Come in un film di Tod Browning - CARNIVAL LOVE recensione al romanzo di Katherine DUNN

Le persone si confidano facilmente con me. Pensano che una nana albina e con la gobba non abbia niente da nascondere. Il peggio che ho da offrire è già sotto gli occhi di tutti. […] dal momento che credono che la mia più grande confessione sia ciò che vedono, tentano di mettermi a mio agio e di spiegarmi che siamo tutti uguali esibendo le loro deformità meno evidenti. [Katherine Dunn, Carnival Love, trad. di M. Curtoni e M. Parolini, Elliot edizioni, 2008, p. 245]
Geek Love Katherine Dunn

ipnotico. [da Garzanti linguistica] n. m. che esercita una suggestione irresistibile: fascino ipnotico

Katherine Dunn. Un nome che forse vi dirà poco e niente e forse farà suonare qualche campanella tra gli appassionati di pugilato. Era considerata tra le migliori croniste di questo sport. Quasi un'esteta della boxe. Lo sport nel quale l'uomo manifesta la sua animalità, pur seppellendola sotto le bende e i guantoni.

Katherine Dunn è morta di cancro ai polmoni nel 2016.
Grandi occhiali da sole e una bibliografia minuta come il suo fisico, la Dunn ha scritto poco (tre romanzi, un saggio sul torpiloquio, un commentario a foto in bianco e nero tratte dalle scene di crimini violenti nell'America degli anni ruggenti). Di questo poco, Carnival Love (titolo originario Geek Love) rappresenta l'apice della sua attività di Narratore. Un rubino di 535 pagine nella versione italiana, che imprigiona il lettore come accadeva a quei demoni di certi film che vedevo da ragazzina, durante le calde estati degli anni '90.

Un romanzo monolitico, non soltanto per la mole, ma per l'eterogeneità delle storie che racconta, dei personaggi che fa ballare sul palco, sotto i tendoni gonfiati dal vento del suo circo itinerante, dei temi che tocca.

La Dunn scrisse Carnival Love senza pensarci troppo, tra una bracciata in piscina e un lavoro occasionale. Non pensava neppure di presentarlo a un editore ma di stamparlo e regalarlo agli amici più intimi. Era troppo eccessivo, anche per un'epoca punk come gli anni '80.
Le cose, poi, sono andate in maniera diversa e il romanzo nato per non essere pubblicato è diventato un best-seller.

Geek Love Katherine Dunn


Carnival Love è un romanzo che parla di trasformazioni e cambiamenti, e forse è anche per questo che è stato elevato a manifesto di una generazione di adolescenti. Del resto, da sempre l'adolescenza è percepita come un'età mostruosa. L'età delle metamorfosi indesiderate e inevitabili.
E poi c'è l'amore, naturalmente. Amore filiale, amore fraterno, amore materno, amore tra consanguinei, amore tra estranei. Un amore corrotto, deforme e puro. 
Nella sua natura più sincera, in quella che il romanzo mette a nudo come fosse un Apollo armato di coltello da scuoio, l'amore è una creatura che consuma e divora.

Si affonda, leggendo Carnival love, una pagina alla volta. Tra aberrazioni e crudeltà, menzogne elevate a principi morali e atti che celano, dietro una patina di altruismo, un cuore gretto e meschino. Tra verità sadiche e occhi velati dal troppo amore. Tra droghe e amputazioni.
Questo non è un romanzo: è la trappola di una formicaleone. Una trappola meravigliosa, seducente, ipnotica.

Protagonista e voce narrante della storia, che si sviluppa su due diversi piani temporali, è Olympia Binewski. Olympia, nana albina e con la gobba, è l'ultima superstite di una famiglia di freak. Vive occupandosi di nascosto di sua madre, ormai completamente devastata dalle droghe, e di sua figlia Miranda, che non sa che la nana che abita nel suo palazzo è sua madre.

Miranda è il miracolo di Olympia. Il sogno incarnato di Calibano.

Nata da un incesto, è una creatura stupenda che studia arte per diventare illustratrice di manuali anatomici. Di tanto in tanto si esibisce in uno strip club dove ogni ballerina ha una particolarità “mostruosa”. La sua è una piccola coda arricciata, naturale prolungamento della spina dorsale. La coda di Miranda, la sua mancata accettazione, fa da molla al racconto.

Così Olympia rievoca il passato, mentre cerca di proteggere sua figlia e la sua coda dalle mire di una donna, Miss Lick, che ha come scopo quello di deturpare la Bellezza.
Non per sadismo, dice Miss Lick, ma per amore del genere femminile: sfregiare le donne che acconsentono a sottoporsi alle sue operazioni per liberarle dalla schiavitù maschile. Non più belle, non più desiderabili, spesso rese invalide a vita, queste vittime consenzienti ricevono un vitalizio e studiano, fanno carriera.
Ma quello che Olympia sospetta, e ciò che sospetta il lettore, è che dietro gli intenti di Miss Lick si celi una crudeltà mai sopita, il desiderio sadico di una ragazzina insoddisfatta del proprio aspetto che da piccola mutilava le sue bambole mentre sognava di fare lo stesso alle amichette più belle, più desiderate, più amate.

Olympia non ha bisogno degli interventi di Miss Lick. Lei è deforme per diritto di nascita. Una nascita progettata a tavolino dai suoi genitori. Usando droghe, medicinali e radiazioni i Binewski mettono al mondo i loro piccoli sogni. Un ragazzo focomelico, Arty, una coppia di gemelle siamesi, Electra e Iphigenia, Olympia e Chick, che nasconde la sua non-normalità nella mente.

Quello descritto in Carnival Love è il racconto complesso di una relazione familiare sui generis, che con il tempo si trasforma in un rapporto di dipendenza, di ossessione e di amore rabbioso.

Nel disprezzo sempre più manifesto dei normi, delle persone nate senza particolarità anatomiche, Arty fonda una religione. Un culto volto alla mutilazione, alla castrazione del corpo e della mente alla ricerca della “Pace Isolamento Purezza”. È la sua rivincita verso un mondo noioso, buffo e ridicolo fatto di braccia che si muovono e mani che afferrano. La rabbia di Calibano che finalmente trova il modo di vendicarsi di Prospero. Ma anche quella di Arty è un'illusione. Così, mentre crede di aver assunto il controllo, la famiglia si sgretola tra le sue mani a forma di pinna.

Il racconto in parallelo del passato e del presente è ciò che rende così intensa la lettura di Carnival Love. Più delle aberrazioni anatomiche compiute da Miss Lick in nome di un mostruoso ideale di liberazione sessuale. È la poesia di Olympia, che ricorda con amore ciò che è stato. I piccoli momenti di felicità. Le emozioni, i desideri, gli affanni e le gioie. Persino gli insulti, che aiutano a comporre e definire la vita del tendone e quella familiare.

C'è tutto un casellario di insulti e imprecazioni originali in Carnival Love. Uno tra gli elementi caratteristici di una prosa corposa, ricca di sfumature e figure retoriche sapientemente dosate. Di immagini che raccontano con rapide pennellate cieli che si tingono di verde, paesaggi infiniti, ampie distese di niente. Il viale punteggiato dalle ragazze dai capelli rossi. L'odore dei pop-corn e quello della segatura. La voce degli imbonitori, gli scoppi dei fucili a pompa del tiro a bersaglio, le grida eccitate che vengono dalle montagne russe.

La Dunn amava ripetere che la cosa che l'affascinava di più, del successo di Carnival Love, era il fatto che, durante gli incontri e le presentazioni, aveva l'impressione che ogni lettore avesse letto un romanzo diverso. Carnival Love è un romanzo mutaforma, nato dalla libertà e per la libertà di essere se stesso. Senza censure, senza pregiudizi.
Perciò, munitevi di pop corn e date un'occhiata a cosa c'è sotto il tendone.
Non ve ne pentirete.

Noi freak siamo come i gufi, la mitizzazione ha fatto di noi degli oggetti, degli animali impagliati e senza sangue. I normi sono convinti che viviamo in modo completamente diverso da loro. Ci considerano liberi dalle tentazioni e dalle meschinità. Persino il nostro odio sembra magnifico ai loro occhi miopi. E più deformi siamo, maggiore è la presunta santità che ci viene attribuita. [Katherine Dunn, Carnival Love, trad. di M. Curtoni e M. Parolini, Elliot edizioni, 2008, p. 183]

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