22 giugno 2017

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ZAPPA & SPADA
Novità in casa Acheron e un concorso per voi

Immagino non ci speravate già più. 
Invece, dopo molto tribolare, la nuova grafica è pronta (quasi). Ho deciso di sostituire quella molto graziosa di Daydream design, con qualcosa che rispecchiasse davvero il tema del blog. Ché, lo sappiamo tutti, senza tema le storie funzionano solo a metà. 
Fatemi comunque sapere se il blog si visualizza correttamente o se riscontrate problemi, così che possa dare fuoco al pc ❤  

Finita la premessa, veniamo a noi.


Parliamo di fantastico italiano di un certo genere. Il (sotto)genere in questione è lo spaghetti fantasy, termine coniato da Davide Mana, Mauro Longo e Samuel Marolla e che, se avete qualche dimestichezza con lo spaghetti western dovrebbe, in un certo modo, suonarvi familiare.

27 maggio 2017

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NON ENTRATE IN QUELLA CASA - Breve tour delle case maledette in letteratura



Prima ancora della scoperta del fuoco, dell'invenzione della ruota e degli Dei, l'uomo ha cercato un luogo dove nascondersi, stare al riparo e riscaldarsi.

Dalle grotte alle palafitte, dalle capanne di paglia ai castelli, nel momento esatto in cui siamo scesi dagli alberi, e abbiamo visto che nella savana correvano bestie con troppe zanne e molta fame, ci siamo circondati di pareti, muri e reti che facessero da divisore tra noi e l'esterno. Un esterno che, soprattutto di notte, è da sempre carico di scricchiolii sinistri, sussurri e rumori striscianti.

“Casa” è quel guscio da testuggine che la natura si è dimenticata di darci, un gigantesco guscio di pietre e calcestruzzo con porte dai molti lucchetti posto come difesa tra noi e l'ignoto.

Al riparo tra le sue pareti, davanti al fuoco di un camino, ci sentiamo sicuri. Possiamo rilassarci, ritemprati dal calore della fiamma... Finché qualcosa, alle nostre spalle, non fa muovere una sedia o una tenda. Finché non sentiamo un ringhio sommesso provenire dall'angolo più buio della stanza.
Allora potremmo essere tentati di voltarci, con una torsione lenta per non cedere al panico, e potremmo scoprire che c'è qualcosa di molto grande e peloso e oscuro accucciato in quell'angolo; qualcosa di molto grande che sembra fissarci, con occhi che scintillano di rabbia e aspettativa, riverberando la fiamma che nel camino va, chissà perché, a poco a poco spegnendosi.

Se metterci in posizione eretta e scendere da un albero ci ha reso bersagli facili da predare, è anche vero che, da che abbiamo preso in mano una penna, la casa è diventata quel luogo in cui starsene contemporaneamente al riparo e in trappola.

I racconti dell'orrore migliori hanno sempre un edificio dal quale partire e nel quale ritornare, un porto-non-così-sicuro che è impossibile lasciare. Che crea su protagonisti e lettore una fascinazione occulta, una irresistibile attrazione.

Nel caso stiate pensando di cambiare dimora, lasciate pure che vi mostri le offerte più allettanti sul mercato letterario. Case che vi si offrono a un prezzo stracciato, purché siate disposti ad accettare qualche piccolo, piccolissimo, “effetto collaterale”.

Benvenuti nel (primo di N) tour delle case maledette in letteratura. Pulitevi le scarpe sullo zerbino, prima di entrare.

17 maggio 2017

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FIGLI RANDAGI - JOYCE CAROL OATES

"Dove stai andando, dove sei stata?"

Premessa.
Nelle ultime settimane il nome di Joyce Carol Oates si ripeteva con una certa frequenza sulla mia timeline di Facebook. Quando poi, qualche settimana fa, la Oates è risultata tra i vincitori del Bram Stoker Award 2016, mi sono detta che forse era arrivato il momento di ampliare le mie conoscenze letterarie.

Così sono andata in biblioteca, alla ricerca di un titolo che mi potesse dire, in poche pagine, il più possibile sull'autrice.

Avrei potuto prendere Acqua nera, che era disponibile e che risulta anche essere l'opera della Oates più suggerita nei gruppi di lettura che seguo.

Avrei potuto farlo ma, se si tratta di dover scegliere, sono quel tipo di lettore per il quale il racconto la spunterà sempre sul romanzo.

Inoltre, proprio perché volevo farmi un'idea generale dell'autrice, avevo il sospetto che Acqua nera mi avrebbe dato una visione limitata della sua narrativa.

Così mi sono decisa a portare a casa questa minuscola antologia di Joyce Carol Oates, edita da e/o, dal titolo Figli randagi.

Fine della premessa.

Cosa abbiamo in Figli randagi?

Sei racconti che parlano di adolescenza, di rapporti tra giovani e adulti, di scontri tra generazioni, di incomprensioni, di matrimoni esangui e sciupati, di bambini stuprati da un amore che diventa bisogno, possesso e odio al tempo stesso.
Micro-universi umani che la Oates fa schiudere sulle pagine con una prosa limpida e destabilizzante

3 maggio 2017

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LA COLLINA DEI CONIGLI - Richard Adams


Questo è uno di quei romanzi che, non fosse morto il suo autore, avrei probabilmente continuato a ignorare ancora a lungo.

Questo è uno di quei romanzi che “trascendono” il pubblico di riferimento. Narrativa per ragazzi, certo: è così che nasce ed è così che viene venduta la storia di Moscardo e compagnia, ma fossi in voi non mi fermerei alle necessità di catalogazione.

Questo è uno di quei romanzi che, una volta letti, si fermano nel cuore e nella testa di chi legge. Non se ne scappa. Per quanto vogliate togliervi di dosso la pelliccia, ne resterà un pezzetto incollato da qualche parte. E Watership Down sarà per sempre la vostra casa.
"Tutto il mondo sarà vostro nemico. E chi t'acchiapperà, t'ammazzerà, Principe dai Mille Nemici. Però prima dovranno pigliarti." [La collina dei conigli, Richard Adams, trad. Pier Francesco Paolini, Bur, 2015, pag. 34]
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26 aprile 2017

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L'OCCUPAZIONE – Alessandro Sesto


Prendete una sera qualsiasi. 
Siete sul divano, un occhio alla tv, uno al cellulare. Mentre vi guardate la replica di Cuochi infami, il programma è interrotto da una breaking news. Qualcuno, dice la giornalista che sembra tesa ma non troppo, ha occupato il vostro paese. Di più non si sa, per cui si dà spazio alla voce della gente, con interviste a persone che ne sanno meno dei reporter sparpagliati per la capitale.

Come da buona abitudine, ammutolite la tv e cercate su Google, Twitter e Facebook notizie più sicure. Non le trovate. O, meglio, ne trovate tante, tutte discordanti. Alcuni siti parlano dell'occupazione come di una bufala, altri sostengono che sia il vostro paese ad aver occupato un altro territorio. Su Facebook i vostri contatti si suddividono tra sostenitori dell'una o dell'altra tesi, che si ramificano e si danno battaglia a colpi di molotov virtuali. Gli account Twitter dei complottisti sono impegnati in elaborate dietrologie da 140 caratteri l'una. I fact checker si ritrovano i cervelli in crash.

In tutto questo, voi sbadigliate, pubblicate il video di un gattino che suona l'arpa, vi godete i like e le condivisioni, vi grattate una natica, scambiate qualche battuta sull'occupazione, cambiate canale finché non imbroccate una vecchia e disagiata rete che dell'occupazione sa niente e trasmette un western erotico. Vi appisolate certi che, comunque vada, questa cosa dell'occupazione non sia poi così importante per voi. “'Sticazzi” è l'ultimo commento coerente, prima che cominciate a russare.

Nella sua prima prova sulle lunghezze narrative, Alessandro Sesto mette in scena una distopia che tra psicologia, sociologia, filosofia e narratologia (e magari ho dimenticato qualcosa) analizza cosa succede alla storia e al raccontare in un mondo di verità liquide
Dove nulla di ciò che accade è certo. 

21 aprile 2017

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L'INCUBO DI HILL HOUSE – Shirley Jackson

A volte uno dice: il destino. Mentre scrivo questa recensione, infatti, Netflix annuncia di aver messo in cantiere la produzione di una serie, suddivisa in due stagioni, tratta proprio da The haunting of Hill House. A capo del progetto ci sarà Mike Flanagan, già regista e autore di Oculus, Il terrore del silenzio e Ouija.
E allora tocca proprio parlare di questo romanzo, il mio primo Shirley Jackson, terminato mentre mi riprendevo dalla pasquetta. 

Come Malpertuis, L'incubo di Hill House [tit. or. The Haunting of Hill House - 1959], tradotto in Italia anche con il titolo La casa degli invasati (per questo vezzo tutto nostro di dover dare trenta titoli diversi a un romanzo e incasinare i lettori con le edizioni), fa parte del mio personale tour delle case infestate.
Un tour che si sta dimostrando profittevole sotto molteplici aspetti, devo dire.