14 maggio 2018

LE API DI VETRO - Ernst Jünger


...ebbi subito l'impressione di una cosa imprevista e supremamente bizzarra, quasi l'impressione di un insetto piovuto dalla luna. Poteva aver lavorato a fabbricarlo un demiurgo, in regni remoti, il quale una volta avesse sentito parlare di api. [Le api di vetro, Ernst Jünger, trad. di Henry Furst, Guanda, 1993, p. 139]

Un uomo, residuo di un'epoca ormai sorpassata, si presenta da un suo vecchio commilitone per cercare lavoro. Gliene viene proposto uno, alle dipendenze dell'enigmatico Zapparoni.
Uomo di grande ingegno dalle origini italiane, Zapparoni ha costruito un impero della tecnica e dell'immaginazione e vive in un vecchio convento riadattato, in una tenuta del tutto autosufficiente, la quale è collegata alle sue industrie attraverso un treno sotterraneo.

È questo l'avvio di Le Api di vetro [tit. or. Gläserne Bienen], romanzo ambientato in una Germania distopica a metà strada tra la Repubblica di Weimar e quella nazionalsocialista, che ha come nucleo centrale l'insanabile frattura tra il passato e il presente, tra la nostalgia e il progresso, tra natura e artificio.



Le api di vetro recensione
Richard, protagonista e voce narrante, è un autentico uomo del passato del quale presenta tutte le stimmate: cresciuto in un ambiente rurale, fin da piccolo è abituato a un contatto viscerale e intimo con la natura; ultimo membro della cavalleria, ha assistito al passaggio dalle cariche a cavallo all'avvento dei panzer. Rimasto solo nella nostalgia del tempo che fu, Richard assiste impotente allo stravolgimento della società e al pervertimento della natura, via via piegata alle esigenze della produttività, dell'economia e del progresso.

Sua antitesi è Zapparoni, personaggio che ricorda molto da vicino il dott. Tyrell del primo Blade Runner: minuto, dai toni sommessi e gesti pacati, è un uomo dalla spiccata ed evidente intelligenza. Zapparoni non gestisce solo il più grande e unico complesso di fabbricazione degli automi ma anche, in parallelo, una casa di produzione cinematografica i cui film, per storie e interpreti (tutti automi), suscitano invariabilmente nel pubblico amore e stupore. Un entusiasmo dal quale Richard, per mentalità e habitus, è escluso.

Al contrario di Zapparoni, Richard è un uomo concreto e visceralmente ancorato al passato, per il quale ogni progresso non può che provocare una spoliazione tanto dell'uomo quanto della natura.



È in questo senso che le api di vetro citate nel titolo diventano emblema e simbolo del romanzo, nonché di questa frattura incolmabile tra natura e progresso: a differenza degli insetti naturali, le creature robotiche progettate e prodotte da Zapparoni non sono che delle macchine predatrici. Simili a vampiri, succhiano il nettare senza apportare alcun beneficio al ciclo naturale; incapaci di impollinare i fiori, permettendo un ricambio della vegetazione, le api di vetro sono destinate a distruggere la ragione stessa della loro esistenza. 

La loro presenza, nel giardino protetto dell'inventore, affama le vere api e impoverisce il giardino stesso, condannandolo a un futuro di desolazione e aridità. Un futuro che, in proporzione, è lo stesso al quale sembrano destinati gli uomini nel momento in cui la robotica prenderà il sopravvento.

Le api di vetro è un romanzo profondamente riflessivo che non entra mai nel vivo della narrazione e resta fermo nella lunga analisi del passato del narratore e del suo possibile futuro compiuta mentre questo, seduto nel gazebo, osserva le api in attesa del suo ospite.

Sicuramente interessante ma poco coinvolgente, soprattutto se la lettura è lusingata dal paragone con 1984 e Il mondo Nuovo. Fermo sulla soglia dell'inizio, Le api di vetro è un lungo prologo sulle possibilità dell'uomo proiettato nel futuro.

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