidio seguirà un lungo periodo di stasi. Terrorizzato all'idea di essere preso non meno che da quella di deludere suo padre, Dahmer cerca di condurre una vita normale. Si iscrive al college ma lascia dopo sei mesi. Il padre allora lo costringe a prendere la via dell'esercito. Ma la ferma, che avrebbe dovuto durare sei anni, non arriva ai due e Jeff viene congedato per i suoi più che evidenti problemi di alcolismo.

Nel 1982 si trasferisce a casa di sua nonna, a West Allis, in Winsconsin e nell'agosto dello stesso anno viene arrestato per oltraggio al pudore. Nel 1986 subisce una condanna a un anno per lo stesso reato, con sospensione della pena.

L'anno successivo, Dahmer uccide di nuovo. È la prima volta dopo Hicks, se si escludono le voci che lo vorrebbero implicato in due casi di scomparsa quando era di stanza in Germania. A sparire è il ventiquattrenne Steven Tuomi. L'omicidio viene commesso in una camera d'albergo, in balia dell'alcol, anche se Dahmer non sarà mai in grado di ricostruire compiutamente i dettagli della morte di Tuomi né i resti della sua vittima, smembrata a casa della nonna, verranno mai ritrovati.

Nel settembre del 1988 Dahmer viene allontanato dalla casa della nonna, esasperata dai continui viavai notturni del nipote e dall'odore nauseante dei suoi “esperimenti”, e va a vivere in un appartamento a Milwaukee, al numero 213 di North 25th Street.



Il giorno dopo convince un tredicenne laotiano a seguirlo nella sua nuova casa, dove gli propone di posare nudo in cambio di denaro. A seguito di questo episodio Dahmer viene arrestato e condannato a un anno di reclusione per molestie sessuali.

Dieci mesi dopo è di nuovo libero e torna a uccidere sebbene, come dirà durante una delle tante interviste rilasciate alla stampa, l'omicidio non era il suo obiettivo principale. Quello che Jeffrey vuole, in realtà, è un corpo da possedere. Un amante passivo, incapace di sfuggirgli. È per questo motivo che colleziona parti delle sue vittime.

I crani fatti bollire e poi dipinti perché sembrino di plastica, gli intestini conservati nel frigorifero, le mani e i genitali lasciati a mummificare in una scatola sotto il letto, fanno tutti parte della sua fantasia perversa di amore necrofilo. Così come il cannibalismo – che Dahmer praticò occasionalmente. Così come gli esperimenti di “zombificazione”, eseguiti sulle vittime incoscienti usando come strumenti un trapano, una siringa e liquidi altamente corrosivi.



Il 17 maggio 1991 un ragazzino di quattordici anni, Konerak Sinthasomphone, viene visto vagare nudo e sanguinante dai vicini di Dahmer, che chiamano la polizia. Il ragazzino non lo sa, ma Dahmer è lo stesso uomo che aveva molestato suo fratello tre anni prima. Anche lui viene convinto da quello strano biondino a salire in casa e a scattare delle foto in biancheria intima. Ma, a differenza del fratello, non tornerà mai a casa.

Dahmer, che era uscito per comprare da bere, quando si accorge di ciò che sta accadendo non perde la calma. Non getta tutto e tenta una fuga disperata o, al contrario, si decide a confessare.
No.
Dahmer si avvicina al drappello di poliziotti e vicini e spiega che Konerak è un suo amante. Che hanno avuto un lite. Che è tutto perfettamente a posto. E si scusa per il trambusto.
Konerak, che appare confuso e disorientato e che fatica a parlare anche a causa degli esperimenti con il trapano, viene riconsegnato a quel ragazzo strano ma tranquillo perché lo riporti a casa. Jeffrey e il ragazzino, che ormai fa fatica a reggersi in piedi, rientrano nel 213 di North 25th Street. Konerak non ne uscirà più.


L'estate di quel 1991 segna un'impennata negli omicidi di Dahmer, che si concludono infine il 22 luglio quando un'altra vittima gli sfugge. Tracy Edwards, che qualche ora prima aveva incontrato Dahmer in un locale e lo aveva seguito nel suo appartamento per bere qualche birra e vedere l'Esorcista, fugge dal 213 con una manetta al polso
Quando gli agenti lo seguono nell'appartamento di Dahmer scoprono un autentico museo degli orrori, tra teschi umani in camera da letto, organi conservati nel frigorifero, polaroid che ritraggono teste mozzate e i vari momenti di una dissezione condotta nella vasca da bagno.

Ce n'è abbastanza per spiccare un mandato di arresto. Accusato dell'omicidio di quindici persone, compresi due ragazzini di quattordici anni, Dahmer viene condannato a 936 anni di carcere.


Dopo un periodo trascorso in isolamento, più per proteggere lui che gli altri detenuti, Dahmer chiese e ottenne la riduzione delle misure di sicurezza che gli erano state offerte

Viene ucciso il 28 novembre 1994 da Christopher J. Scarver, mentre insieme puliscono la palestra della prigione. Dahmer muore così come era cominciato tutto: con il cranio sfondato da un bilanciere.

“No, the killing was not the objective. I just wanted to have the person under my complete control, not having to consider their wishes, being able to keep them there as long as I wanted.” [Jeffrey Dahmer intervistato da Stone Phillips per Dateline, NBC]



Note.
Tracy Edward ha vissuto un'esistenza da senzatetto. Incriminato per molestie su minore subito dopo l'arresto di Dahmer, nel 2011 viene accusato di complicità nell'omicidio di un uomo e condannato a un anno e mezzo di carcere. Vive ancora a Milwaukee.

Presso il Milwaukee’s Dahmer Center è possibile fare un tour tra i resti delle vittime di Dahmer, tra mani mummificate e un fegato mezzo divorato. https://www.theonion.com/jeffrey-dahmer-estate-releases-collection-of-never-befo-1828749756

4 commenti

  1. Beh i poliziotti che riconsegnarono a Damher il povero Konerak Sinthasomphone avrebbero meritato di essere radiati dal corpo e di essere denunciati dai familiari della vittima.

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    1. Ciao Nick, in effetti i poliziotti in questione furono sospesi dal servizio quando si seppe il fatto. Per poi venire reintegrati quando minacciarono una causa civile per diffamazione contro la città.

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  2. Una storia incredibilmente macabra e purtroppo vera. Non ne sapevo granché. Grazie per l'articolo

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    1. Di niente. Ma ti consiglio il fumetto di Backderf per quegli approfondimenti che qui, volente o nolente, non ho potuto fare. L'autore ha fatto un puntiglioso lavoro di recupero di informazioni, che spesso sul web sono lacunose o imperfette. :)

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