CHRISTMAS IN WEIRD. METTE PIOGGIA di Gianni TETTI

Quando sei giovane pensi al presente. Al dopo non ci pensi. Poi arriva il dopo. E tu non ci avevi pensato. Ti spaventi. E incominci a pensare al passato. Perché il presente fa schifo e il futuro fa paura.
[Mette pioggia di Gianni Tetti, Neo Edizioni, p.168, 2014]


Mette pioggia romanzo Neo edizioni

Il consiglio di quest'oggi è per un libro da leggere con l'ombrello a portata di mano.

Seconda parte della “Trilogia del vento”, Mette pioggia di Gianni Tetti si legge bene anche come romanzo a sé stante.
La storia funziona anche come mono blocco.
E, del resto, qui non parliamo di mattoncini Lego, che con uno il massimo che puoi farci è conficcartelo sotto un tallone.

In Mette pioggia di Tetti ci sono uomini e donne che fanno cose. Cose agghiaccianti. Ci sono cani che devono sorbirsi padroni idioti. C'è un morbo misterioso che nessuno sa che cosa combini alla gente. Si sa solo che la gente cambia. Un po' dentro, un po' fuori.

E nel frattempo non piove da mesi, c'è solo un vento caldo e maledetto a sferzarti la faccia e a spremerti di dosso quel poco di acqua che ancora ti tiene in vita.

C'è chi ha definito Mette pioggia "raccolta di racconti". Sarebbe più opportuno parlare di romanzo di racconti. Il risultato non cambia ma l'essenza è tutto. 
Soprattutto se consideriamo il fatto che questi singoli episodi non sono messi lì tanto per fare numero, ma per mostrare da diverse angolazioni cosa avviene in città durante la settimana che precede gli agognati temporali. Gli ultimi sette giorni che precedono l'apocalisse.

La città è Sassari, e se siete mai stati in Sardegna durante l'estate sapete cosa vuol dire siccità. La siccità quella vera, che fa seccare i fiumi e che la polvere ti si deposita addosso, sui vestiti, sulla faccia, nei polmoni.

I capitoli, gli episodi di questo romanzo apocalittico totalmente italiano, sono sette. Tanti quanti i giorni della settimana. Dal lunedì alla domenica. 
Sette corti, scritti con uno stile frammentario (ne abbiamo già parlato, è un tipo di scrittura che non mi fa impazzire, ma è un problema mio), con frasi spezzate che martellano ossessive e incitano chi legge ad andare avanti, a consumarsi fino alla fine, a rincorrere i personaggi uno per uno, finché manca il fiato.

Finché, con l'arrivo della pioggia, il paradossale, lo “strano”, sboccia. Anzi, squarcia la realtà trasformandola in qualcosa di diverso. Di completamente inumano. La rivelazione, scioccante, ha in sé qualcosa di poetico e magico nel silenzio che tutto a un tratto si respira. Nel ronzio dei televisori rimasti accesi che si mescola al fruscio degli alberi agitati dal vento.


Regalatelo al cugino esterofilo convinto, per liberarlo dal suo disdicevole pregiudizio su cosa possano o non possano fare gli scrittori italiani.

Nessun commento

I commenti sono sempre ben graditi. Se avete suggerimenti, opinioni o domande da farmi, scrivetemi! Cercherò di rispondervi nel più breve tempo possibile.