30 aprile 2013

L'erba voglio... Wishlist #2



Aggiorniamo la wishlist con altri libri che bramo possedere (e una graphic novel)  :)

La prima puntata qui

Riassunto veloce di quel che abbiamo messo in coda:


  1. kobo o e-reader
  2. Occhi Viola
  3. Striges
  4. Il re dei topi
  5. La nebbia
New entries:

-Piccola storia dell'inferno di Georges Minois
-American gods di Neil Gaiman
-Il monaco di Matthew J. Lewis
-Kill the granny graphic novel di Marcora Giovanni  e Mengozzi Francesca
-Lazzaro vieni fuori di Andrea G. Pinketts


29 aprile 2013

Il senso della frase. Andrea G. Pinketts. LaRecensione

Ci sono libri che, una volta letti, non riesci a dimenticare. Altri che, una volta letti, non riesci lo stesso a dimenticare perché troppo orrendi. Di questi ultimi parleremo un'altra volta perché capitano, ah, se capitano!, libri che dalla cantina finiscono dritti tra le zanne dei mostrilli sordidi che fanno campeggio qua sotto.
Il senso della frase, invece, si ritaglia un posto d'onore tra gli scaffali più alti della cantina, lontano dalla polvere e dall'umidità e dai topi (anche se quelli si arrampicano, ed essendo buongustai vuoi impedirgli di addentare un romanzo così succulento?).
Scritto da Andrea G. Pinketts 

personaggio che, mi vergogno immensamente a dirlo, così lo sussurro fino a qualche settimana fa conoscevo solo come comprimario di Mistero! e che ho avuto l'onore di incontrare al Giallolatino. Sempre di sfuggita perché io mi sono presentata con la simpatia delle prime della classe e lui era troppo impegnato a fumare e sudare in un teatro che l'amministrazione comunale aveva reso orfano di aria condizionata e di finestre.

Dicevamo, dopo il primo post sulle robe di criminali che ho ammucchiato nel baule della criminologia (qui) mi sono detta che dovevo leggere qualcosa di Pinketts, non fosse altro perché la curiosità va coltivata e non zittita. Preso dalla biblioteca comunale e divorato in due giorni, Il senso della frase è stato una freccia di Cupido scagliata dritta nel mio cuore di lettrice.

Autore: Andrea G. Pinketts
Titolo: Il senso della frase
Editore: Feltrinelli
Pag. 248
Anno: 2006 (1995 prima ed)
Genere: giallo/noir/pulp
Tipo: romanzo
Prezzo: 8,50€
ISBN 978880781336

La prosa di Pinketts, è un gioiello di italiano, e il suo noir/pulp un qualcosa che, non avendo aggettivi a disposizione, sifona il lettore alla grande.
Pinketts ha la capacità di plasmare le parole che poche e rare persone possiedono (per esempio, un altro plasmatore era Bukowski); detta in parole grezze: Pinketts è un sacerdote della parola, la crea e la distrugge, la rielabora e la spiaccica, la modella a suo piacimento. Leggendo il romanzo in questione ti sembra di avere tra le mani una gomma da masticare di quelle che non appiccicano, la stiri e riappallottoli e mastichi senza riuscire a sputarla via. E perché dovresti, dato che è una gomma che non perde mai sapore?
La trama è di quelle che non hanno un riassunto soddisfacente, dato che segue più strade, scivola in rivoli senza uscita, ritorna indietro. Ma dovendo dare una minima indicazione vi basti sapere che, tra le altre cose, una delle strade principali è rappresentata da una ricerca. La ricerca di Niki,una bugiarda patologica che forse è morta, forse è stata uccisa, o forse sta solo fingendo di essere morta. Il protagonista, Lazzaro Sant'Andrea, neo-trentenne dalla lunga adolescenza ancora in corso, modello occasionale, occasionale giornalista e improvviso detective senza portafoglio si auto-incarica della ricerca. Attorno a lui, in una Milano che riesce a essere perfino bella, si muovono i suoi amici Pogo il dritto, Carne, Caroli, una sociologa ninfomane e la sua cugina pazza, una pornostar, una sosia delle bugie di Niki, e assassini su pattini a rotelle.
Lazzaro Sant'Andrea non è solo una creatura di Pinketts, ma è Pinketts stesso, il suo eteronimo, la sua identità cartacea. E uno dei migliori personaggi mai letti fin'ora.

Un romanzo che è bello, senza altro da dover aggiungere.

I mostri della cantina giudicano così questa lettura:


27 aprile 2013

La biblioteca in casa... #3

Mi sono appena resa conto che è un casino gestire il blog senza tag (le etichette nell'italica lingua) e che però i tag sono un casino perché allungano le pagine e incasinano la vita di blogger incostanti (presente!).
Come la risolviamo? E come risolviamo il principio di "culo da nerd (o da camionista)" che si sta pericolosamente affacciando alla soglia?
Mentre cerco di trovare una soluzione ai due problemi, terzo appuntamento con la biblioteca e con i libri che scendono provvisoriamente in cantina giusto il tempo per essere letti e recenZiti. E magari ci scappa anche l'amore a prima lettura e da autori da "una botta e via" diventano scrittori da wishlist.


Torna Lazzaro Santandrea e Andrea G. Pinketts. Dite: ma non hai ancora recensito Il senso della frase! Vero. Ma pazientate e tutto si ottiene. Anche perché Pinketts è uno di quegli autori cui accennavo poco su, quelli che leggi per curiosità e poi ti ossessionano finché non stanno sullo scaffale della libreria, come lapidi colorate in un cimitero di parole.

Il vizio dell'agnello di Andrea G. Pinketts



Lazzaro Sant'Andrea, sotto lo pseudonimo di Dottor Totem, specialista in tabù, riceve nel suo studio una varia umanità che lo crede cartomante, sessuologo, pranoterapeuta. In realtà lui, picaresco e freudiano quasi trentenne, attende la propria nemesi. Gli si presenta sotto forma di due novantenni di sconvolgente bellezza, i quali gli rivelano che la propria bambina, Branka, dopo aver vinto un premio di bontà, è diventata "una carogna pazzesca": avvelena i piccioni in piazza del Duomo. Lazzaro, attribuendo alla tarda età dei genitori i problemi della piccola, chiede di vederla. Branka gli si presenta tutta Barbie e boccoli ma depositaria di un atroce segreto. Stanca di avvelenare piccioni, punta a una vittima più gustosa: l'uomo. Branka ha il vizio dell'agnello, sordido, nascosto: quello della vittima sacrificale ma... con le zanne. Una Milano allucinata dei tardi anni ottanta è lo scenario in cui si muovono Lazzaro e la sua corte dei miracoli.



e poi ho preso in prestito il mio primo Philip K. Dick tanto per uscire dal loop dei romanzi gialli e noir. Raccolta di racconti dalla bruttorrida copertina I labirinti della memoria e altri racconti.

labirinti della memoria raccoglie otto storie di Philip K. Dick legate alle
tematiche piú radicali 
dell'autore americano, il tema del ricordo e della rimozione, il rapporto tra individuo e potere, la nascita di una società tecnologica e autoritaria, l'ascesa inarrestabile delle grandi corporazioni economiche. Riflessioni che Dick ha avviato fin dagli anni Cinquanta, e che hanno avuto un influsso profondissimo sull'immaginario contemporaneo, rendendolo un autore profetico e anticipatore. Il racconto che dà il titolo all'antologia descrive le vicende di un ingegnere che lavora a progetti top secret per una multinazionale sottoponendosi alla cancellazione della memoria alla fine di ogni incarico. Nel momento di riscuotere il suo ingente pagamento, scopre di avere in precedenza rinunciato al denaro in cambio di una serie di oggetti, che forse hanno un significato di cui adesso è all'oscuro. Sullo sfondo la società è rigidamente divisa tra un regime quasi militare controllato dalla polizia e l'onnipotenza delle corporation che gestiscono il mercato e gli individui, fin quando l'ingegnere senza passato comprende di avere una missione rivoluzionaria... Paycheck Il film (uscita in Italia: 13 febbraio 2004) Regia: John Woo Scritto da Dean Georgaris Basato sul racconto Paycheck di Philip K. Dick Interpreti principali: Ben Affleck Uma Thurman Aaron Eckhart Michael C. Hall Prodotto da: John Woo Terence Chang Musica originale John Powell A Paramount Pictures Film

Buone letture!


26 aprile 2013

Novità in libreria. Yoani Sanchez. In attesa della primavera. Gordiano Lupi

Dati i miei trascorsi di laureata in Scienze Politiche, ogni tanto fa piacere scrivere di cose che esulano dalla narrativa e trattano argomenti di seria attualità. Oggi l'occasione per dimostrarmi persona matura è data da una novità in libreria. E' uscito il 24 aprile, per la edizioni Anordest, Yoani Sanchez. In attesa della primavera, di Gordiano Lupi. 
Titolo: Yoani Sanchez. In attesa della primavera
Autore: Gordiano Lupi
Editore: edizioni Anordest
Pagine: 230
Prezzo: 12,90€
ISBN 9788896 742778
Lupi, già curatore per la Stampa della versione italiana del blog della Sanchez, Generacion Y in questo libro ne racconta la vita, che può riassumersi in una lotta continua e tenace contro il regime castrista, in una Cuba che, vissuta da cubano e non da turista, è l'opposto dell'isola allegra e spensierata che il governo tenta di esportare all'estero.

Attraverso le sue denunce e il suo blog, nonostante le continue minacce del regime, la Sanchez continua caparbia a dichiarare il suo amore per Cuba, per una Cuba libera che sappia trovare da sola la forza per riscattarsi da sessanta anni di oppressione. 

In questo senso va letto il titolo: la primavera che la Sanchez aspetta non è quella metereologica ma quella politica, sia essa quella recente, condotta dalle popolazioni del mediterraneo orientale, che quella storica, sicuramente più significativa vista nell'ottica cubana. La primavera di Praga, il tentativo, messo in atto da Alexander Dubček nel 1968 di realizzare un "socialismo dal volto umano", primo passo verso la liberalizzazione della vita pubblica e privata dal punto di vista delle libertà individuali e collettive. La primavera di Praga, nonostante la devastante risposta dell'Unione sovietica, fu il primo e più importante moto di liberazione ed emancipazione messo in atto da un paese all'epoca sottoposto al rigido controllo della Russia socialista.

"Attraverso Yoani, però, sono stati soprattutto i lettori italiani a vivere l’altalena di frustrazioni e piccole e grandi conquiste che caratterizzano la vita quotidiana sotto uno degli ultimi regimi comunisti al mondo. Yoani ha storie da raccontare che colpiscono chiunque, dal presidente degli Stati Uniti alla gente comune". dalla presentazione di Mario Calabresi

Chi è Yoani Sanchez. Nel 2000 si laurea in filologia all'Università dell'Avana. Nel 2007, dopo il suo
rientro a Cuba (nel 2002 era emigrata in Svizzera), fonda Generacion Y, blog in cui pubblica quotidianamente storie di vita cubana, con una particolare vena critica nei confronti del regime. In Italia il suo blog è curato da Gordiano Lupi e pubblicato da La Stampa sul sito del quotidiano (LaStampa.it/GeneracionY). Perseguitata per la sua attività di blogger anticastrista, ha ricevuto nel corso degli anni numerosi premi e riconoscimenti sia negli Stati Uniti che in Europa. Nel 2008 il TIME l'ha inserita nella lista delle 100 persone più influenti al mondo e può essere considerata, di fatto, la personalità cubana più nota dopo Castro. Nel 2012 è stata candidata al Premio Nobel per la pace.

Gordiano Lupi Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Direttore della collana di narrativa latinoamericana Celebres Ineditos di Edizioni Anordest*.Scrittore di romanzi noir, saggi e monografie sul cinema italiano degli anni settanta. Il suo sito: www.infol.it/lupi


Appuntamenti: Yoani Sanchez sarà in Italia per la presentazione del libro domenica 28, ore 19, al Festival del Giornalismo, Perugia.

Lunedì 29 a Torino - ore 21 - Circolo dei Lettori con Mario Calabresi e Piero Fassino che conferirà la cittadinanza onoraria all'autrice.
Martedì 30 a Monza - ore 17 - Teatro Manzoni - organizza Il Cittadino


*queste note sono state prese dalla biografia presente sul sito di Lupi




24 aprile 2013

La verità dell'Alligatore. Massimo Carlotto. LaRecensione

Ci siamo lasciati dieci giorni fa con la recensione di Lasciami entrare, cavolo: dieci giorni? °_° Non mi ero accorta fosse passato così tanto tempo! Tempo che ho speso leggendo un po' di cose, dimenticando i blog e gli impegni (mettiamoci pure la preparazione del matrimonio, la cui data si fa sempre, inesorabilmente, più vicina u=u). Dunque non sono stati giorni di silenzio spesi invano, bensì si è trattato di un'assenza dedicata all'usura delle retine e, in un caso (ne parleremo tra qualche giorno) di cervello, cosa che accade sempre quando ci si imbatte in un brutto libro.
Ma veniamo a noi. Stamattina parliamo di La verità dell'Alligatore, romanzo noir di Massimo Carlotto, scrittore che ho avuto il piacere di incontrare l'anno scorso, durante la serata conclusiva di Giallolatino 2012.
foto sfocata ma Carlotto è quel tipo sullo sfondo con la giacca bianca u.u

Quando mi imbatto in uno scrittore nuovo la prima azione che compio è quella di andare a cercare un po' di dati biografici. Curiosità legittima che mi permette di leggere romanzi e racconti con una sorta di "empatia letteraria". Così è stato per Carlotto e quando ho letto delle sue vicissitudini giudiziarie ho fatto delle esclamazioni da triceratopo in estinzione. La sorpresa è stata così forte (e la curiosità si è messa a cavalcare la sorpresa con il suo spirito da vecchia impicciona) che ho abbandonato a metà un altro romanzo per tuffarmi tra le pagine dell'Alligatore. E aver conosciuto in anticipo le sue vicende personali mi è stato di aiuto per sfogliare il romanzo con una migliore consapevolezza.

Titolo: La verità dell'alligatore
Autore: Carlotto, Massimo
Editore: edizioni e/o
Anno: 1998
pag.: 252
Genere: giallo/noir
Tipo: romanzo
Si tratta del primo romanzo della serie dell'Alligatore che, a proposito, non è un rettile (né un rettiliano) ma un ex cantante di blues, con una storia di errori giudiziari e sette anni carcere alle spalle, un presente di investigatore anomalo. Perché quello che fa l'Alligatore (al secolo Marco Buratti, ma sono in pochi a conoscere il vero nome) è cercare cose e persone muovendosi per vie non proprio legali, preferendo i sobborghi e i sotterranei alle strade illuminate della città di superficie.
Questa prima indagine lo vede coinvolto nella ricerca di un evaso, Alberto Magagnin, tossicodipendente con sedici anni di galera nel suo curriculum per un omicidio che forse non ha commesso. In regime di semilibertà Magagnin viene accusato di un nuovo omicidio, quello della giudice popolare che all'epoca si pronunciò per la condanna e fugge. La fuga, che aggiunge certezza al sospetto del suo coinvolgimento nell'omicidio, spinge il legale di Magagnin a chiedere l'intervento dell'Alligatore perché faccia costituire il suo cliente. Ma poi Alberto muore di overdose, forse si tratta di un suicidio, e l'Alligatore si trova a indagare sull'eventuale innocenza di Magagnin sia per il primo che per il secondo omicidio. Aiutato nell'indagine non autorizzata da Beniamino Rossini, malavitoso e contrabbandiere con il quale ha condiviso le sue esperienze carcerarie, l'Alligatore scoprirà quanto marciume può nascondersi sotto la superficie di apparente rispettabilità della media e alta borghesia milanese, i cui legami, spesso, non sono che intrecciatissimi grovigli di ricatti, vizi e segreti inconfessabili.

La prosa di Carlotto mi piace molto: asciutta e netta come una rasoiata. Molto cruda a tratti, non si risparmia nelle descrizioni di ambienti e comportamenti. Ma quello che più mi è piaciuto del romanzo ,che si sviluppa come una giallo classico, con la verità che emerge progressivamente facendosi largo tra i sospetti e le false certezze, è  la descrizione di ambienti e tipologie di relazioni proprie dell'ambiente criminale e l'uso del linguaggio criminale, di termini gergali che appartengono al mondo circoscritto delle case circondariali.

Un buon giallo, con un interprete tipicamente noir (o blues?) che cerca -con scarsi risultati- di nascondere la fragilità e l'insicurezza che anni di ingiusta galera gli hanno portato in dono dietro una maschera di cinismo e indifferenza per il resto dell'umanità.

----> una parte della presente recensione è disponibile su ibs.it, autore Federica 3 <-----

Il giudizio complessivo:






15 aprile 2013

Lasciami entrare. John Ajvide Lindqvist. LaRecensione



Lasciami entrare rientra tra i romanzi che "rimangono". Storie che, una volta lette, ti restano dentro, te le ricordi, sei felice di avere avuto l'occasione di leggerle. 
Avevo preso in prestito il romanzo di Lindqvist dalla biblioteca comunale, non per un vero interesse quanto perché avevo notato fortuitamente il titolo tra la narrativa straniera e mi sono detta: "prendilo ragazza, prima che te ne dimentichi". Avevo intenzione di leggerlo già da un po', da quando, complice un cartellone vuoto di attrattive, con il mio ragazzo decidemmo di vedere il film meno peggio tra i quattro proposti dal multisala. 
Quindi è venuto prima il film del romanzo, e la storia narrata dal film perde un po' rispetto a quella del romanzo rispetto alla crudezza/crudeltà di alcune tematiche toccate da Lindqvist. Chiuso il libro ho pensato di vedere anche il remake americano, su cui stenderei volentieri un velo pietoso perché nulla aggiunge e molto toglie sia al romanzo che al primo film.
Ma veniamo ai fatti.
Dicevo che, dopo aver visto il film, mi ero ripromessa di leggere anche il romanzo. Promessa che ho dilazionato nel tempo per una mia allergia alla letteratura nordica: non amo in genere i racconti che si sviluppano con lentezza, e l'impressione che ne avevo tratto dal film, che ritengo tutto sommato un buon lavoro, era che il romanzo mi avrebbe inchiodato alla poltrona con lunghe e interminabili descrizione di paesaggi freddi e innevati. Perciò procrastinavo la lettura.
Perdendomi una piccola grande perla narrativa.
Perché Lasciami entrare è, al contrario del film (di entrambi i film) un romanzo cattivo e violento, che affronta, senza giri di parole e camuffamenti, temi scomodi e disturbanti come la pedofilia, il bullismo e la violenza sadica. 
La storia vede come protagonista Oskar un pre-adolescente obeso e represso, vittima degli scherzi e delle violenze dei compagni di scuola più forti, isolato da tutti gli altri che preferiscono ignorarlo e lasciarlo in balia delle violenze del gruppo di bulli. Oskar affoga la sua introversione nei dolci, che ruba dai supermercati, nei ritagli di cronaca nera dei giornali e nel suo desiderio di vendetta, che lo spinge a rubare un coltello a serramanico e a esercitarsi contro gli alberi secchi del bosco vicino casa.
Mentre tra le parti della città-agglomerato dove Oskar vive si aggira un pericoloso assassino, un giorno Oskar incontra Eli, una nuova bambina di dodici anni trasferitasi da poco nel palazzo accanto a quello di Oskar. Eli è una bambina strana, spesso sporca e con uno strano odore addosso, e non è proprio una bambina, e non è proprio viva: Eli è un vampiro, che ha dodici anni da moltissimo tempo. Ma in breve i due diventano amici e innamorati ed Eli aiuterà Oskar a misurarsi con le sue paure e a vendicarsi delle violenze subite.

Se superficialmente la storia può sembrare simile a quella sviluppata nei film, in realtà il romanzo di Lindqvist tocca molto più aspetti, aspetti cruciali per la comprensione della storia. Primo fra tutti il rapporto tra Hakan ed Eli, che nel finale del film (sia in quello svedese che nel remake) si sottintende come una relazione iniziata quando Hakan era un bambino, come Oskar, mentre nel romanzo viene chiaramente messa in luce la natura orribile di Hakan, che è un pedofilo, e che incontra Eli proprio a causa della sua perversione. Quindi, il rapporto innocente di Hakan con Eli suggerito nei film, nel romanzo viene esplicitamente mostrato per quello che è in effetti, senza termini a mezza bocca, senza sottili sfumature di cautela.
E la violenza che Oskar subisce è fortemente psicologica, prima ancora che fisica, tanto che il protagonista è costretto ad andarsene in giro con una rudimentale "palla salvapipì" per evitare che l'incontinenza nervosa provocata dalle continue vessazioni lo renda ancora più impopolare.
E nei film è completamente assente tutta la parte che ha per protagonista Hakan, risvegliatosi come zombie dopo che Eli ha bevuto il suo sangue senza riuscire ad ammazzarlo, con il risultato che l'ossessione per il piccolo vampiro lo porti alla sua ricerca con un unico obiettivo: quello di brutalizzarlo.

Già da queste poche note potete capire che Lasciami entrare  non ha nulla a che spartire con romanzi di vampiri softcore, e che rientra non solo nella serie dei romanzi dell'orrore immaginario ma in quella dei romanzi dell'orrore quotidiano. Perché, in conclusione, quello che Lindqvist vuole suggerire al lettore è che i mostri veri sono quelli che ancora respirano, alcolizzati, pedofili, stupidi violenti, mentre Eli, mostro in quanto vampiro, in quanto "succhiasangue" non lo è per volontà o stupidità ma per bisogno.

Un bel romanzo, da leggere senza pregiudizi o false aspettative.

Il giudizio complessivo:

11 aprile 2013

La biblioteca in casa... #2

Fresche di giornata le novità (?) prese in prestito dalla biblioteca cittadina.Che uno dice: a che serve una biblioteca? Semplice: a prendere in prestito quei libri che non si ha i soldi (o la sicurezza) di acquistare; trovare i fuori catalogo, quelle rarità che mai riusciresti a sfogliare se non per casi fortuiti (tipo colpi di fortuna su comprovendolibri o negli scatoloni "tutto a un euro" delle bancarelle ai mercatini dell'antiquariato).
Due libri consegnati in cambio di due nuovi prestiti.

Accabadora di Michela Murgia. Romanzo che leggerò con tre anni di ritardo rispetto al resto della nazione ma chissene. Posso dire, per il momento, che sono rimasta sorpresa (in negativo) dallo "spessore" del volume. Chissà perché me lo immaginavo un romanzo bello pienotto, invece mi dà l'impressione di un lungo racconto. Chi leggerà, vedrà. 


 «Acabar», in spagnolo, significa finire. E in sardo «accabadora» è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un'assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. È lei l'ultima madre.
Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte.
D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada».
Gioventù Cannibale. La prima antologia italiana dell'orrore estremo di AA.VV. che per me è una rilettura, dato che avevo preso in prestito la raccolta nel lontano(issimo :,() 1997. Un sacco di autori per un sacco di racconti che superano il pulp e narrano il meglio del peggio, che sono racconti dell'orrore quotidiano e non dell'horror alla King. Racconti nerissimi e sporchi, che nei miei ricordi di adolescente mi turbarono e piacquero molto. Chissà a rileggerli che effetto mi faranno?



Una covata di narratori giovani e giovanissimi getta scompiglio nei vicoli della cittadella letteraria, negli schermi video e nei talk shows, tra le anime morte del perbenismo. Sfuggono a qualunque tentativo di incasellarli. Sanno farsi leggere, sono pieni di idee, qualcuno dice che sono 'pulp', qualcuno li definisce 'splatter' (dal cinema degli schizzi di sangue), forse adorano Stephen King e Quentin Tarantino, o forse no. Scrivono senza complessi di colpa verso cinema, tv e i nuovi media, perché li conoscono molto bene e di essi, come di molte altre cose, la loro scrittura si nutre in modo naturale. Da molto tempo non si era vista una cosí feroce e allegra brigata. Vale la pena leggerli. Vi accorgerete che fanno molto, molto sul serio. E che obiettivo finale, neanche tanto mascherato, di tanto fragoroso divertimento è inventare linguaggi e stili finalmente 'all'altezza' del Grande Nemico: la violenza e il male crescenti che, nell'indifferenza e nel chiacchiericcio generale, schiacciano i deboli, le vittime e annegano ogni possibilità comune di salvezza. 

10 aprile 2013

I ragazzi del massacro. Giorgio Scerbanenco. LaRecensione

L'ultima volta dicevamo del freddo di qua e del camino acceso ad Aprile di là. Finché non arriva il sole a tradimento, e una certa aria di primavera che sembrava dovessimo dimenticare. Io, che sono diffidente per natura, mi fido poco di questo timido affacciarsi della primavera, anche se voglio crederci fortissimamente. 
C'entra qualcosa con la recensione di oggi, questa premessa?
No. Visto che la storia raccontata in I ragazzi del massacro si svolge in autunno, ma in qualche modo dovevo pure iniziarla questa benedetta recensione. 

Titolo: I ragazzi del massacro
Autore: Giorgio Scerbanenco
Editore: Garzanti
Collana: Elefanti
Anno: 2012 (ottava ristampa)
Prima edizione: 1968
Formato: romanzo
Genere: giallo
Pagine: 231
Prezzo: 9,50€
ISBN 9788811669562
Come scrivevo in una precedente recensione una delle caratteristiche di Scerbanenco è la totale assenza, propria del suo stile, di imprecazioni e parole "cattive" nei suoi romanzi. Caratteristica che, considerato l'oggetto dell'indagine di questo romanzo, è qualcosa di stupefacente.
La trama in breve: Duca Lamberti, investigatore per la Questura di Milano ed ex-medico, radiato dall'albo per aver praticato un'eutanasia, viene incaricato di indagare sul brutale omicidio di Matilde Crescenzaghi, giovane insegnante presso la scuola serale "Andrea e Maria Fustagni", un luogo pericoloso, dove vengono raggruppati ragazzi che provengono da famiglie problematiche e/o dal riformatorio. La maestrina è stata violentata, massacrata di botte e lasciata in fin di vita nell'aula dove stava tenendo lezione. I suo abiti sparsi ovunque, disegno osceni sulla cattedra. Muore poche ore dopo il ritrovamento in ospedale. Gli undici ragazzi presenti nell'aula, una scala cronologica che passa dai tredici ai venti anni, interrogati separatamente, si difendono sostenendo di non aver partecipato all'omicidio, ma di aver visto gli altri aggredire l'insegnante. Per Duca Lamberti la difesa adottata dai ragazzi è troppo ben studiata e inizia a sospettare che dietro l'omicidio della maestrina si nasconda qualcos'altro.
Terzo dei quattro romanzi che narrano le avventure di Duca Lamberti, I ragazzi del massacro è un romanzo avvincente, con un protagonista così ben costruito, così vero, che è impossibile non innamorarsene. Duca Lamberti è un investigatore atipico, che grazie alla sua particolare storia passata, entra nell'indagine da una strada alternativa, conduce gli interrogatori con la durezza propria degli investigatori dei poliziotteschi anni settanta, batte piste inusuali e arriva alla verità con la precisione di un chirurgo. Duca è un uomo contraddittorio con i tratti tipici della mentalità anni sessanta (tra cui una leggera omofobia), un personaggio dall'animo nero e tormentato cui ci si affeziona per forza di cose, e si rimane affascinati dalla sua personalità.
Parlando del romanzo in sé, la trama è strutturata con efficacia, tutti i personaggi che agiscono nella storia sono funzionali ad essa e con una personalità coerente. Un cinque alto per Mascaranti, agente che affianca Duca nelle sue indagini, il secondo personaggio che ho amato di più in questo romanzo.
Riguardo alla straordinarietà del "linguaggio da educanda" di Scerbanenco, è necessario leggere tutto il romanzo fino ad arrivare alla descrizione delle fasi dell'omicidio della maestrina. Senza usare una sola volta una imprecazione, Scerbanenco riesce a trasmettere al lettore l'emozione negativa e sgradevole dello stupro di gruppo, come se stessimo effettivamente assistendo all'aggressione della maestrina, come se avvertissimo di fatto le urla, le risate e la puzza di anice stellato attorno a noi. Da quando ho occhi per leggere, credo che questa sia la scena meglio descritta di un omicidio violento. è una descrizione disturbante, un pugno alla bocca dello stomaco, eppure una meravigliosa prova di scrittura.
Scerbanenco è stato il principe del noir italiano. Una penna che avrebbe dovuto lasciarci molte più cose scritte.

Il giudizio complessivo è: 



Come per le altre avventure di Duca Lamberti, anche da I ragazzi del massacro è stato tratto un film che ho sulla lista delle cose da vedere/recensire.

8 aprile 2013

L'erba voglio... Wishlist #1

L'ErbA VoGlIo è la rubrica aggiornata quando capita che è piuttosto una lista dei libri che vorrei leggere.  E mi serve come promemoria quando capito in libreria o biblioteca ;)

Questa settimana, rapida inaugurazione con i desideri che ho sottomano. 

-E-book reader. Ne ho davvero bisogno? Quando ho partecipato all'edizione passata di IoScrittore il tablet mi è stato utile, però non mi ha fatto impazzire la lettura su tavoletta. Sono decisamente più un tipo da libro di carta. Ora che il marchingegno se l'è rubato preso mio fratello, pensavo di comprare, magari per il prossimo natale, un e-reader. Dici: e che ci fai lette le premesse? Ci leggo i libri non più in commercio, quelli che trovi (appunto) solo in formato e-qualcosa. E i fumetti. E i libri che non sono proprio sicurissima di volerci spendere 20€ e poi, magari, non mi dicono nulla...

-Occhi viola di Fabio Mundadori 
-Striges di Barbara Baraldi
-Il re dei topi di Cristiana Astori
-La nebbia di James Herbert

Se non dovessi dare da mangiare alla gatta aggiungerei qualcosa. Ma per oggi ci accontentiamo <3

7 aprile 2013

Lo scrittore - racconto della settimana

Qualche giorno fa su Facebook Stefano Di marino rifletteva sul senso della vita di uno scrittore.
Questo racconto nasce (in parte) da quella riflessione.

Lo scrittore
di Federica Leonardi

Riprese la penna in mano.
Dopo così tanto tempo, sentire le dita avvinghiate al tubo di metallo -freddo, quasi gelido e duro, e scomodo- lo fece sorridere, ma non se ne accorse.
Aprì il taccuino su una pagina qualsiasi e lanciò la penna nella danza sulle righe; mignolo,anulare e medio a scorrere sul foglio come ladri aggrappati a un cavallo, pollice e indice avviluppati scomodamente al metallo.
Scrivere, la meccanica della scrittura, era una tortura: la mano costretta in una posizione innaturale a compiere innumerevoli volte lo stesso percorso, da sinistra verso destra, la pelle che struscia sul foglio, senza potersi fermare.
Per lui poi, che non scriveva da anni, la tortura era maggiore. Lui che usava la penna solo per scrivere la lista della spesa, che alla scrittura aveva sacrificato tre romanzi e una vita, che alle spalle di quei tre romanzi che avevano acquistato lo status di best-seller si era aggrappato, ricevendone fama, per un po', e soldi, per molto meno.

-Allora è vero che gli scrittori, se non sono poveri, poco ci manca-, aveva detto, quella mattina, quella giornalista. Stava seduta, sulla poltroncina all'angolo del salotto, il registratore appoggiato sul tavolino.
Lui, che in cucina attendeva che il caffè fosse pronto, non le aveva risposto.
Il concetto di povertà era, per lui, relativo: aveva una casa, un conto in banca con qualche risparmio, una pensione minima. Aveva settantotto anni: non pensava sarebbe arrivato a superare gli ottanta.
Non era il denaro a preoccuparlo... no, non il denaro, ma la solitudine. Solitudine in cui si era avviluppato quarant'anni prima, ma che ora lo avviliva; lo aveva sempre avvilito, per la verità, ma da qualche anno con maggiore pressione e fastidio.
Aveva versato il caffè nelle tazzine bianche del servizio buono, servizio mai usato, e lo aveva appoggiato sul tavolinetto accanto al registratore della sua ospite.
La giornalista aveva bevuto d'un fiato il suo, amaro. Lui aveva tuffato il cucchiaino un paio di volte nella tazzina.
La giornalista aveva capelli scuri e mossi che le scendevano sulle spalle, dava l'impressione di non avere un buon rapporto con le spazzole, e una frangetta che le copriva buona metà degli occhiali.
Si era presentata a casa sua dopo un breve colloquio telefonico.
-Leopoldo Scaccia?- aveva chiesto, senza presentarsi.
-Si, lei chi...-
-Non mi conosce, lavoro per il quotidiano locale. Può ricevermi per una intervista?-
-Cosa? Chi le ha dato il mio numero?- poi, più conciliante, che la speranza di rompere la monotonia del suo auto-esilio lo aveva come illuminato.
-Quando vuole venire?-
-Tra mezz'ora sono da lei, se mi detta l'indirizzo.-

Adesso sedevano, l'uno di fronte all'altra, nel silenzio irreale di quel monolocale spoglio, che lacrimava muffa dagli angoli del soffitto.
-Non ha libri, immaginavo ne vivesse circondato.-
-No, la maggior parte li prendo in prestito dalla biblioteca. Quelli che acquisto poi li dono.-
-Avevo una immagine un po' stereotipata dello scrittore in pensione.-
Lui aveva annuito, posando la tazzina sul piattino smaltato e si accorse solo allora di una piccola crepa che lo attraversava e della sbeccatura sul bordo della tazzina, fatte chissà come: forse non era davvero la prima volta che usava quel set.
-Perché non scrive più? Ce ne sono tanti, al giorno d'oggi, che la imitano. E che hanno successo, anche se effimero. Perché scrivono di niente, perché non hanno o non sanno dire nulla.-
-Nessuno vuole leggere cose che abbiano un significato... o forse, forse sono io che non sono più capace di farlo. Intendo dire scrivere cose che abbiano un significato. E scrivere per il puro piacere di farlo...-
-...è come masturbarsi: un'orgasmo piacevole, ma triste.- concluse lei.
Restarono in silenzio qualche altro minuto, poi la giornalista prese il suo registratore e lo rimise in borsa. Si alzò imitata da lui.
-Non aveva intenzione di scrivere un articolo su di me, vero?-
-Si, ma non lo pubblicherebbero. Però volevo conoscerla: lei era uno dei miei miti.-
-Può tornare a trovarmi, se vuole.-
-Lo farò, se lei troverà qualcosa su cui scrivere. Verrò a trovarla se potrò leggerla di nuovo.-

La penna gli torturava la mano, le dita tremavano, ma il foglio si riempiva di parole scure, di svolazzi d'inchiostro, di frasi.
E lo scrittore sorrideva.
Sorrideva del dolore e del piacere dello scrivere.
Scrivere per qualcuno che avesse voglia di leggerlo.

4 aprile 2013

Il taccuino di Hector Belascoaran. Paco Ignacio Taibo II. LaRecensione

Mentre in casa si continua a dar fuoco alla legna (il camino acceso ai primi di Aprile credo sia un record), sul comodino languono romanzi già finiti che aspettano la dovuta recensione.
E' il caso di Il taccuino di Hector Belascoaran, che non è proprio un romanzo ma una raccolta di tre romanzi brevi che hanno per protagonista Hector Belascoaran Shayne, detective messicano indipendente, che parte come ingegnere e finisce a dividere uno studio investigativo nel DF (Città del Messico) con un tappezziere e un idraulico che occasionalmente lo aiutano nelle sue indagini. 

Titolo: Il taccuino di Héctor Belascoaran
Autore: Paco Ignacio Taibo II
Editore: Il Saggiatore
Genere: giallo messicano
Tipo: raccolta di romanzi
Pagine: 261
Prezzo: 10€
ISBN 9788856503302

Come dicevo, Il taccuino non è un romanzo ma una raccolta di tre differenti romanzi che hanno come protagonista l'investigatore orbo e claudicante creato da Taibo II. 
Il primo romanzo è Fantasmi d'amore (Amorosos fantasmas in lingua originale): la storia si sviluppa attorno a una doppia indagine, la ricerca dell'omicida di un luchador e la ricerca della verità sul suicidio di una ragazzina troppo idealista per poter vivere nel DF.
Il secondo romanzo, Sogni di frontiera (Sueños de frontera), vede Belascoaran impegnato a seguire dentro e fuori la frontiera con l'America una sua vecchia amica del liceo, attrice di telenovelas, per conto della figlia di lei.
Con l'ultimo, Svaniti nel nulla (Desvanecidos difuntos), Belascoaran riceve l'incarico di trovare un morto, un morto che cammina ma che non è uno zombie piuttosto la vittima di un omicidio che non c'è mai stato e per il quale è finito in carcere un insegnante membro del sindacato.

Se dovessi fare una graduatoria dei romanzi letti metterei sicuramente Sogni di frontiera sul gradino più basso del podio: è lento e vagamente inconcludente, e sebbene l'inconcludenza sia una delle caratteristiche che amo di più nella serie di Belascoaran Shayne, quella particolare storia è stata più scialba e piatta delle altre. 
Sia Fantasmi d'amore  che Svaniti nel nulla, invece, mi hanno lasciato un buon ricordo, oltre a farmi passare con piacevolezza un paio d'ore. Il primo è ricco di pessimismo filosofico, quello che porta Shayne a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto ma a considerarlo un "dato di fatto", una sorta di sfondo messicano impossibile da cancellare. Svaniti nel nulla termina, invece, con [SPOILER] una inaspettata vittoria (forse una delle prime vere vittorie di Belascoaran) [/SPOILER]

Paco Ignacio Taibo II è uno degli scrittori che apprezzo di più, anche se in realtà credo che sia l'essere scrittore e messicano a dargli quello stile che te lo rende subito amico e che ti fa rimpiangere sempre di essere arrivato alla parola fine di uno dei suoi romanzi. L'ironia, lo humor nero, il pessimismo filosofico sempre declinato in chiave ironica sono gli elementi portanti dei romanzi di Taibo II e, in particolare, degli scritti che hanno come protagonista il suo detective.

Ricordandovi che questi romanzi sono "gialli", ma in senso molto libero, perché servono principalmente a Taibo II per denunciare, descrivere e irridere la corruzione, la povertà, quel particolare legame tra narcotrafficanti e polizia e potere che atterra il Messico e lo inchioda alla frontiera, vi invito a leggerne anche solo uno: non ve ne pentirete (...almeno spero ;))

Il giudizio complessivo è...




2 aprile 2013

Criminologia portami via parte 2... Dizionario dei serial killer



Mentre tiravo fuori dalla libreria questo Dizionario dei serial killer sono scivolati fuori alcuni fogli spiegazzati e stampati, dentro gli indirizzi delle prigioni di stato che ospitano alcuni dei peggiori criminali americani. 
La mia adolescenza ha profondi buchi neri che un giorno dovrò esplorare -_-"

1 aprile 2013

La Biblioteca in casa - Nuovi arrivi


Inauguriamo oggi questa rubrica a cadenza... boh, diciamo occasionale, che serve a me per ricordarvi che senza le biblioteche comunali non andiamo da nessuna parte e anche per parlarvi dei libri presi in prestito dai miei frequenti raid bibliotecari.

Al momento ho sul comodino tre romanzi: Lasciami entrare di Lindqvist (in letttura) , La verità dell'alligatore di Carlotto e  Il senso della frase  di Pinketts.

Volete saperne di più?
Eccovi le quarte di copertina ;)

Lasciami entrare - John Ajvide Linqvist


A Blackeberg, quartiere degradato alla periferia ovest di Stoccolma, il ritrovamento del cadavere completamente dissanguato di un ragazzo segna l'inizio di una lunga scia di morte. Sembrerebbe trattarsi di omicidi rituali, ma anche c'è anche chi pensa all'opera di un serial killer. Mentre nel quartiere si diffonde la paura, il dodicenne Oskar, affascinato dalle imprese dell'assassino, gioisce segretamente sperando che sia finalmente giunta l'ora della rivalsa nei confronti dei bulletti che ogni giorno lo tormentano a scuola. Ma non è l'unica novità nella sua vita, perché Oskar ha finalmente un'amica, una coetanea che si è appena trasferita nel quartiere. Presto i due ragazzini diventano più che semplici amici. Ma c'è qualcosa di strano in Eli, dal viso smunto, i capelli scuri e i grandi occhi. Emana uno strano odore, non ha mai freddo, se salta sembra volare e, soprattutto, esce di casa soltanto la notte... "Lasciami entrare" è una storia d'amore, vendetta e vampiri, un racconto sul dolore dell'infanzia e la forza dell'amicizia, dove sangue e orrore devono piegarsi alla potenza dell'amore e alla voglia di vivere.

La verità dell'alligatore - Massimo Carlotto


L'alligatore è un uomo ossessionato dal desiderio di verità e di giustizia. Ex cantante di Blues, ingiustamente condannato a sette anni di carcere, gli è rimasta addosso la fragilità degli ex detenuti. I suoi metodi e le sue alleanze poco ortodosse ne fanno un detective sui generis, senza fiducia nella polizia e nella magistratura. Il suo solo compagno di indagini è il vecchio Rossini, un malavitoso vecchio stile con un suo codice di comportamento e una sua morale. I due intuiscono presto che gli omicidi di due donne, imputati a un povero tossico, sono in realtà maturati nei corrotti ambienti di una certa borghesia di provincia...


Il senso della frase -.Andrea G. Pinketts



Nel romanzo il protagonista si occupa esclusivamente delle sue ossessioni,delle fobie degli amici/alter ego che gli fanno da coro tragico (o comico).Nell'occasione il problema è quello di ritrovare una donna scomparsa. Il giovane si mette sulle sue tracce, spostandosi a caso in una Milano labirintica in cui si riflettono i miti e gli incubi degli anni ottanta. Lazzaro continua a imbattersi in se stesso e nei suoi fantasmi: perditempo assortiti, consulenti psichiatriche, ninfomani, bugiarde patologiche, squadre di assassini su pattini a rotelle, babbi natali omicidi, specchi deformanti di un'unica realtà: la sua.




E voi? Da quanto tempo non mettete piede in una biblioteca?



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