CHRISTMAS IN WEIRD. TENTACOLI di David BESSIS

Ho capito che non bisognava più disturbare il dottor T... mentre elaborava una diagnosi. Temevo il peggio. Il dottor T... mi ha chiesto di rivestirmi. Il verdetto stava arrivando. Con voce dolce e serena, senza lasciare minimo spazio al dubbio, ha annunciato: “Lei sta marcendo vivo”.
[Tentacoli di David Bessis, trad. di F. Littardi, Isbn edizioni, 2008, p. 65]


Tentacoli Bessis Isbn edizioni

Pensate di risvegliarvi dal cenone di Capodanno. Siete ancora un po' storditi dai festeggiamenti e vi sentite un peso sullo stomaco. Più di uno.
Fate per sollevare la maglietta del pigiama, e quello che scoprite è una raggiera di tentacoli che vi spuntano dalla pancia e dalla schiena.

Tentacoli, questo brevissimo romanzo di Bessis pubblicato dalla defunta Isbn edizioni è quel genere di storia che farà storcere il naso a più di una persona. Appartiene alla categoria di romanzi che o si amano o si reputano delle puttanate colossali. Non ci sono mezzi termini, ve lo dico chiaro e tondo. E lo faccio prima ancora di entrare nella carne viva della recensione che, a questo punto, potete anche decidere di non leggere affatto.

Il romanzo, scritto sotto forma di un lungo diario, parte con la marcia innestata sul weird più folle, un po' cronenberghiano. C'è quest'uomo, che si ritrova con una strana, inesplicabile mutazione, e che finisce in ospedale dove i medici, dopo averlo preso per scemo, si rendono conto che c'è davvero qualcosa che non va.
L'uomo diventa un caso clinico. Una celebrità. Una minaccia.
La sua assurda vicenda provoca perfino il collasso di un piccolo impero economico (mentre io scoprivo l'esistenza di pesci chiamati spratti).

È più o meno a questo punto che il romanzo fa un'inversione a U, e si immette sulla corsia dei racconti alla Kafka.
Interviene un dottore misterioso, uno specialista dell'est Europa che risolve il problema. Il dottor T... è un po' un Dio, un po' un padre. Sta lì a rassicurare il paziente, a ricordargli come tutto dipenda da lui mentre questo vomita la sua stessa carne decomposta.

Infine, quando ti aspetti l'exploit, l'ultima accelerata, ecco che Bessis ti scarica senza riguardi sul marciapiede, dopo aver parcheggiato nel posto riservato agli esistenzialisti.

Ma se siamo qui a parlarne è perché, pur nella sua estrema stranezza, Tentacoli è un romanzo che riserva delle sorprese.

A cominciare dallo stile, avvolgente proprio come un tentacolo, per arrivare al tema centrale. Uno dei tanti. Che è quello dell'alienazione.

Il protagonista è alieno alla società. Ma, attenzione, lo è da prima della mutazione la quale, paradossalmente, gli permette di entrare in rapporto con i propri simili.

Tentacoli è un romanzo che racconta della solitudine dell'uomo occidentale, del suo bisogno perennemente frustrato di un contatto umano. Di un rapporto che vada al di là della semplice stretta di mano o di uno scambio di battute su Whatsapp.

Ed è singolare che questo contatto umano si realizzi per il tramite di qualcosa che rende il protagonista estraneo alla propria specie di appartenenza.
Al punto che, una volta avvenuta la guarigione, la condanna alla solitudine torni a essere, per lui e per chi lo ha assistito nei mesi di ricovero, l'unico premio. L'unica certezza inossidabile di una vita destinata a essere solitaria e spoglia.
I tentacoli creavano un legame che, una volta estirpati, non potrà più essere ripristinato.

Non vi dico di affannarvi a cercarlo. Ma se vi capita, leggetelo. Anche solo per puro interesse clinico.

Da regalare al collega ipocondriaco che va in malattia a settimane alterne.

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