Della magia applicata alla psicoanalisi: I segreti di Taverner, dottore dell'occulto di Dion Fortune

E poi pensai alla natura solitaria e segreta di Taverner; nessuno lo conosceva veramente, nemmeno io che lavoravo con lui giorno e notte; e ricordai anche l'affinità che aveva con gli alienati e gli emarginati. Qualunque maschera scegliesse di indossare con gli altri uomini c'era qualche tratto della natura di Taverner che gli dava il diritto di oltrepassare la soglia ed entrare nella strana regione dell'esistenza dove dimoravano i pazzi e i geni; i primi nei tuguri, i secondi nei palazzi.
[da "Un figlio della notte" in I segreti di Taverner, dottore dell'occulto, Dion Fortune, trad. di T. Topini, Venexia, 2003, p. 277]


Ah, il fascino del lato oscuro. 
O quello del sentiero della mano sinistra, fate un po' voi.

Se, infatti, almeno una volta nella vita tutti noi abbiamo sentito parlare di Aleister Crowley, difficilmente si può dire lo stesso per Dion Fortune. Entrambi occultisti e scrittori, Crowley e la Fortune vissero più o meno nello stesso periodo, si associarono più o meno alle stesse società teosofiche, e morirono a un anno di distanza l'uno dall'altra. Ma mentre il primo ha continuato a sopravvivere nell'immaginario collettivo, alimentato dal suo essere il prototipo del moderno satanista; la seconda è declinata in un lento e silenzioso oblio.


Dion Fortune, il cui vero nome era Violet Mary Firth, nasce a Llandudno, Galles, nel 1890. Sin dall'adolescenza si scopre attratta dall'esoterismo e, grazie anche all'incoraggiamento materno, si avvicina alla magia cerimoniale, alle società teosofiche, alla psicologia freudiana e alla Golden Dawn.
Durante gli studi di psicologia fa la conoscenza dell'occultista e psicoterapeuta T.W.C. Moriarty che l'aiuta a superare un periodo di forte stress psicologico sfruttando al tempo stesso la sua doppia natura di medico e iniziato.
Alla morte di Moriarty, la Fortune dirige per alcuni anni la Christian Mystic Lodge. Nel 1922 si stacca dalla Golden Dawn – l'iniziazione era avvenuta nel 1919 – per divergenze sui rituali e fonda la Fraternity of the Inner Light, meno rigida dal punto di vista gerarchico e maggiormente focalizzata su un tipo di magia legata alla tradizione occidentale e al principio femminile. Muore a Londra nel 1946. La sua tomba si trova a Glastonbury, città dove la Fortune aveva individuato l'ingresso all'oltretomba celtico, nel cimitero contiguo alla chiesa di San Giorgio.

La breve premessa biografica, che potrebbe sembrare buttata lì a caso, è in realtà essenziale per inquadrare appieno I segreti di Taverner, dottore dell'occulto. Si tratta infatti di un'opera che, per essere apprezzata nella sua interezza, non può fare a meno di una conoscenza, almeno superficiale, della sua autrice, del suo vissuto e del suo credo.

Tanto per riassumere:
  1. Tutti i racconti presenti in I segreti di Taverner si basano su veri casi clinici curati dalla Fortune e da Moriarty. Lo si potrebbe quasi definire una versione per occultisti di L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello;
  2. Per la Fortune la magia non era un affare di hocus-pocus e abracadabra, ma un potere autentico che aveva un'influenza diretta sulla psiche delle persone e sulla realtà.

Siamo agli inizi del XIX secolo, è l'epoca d'oro degli spiritisti, delle società teosofiche e di personaggi come madame Blavatsky. Alla Golden Dawn si associano scrittori come Machen e Conan Doyle mentre in Irlanda la famiglia Goligher dà spettacolo con i suoi ectoplasmi.
La psicoanalisi è praticamente una neonata, e le teorie di Freud e Jung si mescolano alle scienze occulte come gli alchimisti mescolavano metalli per creare la pietra filosofale.

In questo clima di correnti magiche che permeano l'aria e di ectoplasmi che trasudano da ogni foro, mentre osserva un paziente alquanto bizzarro una giovane psicanalista si domanda: è possibile che la larva di un soldato tedesco, morto sul fronte occidentale, si sia legata a quella di un soldato nemico trasformandolo in un vampiro per poter sopravvivere?
Chiamato il suo vecchio mentore, che per giunta è anche membro di una società dedita all'occulto, la giovane scopre che sì, il soldato è perseguitato da un'anima affamata di vitalità, e come tale va esorcizzato.
È questo il cuore della vicenda raccontata in “Brama sanguinaria”, storia che apre l'antologia e che presenta, sotto forma di opera narrativa, il primo caso che la Fortune e Moriarty si trovarono a trattare in veste di medico e assistente. "Brama sanguinaria" è anche tra i racconti migliori ospitati in I segreti di Taverner.

I racconti contenuti in questo volume sono interpretabili in due modi diversi, che dipendono dal gusto personale del lettore e dalle sue conoscenze dell'argomento. Possono essere considerati semplice narrativa […] oppure possono essere presi per quello che sono: studi reali di aspetti poco conosciuti della psicologia, raccontati come narrativa, perché se io avessi provato a pubblicarli come serio contributo alla scienza non avrebbero avuto alcuna possibilità di essere divulgati.
[Introduzione a op. cit., p. 5]

Ora, che quello che andremo a leggere è fiction solo per quieto vivere la Fortune ce lo dice chiaro e tondo sin dalla Prefazione. E da quel preciso istante è impossibile per noi lettori prendere i racconti come fossero semplici opere di fantasia. O, meglio, voi potete anche farlo, ma il rischio di un'operazione del genere è quello di svilire il racconto, spezzandone la forza intrinseca.


Del resto, questo gioco di ombre cinesi tra opera di pura narrativa e trattato magico è un artificio che la Fortune ripeterà più volte nel corso della sua carriera da scrittrice. Da Il Dio dal piede caprino a La Sacerdotessa del mare la Fortune se ne sta sempre lì, nascosta tra le righe, a ricordandoci come, sotto la pelle di carta dei suoi romanzi, brulichino i vermetti della pratica magica e dei rituali occulti.

Se comunque volessi fare uno sforzo, e valutare l'opera in sé e per sé senza riferimenti alla biografia del personaggio e del suo coprotagonista, potrei dirvi che I segreti di Taverner si inserisce sulla scia dei racconti che hanno per protagonisti i detective dell'occulto come il più che celebre John Silence di Algernon Blackwood - anche lui, guarda caso membro della Golden Dawn -  ma senza l'efficacia stilistica di quest'ultimo.

Nonostante la Fortune sia innegabilmente una buona scrittrice, dotata di un umorismo sottile e a tratti cinico e al tempo stesso capace di creare atmosfere suggestive e terrificanti, è nei racconti finali, che tendono a prediligere la parte mistica-esoterica, che la prosa si fa fiacca e il racconto avanza, sì, ma al passo lento di un pachiderma ingravidato.

Su Taverner diremo impropriamente che è un onironauta, cioè un uomo in grado di attraversare gli stadi di incoscienza sfruttando il suo doppio astrale. Il viaggio astrale consente a Taverner di interrogare le vite precedenti dei suoi pazienti, sedimentate nel fondo della coscienza, per liberarli dalle loro ossessioni e dai loro traumi. Né mancano le battaglie psichiche compiute contro i membri dell'ordine della mano sinistra, latori di una magia negativa e perniciosa. Così come le iniziazioni a saperi più antichi e il riemergere di entità sepolte dal tempo che si scatenano in baccanali notturni per festeggiare satiri e ninfe rinate sotto forma di umani.

Taverner è senza dubbio un personaggio elegante, dal raffinato umorismo ma a tratti anche inutilmente borioso. Ad ogni modo, la coppia Taverner-Rhodes ricorda da vicino altri duetti celebri dove a un compassato professionista fa da sparring partner un giovane, inesperto assistente animato da un sano scetticismo.

Ma, e so di ripetermi, dal mio punto di vista il valore letterario di I segreti di Taverner è poca cosa se epurato della sua parte biografica. Come racconti di pura narrativa si tratta di opere a tratti ripetitive,  permeate da un eccesso di romanticismo, e solo una manciata di questi riescono a elevarsi a qualcosa di più che una semplice storiella per passare il tempo.
È solo leggendoli per ciò che in effetti sono: autentici resoconti di casi clinici trattati secondo i - certo discutibilissimi – metodi del duo, che questi racconti hanno ragione di essere letti.

In sostanza, se siete cinici per costituzione, non è decisamente il libro che fa per voi.
Se, al contrario, ogni tanto vi siete fermati al reparto “esoterismo” della libreria sfogliando libretti e manuali; se i nomi che ho citato a inizio del post vi sono familiari senza dover fare una ricerca veloce su Wikipedia; se da ragazzini facevate merenda in compagnia di Dylan Dog e Martin Mystere,  allora forse I segreti di Taverner, dottore dell'occulto potrà fornirvi un paio d'ore di divertente esplorazione tra i misteri dell'invisibile e i poteri del subconscio.

È difficile che mi spaventi delle cose che vedo, ma quelle che trapassano da un'altra esistenza e che sono solo vagamente percepibili, mi riempiono di orrore. [da “Una dimensione condivisa” in op. cit. p. 187]

4 commenti

  1. Se non ricordo male dovrei aver letto un paio dei racconti del Tavernier anni fa pubblicati all'interno di una antologia sugli investigatori dell'occulto. Niente di indimenticabile ma carini.

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    1. Eh, sì. La forza (e il fascino) di questi racconti sta tutta nelle storie dietro le storie. Altrimenti risultano un po' ripetitivi e, come detto, eccessivamente romantici.

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  2. Sono un "dylandogghiano", inoltre mi calo nei racconti che leggo con tutte le scarpe lasciandomi andare facilmente alla sospensione della realtà. Quindi penso di non avere difficoltà e leggere questi racconti dal punto di vista esoterico, però ammetto che non conoscevo l'autrice né la sua biografia. Grazie per la segnalazione

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    1. De nada. Dylandogghiana anch'io, non potevo esimermi dal parlare della signora. Se non altro perché sembra che l'unico occultista con il pallino per la scrittura in circolazione fosse Crowley. ;)

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