21 maggio 2018

SCOMPARSA - Tim Krabbé

Una volta, da piccola, aveva sognato di essere rinchiusa in un uovo d'oro che vagava per l'universo. Era completamente buio, non c'era neanche una stella e lei non poteva uscire dall'uovo, e non poteva nemmeno morire. [Scomparsa, Tim Krabbé, trad. di E. Svaluto-Moreolo, Anabasi, 1993, p. 18]

Nel 1988 George Sluizer dirige Spoorloos (The Vanishing per il mercato internazionale).

Film considerato tra i 50 migliori horror movie mai girati, Spoorloos è un mostro di celluloide che vi prende per il colletto della camicia e vi lancia senza rimorsi in un profondo baratro di angoscia.

Se avete visto il suo remake, sempre diretto da Sluizer e con la Bullock come protagonista, fatevi un favore e recuperate la pellicola dell'88. Non ve ne pentirete (ma magari per qualche notte farete fatica ad addormentarvi).

Ma partiamo dal principio.
In principio c'è un romanzo, Het gouden Ei (“L'uovo d'oro”), scritto da Tim Krabbé  e pubblicato in Olanda nel 1984.
Se il nome di Krabbé vi dice poco o niente non temete: quest'uomo è forse più noto come scacchista che come romanziere. Sta di fatto che, con questa agevole novella, Krabbé gioca una partita quasi perfetta mettendo in scacco il lettore in appena cinque mosse. Tante quanti sono i capitoli che compongono la storia.

Scomparsa Tim Krabbé recensione

Nel 1993, sulla scia del successo del film di Sluizer, il romanzo di Krabbé conosce un successo globale. A portarlo in Italia è la casa editrice Anabasi,  con il titolo "Scomparsa"

Ora, se state per approcciarvi a questo brevissimo romanzo, non fatelo pensando di leggere un'indagine investigativa sulla sparizione della protagonista.

Scomparsa è, in realtà, una storia sulla perdita e sulla mancanza. È un racconto sull'angoscia primaria dell'uomo di fronte al nulla che lo attende una volta varcata la soglia dell'esistenza.


Di cosa parla il romanzo.

Rex e Saskia sono una giovane coppia in viaggio nel sud della Francia. Sono gli anni Ottanta e l'aria è calda e la vita non è mai stata così dolce. Saskia convince Rex a fermarsi in una stazione di servizio per fare il pieno alla macchina, che ha l'indicatore del carburante rotto.
Mentre si riposano sulla collinetta che delimita un lato della stazione, Saskia si offre di andare a prendere un paio di bibite per il viaggio.
Quella è l'ultima occasione che Rex ha di vederla.
Da quel momento, Saskia scompare.

Perché leggerlo.

La prima volta che ho sentito parlare del film di Sluizer è stato in un volume di criminologia.
Una citazione per nulla casuale, visto che nel romanzo, e ancora più nella sua trasposizione cinematografica, viene presentato con rigore e straordinaria intuizione il prototipo per eccellenza dello psicopatico. Se volete farvi un'idea di come pensa un serial killer organizzato beh, questo è il genere di storia che può aiutarvi a chiarire un paio di punti.  

Ma il fulcro di Scomparsa è rappresentato dalla sparizione di Saskia, e dalle conseguenze che questa ha sulla vita del suo fidanzato.

Un'insieme di sfortunate coincidenze porta Saskia a sparire; la sua è una scomparsa improvvisa e inspiegata che, di fatto, la cancella dal mondo.
Intrappolato nella stazione di servizio, senza sapere cos'è accaduto o sta accadendo alla sua compagna, Rex è l'unico in quel piccolo mondo ad avere memoria di lei.
Rex diventa, in questo modo, non solo testimone della sua assenza ma anche della sua esistenza. E dal momento in cui Saskia smette di essere un individuo concreto per trasformarsi in un fantasma di ricordi, per lui sarà di vitale importanza sapere dove è finita perché in quel modo sarà in grado di dare un senso all'esistenza di entrambi. Perché, nonostante le apparenze, la scomparsa di Saskia ha reso anche Rex meno concreto e completo.
E solo ritrovandola potrà diventare, finalmente, un tutt'uno con lei.
Antagonista di Rex è Raymond Lemorne. Quest'uomo, noioso padre di famiglia e stimato e rispettato professore di chimica, è roso da una domanda: sarei in grado di uccidere?
Quello che parte come un quesito puramente filosofico germoglia e si trasforma, nel corso degli anni, nella possibilità di un atto concreto.
Dal momento in cui Lemorne distilla in laboratorio il cloroformio, sia lui che il lettore sa che porterà a termine il suo compito.

E il lettore capisce in fretta tante cose: che Lemorne è uno psicopatico e un manipolatore, del tutto privo di empatia nei confronti della vita umana. Un uomo che non uccide le figlie solo perché questo gli causerebbe dei problemi. Ma che potrebbe farlo. E questa possibilità, questa assoluta indifferenza verso chi gli sta intorno provoca nel lettore un profondo disagio in un crescendo che non termina con la fine del racconto ma prosegue a lungo una volta terminata la storia.

Purtroppo, va detto che Scomparsa ha un problema, anche piuttosto grosso, rappresentato da una certa dissociazione tra il personaggio di Rex come viene descritto nel capitolo due e quello che ci viene mostrato nel quarto e penultimo capitolo.

Se, nel secondo capitolo, Rex è un uomo tutto sommato equilibrato che, nonostante l'assurda scomparsa della compagna (avvenuta otto anni prima), sembra quasi essere venuto a patti con il suo destino nel quarto, che verosimilmente si svolge pochi mesi dopo, mostra una personalità del tutto differente e la scomparsa di Saskia lo assorbe così tanto da portarlo a spendere un discreto capitale per rintracciarla.

È evidente che manca un capitolo di raccordo che spieghi il crollo emotivo del protagonista (che nel capitolo due è addirittura in procinto di sposarsi), e questa assenza crea, inevitabilmente, un fastidioso rallentamento nella lettura.

La diacronia tra i due Rex costringe il lettore a creare da solo una continuità nel personaggio, che comunque risulterà sbilanciato e mal scritto.

È possibile che il secondo capitolo sia stato introdotto in fase di editing, per rendere più corposo quello che, di fatto, più che un romanzo è un racconto. Per questo il mio suggerimento è di saltare a piè pari il capitolo due e poi leggerlo, tanto per completezza, in un secondo momento.

Ma il romanzo (o novella che dir si voglia), nonostante qualche pecca, è sicuramente un buon racconto che indaga, senza eccessi, sul vuoto che circonda le essenze di ciascuno di noi quando perdiamo ciò che ci rende vivi.


Un nudo senso di vuoto gli si spiegò nello stomaco, come se si trovasse su un'altalena che scendeva e scendeva, senza fermarsi. C'era qualcosa che non andava, lo capiva dai colori allegri delle biciclette sopra il tetto, dai colori della giacca di Saskia. All'improvviso, si sentì completamente solo, come se fosse tutto finito. [Ibidem, p. 22]

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