28 settembre 2016

GLI EREDI DELLA TERRA, Kate Wilhelm. Recensione

Premio Hugo nel 1977, Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm (titolo oiginale Where late the sweet birds sang) è un romanzo sull'uomo e sull'amore, sul desiderio di appartenenza e di libertà. 


Strutturato in tre parti, con una forma di narrazione che potremmo definire "circolare", il romanzo della Wilhelm prende l'avvio da una fine che sembra inevitabile: decimata da una pandemia, l'umanità superstite, composta da individui del tutto sterili, sembra destinata all'estinzione. L'ultimo avamposto dei pochi uomini ancora in vita, una fattoria, viene riconvertito in un complesso centro di ricerca nel quale viene messa a punto una tecnica velocizzata di clonazione grazie alla quale la specie umana può continuare a esistere. 
Celia e David fanno parte dell'ultimo nucleo di individui originali, vivono nella fattoria occupandosi dei primi cloni. Sono cugini e amanti, di un amore che parte da lontano, dall'infanzia, e che viene vissuto con strazio e rancore, perché vietato dalle convenzioni sociali. Su questo amore contrastato e impossibile, tragico e struggente ruota la prima parte del romanzo della Wilhelm, mentre sullo sfondo si assiste alla messa a punto di quella che diventerà, col tempo, una cittadella di copie infinite di uomini e donne.

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