26 febbraio 2018

ALFRED KUBIN - L'ALTRA PARTE


- Lei non si trova da molto nel Regno del Sogno, non da molti anni, almeno? - cominciò a dire.
- Saranno due da poco!
A un mio cenno Anton, che era già nuovamente in forma, portò del cognac. Il caffè a poco a poco tornò quello di sempre. Il vecchio continuò:
- È difficile adattarsi quando si è conosciuto un mondo diverso. Noi tutti qui siamo dominati dall'incantesimo. Che lo vogliamo o no, su di noi si compie un destino necessario. Anzi, dobbiamo ancora essere contenti, potrebbe andare molto peggio. [Alfred Kubin, L'altra parte, trad. di Lia Secci, Adelphi, 2001, p. 108]
Kubin romanzo


Scritto nel 1908, da un autore allora poco più che ventenne, L'altra parte [Die andere Seite. Ein Phantastischer Roman] è la lunga narrazione di un sogno lucido, di un incubo nel quale il protagonista e la sua compagna si trovano intrappolati senza possibilità di fuga.


L'altra parte è una delle opere più significative, per quanto forse non troppo note, della narrativa fantastica moderna. Influenzato tanto dagli scritti di autori quali Poe o E. T. A. Hoffmann, quanto dalle opere di artisti del calibro di Redon, Klinger, Goya, Munch... Kubin traccia le basi per un tipo di weird surreale, onirico, nel quale la realtà non è che un'interpretazione, un incubo schizofrenico e assurdamente concreto.

La biografia di Kubin è abbastanza scarna. Poche note davvero rilevanti per un uomo che amava sì la vita mondana ma non disdegnava la tranquillità domestica e, alle luci della ribalta, preferiva un'esistenza quieta, quasi ascetica. Se la traduzione dei suoi romanzi sarebbe senza dubbio azione meritevole, ciò che di Kubin è attualmente fruibile e apprezzabile sono le sue opere visive. 


 

Dopo un'iniziale predilezione per le tempere, l'artista abbandona i colori per dedicarsi al solo uso dell'inchiostro e del chiaroscuro. Incisioni e furiose geometrie macchiate di china, ecco che le illustrazioni di Kubin acquistano forza e vita, trascinando lo spettatore in paesaggi d'incubo, in realtà terrorizzanti e davanti a forme umane slabbrate e slogate, scomposte, trafitte, tese allo stremo. 





Gli uomini appaiono come creature deformi, vittime di un destino al quale non possono sottrarsi. 





E l'incubo è sempre dietro l'angolo: emerge dalle acque del mare, languisce nell'ombra proiettata sul selciato da una casa distorta che si piega verso il passante e sembra quasi volerlo divorare.





L'illusione si palesa come elemento predominante dell'intera produzione kubiana, dove poetica e arte pittorica si mescolano in una simbiosi nella quale è difficile (e inopportuno) tentare di distinguere l'una dall'altra.


Originariamente pensate per illustrare Il Golem di Meyrink, fu lo stesso Kubin a chiedere che le illustrazioni già pronte venissero inserite nel suo romanzo, con la cui storia, è superfluo dirlo, si incastrano alla perfezione.





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