27 maggio 2015

I vivi e i morti, una graphic novel dal racconto di Maurizio de Giovanni

Buon pomeriggio, cacciatori di libri!
Oggi vi parlerò di fumetti.

Ma prima vorrei ricordarvi che, se il blog langue causa tempo da dedicare neccessariamente alle necessità di Sammy, questo non vuol dire che la cacciatrice di libri sia scomparsa dai social. 

Accantonata, per il momento, l'idea di aprire l'ennesima pagina Facebook, ché tanto non avrei tempo di seguirla (semi cit. da rigo precedente), mi trovare attiva e vitale su Instagram (ora che ho scoperto come funziona, lo adoVo), twitter (e qui trovate principalmente i post su IG) AnobII e Goodreads.

Sto valutando, non so quanto seriamente per la verità, di aprire un canale su YouTube.
Considerata la mia cara timidezza/introversione, non posso dire se l'idea avrà un seguito o no. Io comunque ve la butto lì: magari riusciamo a fare un canale condiviso tra bookbloggers, chi lo sa ;)

Instagram resta, al momento, il mio social preferito. Ho scoperto che è la piattaforma perfetta (per me, s'intende) per parlare di libri e riesco a caricare una foto-post praticamente ogni giorno.
Manca, a mio parere, una maggiore interazione tra utenti (a fronte di un tot numero di like, ho ricevuto pochissimi commenti), ma ci si può lavorare su.
Quindi, se siete su IG, sarebbe bello parlare di libri anche lì :D

Ma veniamo a noi.
Come accennato nell'introduzione, il post di oggi è dedicato alla "nona arte".


Il fumetto di cui voglio parlarvi è una graphic novel pubblicata da Star Comics. Una piccola chicca, trovata per caso in edicola (la domenica è il mio edicola-party #sapevatelo) che ha per protagonista il commissario Luigi Ricciardi, personaggio di Maurizio de Giovanni che ritengo tra i più belli (e unici) nel panorama giallistico contemporaneo.

Alessandro di Virgilio ha riadattato, per tavole e china, il racconto "I vivi e i morti" di de Giovanni, strutturandolo in modo da trasformare la storia nell'antefatto del primo romanzo avente per protagonista Ricciardi, Il senso del dolore.
Per questo motivo, in I vivi e i morti troviamo alcune scene e riferimenti al romanzo appena citato e brandelli del passato di Ricciardi.



Vale la pena leggerlo?

Secondo me, sì. Non soltanto perché, se siete fan di de Giovanni e di Ricciardi in particolare, farvelo scappare potrebbe perseguitarvi a lungo, ma anche perché il fumetto in sé merita moltissimo. 
Le tavole di Emanuele Gizzi sono fantastiche. 


La pioggia che martella costantemente Napoli nel corso dell'indagine è qualcosa di tangibile, che quasi inzuppa il foglio. 

I tratti sono nervosi, crudi, impregnati di un realismo estremo.
E i primi piani di Ricciardi ti stregano, ti scavano dentro.


Se la storia già di per sé è resa molto bene, quindi, la parte grafica ti cattura dalla prima all'ultima tavola.
Insomma, se vi capita tra le mani, tenetevelo stretto.

Alla prossima!

22 maggio 2015

L'ATTESA - Pamela Gotti

TITOLO:L'ATTESA
AUTORE:Pamela Gotti
EDITORE:La Piccola Volante
ANNO: 2013
PAGINE: 182
PREZZO: 12,00 €
eBOOK: si

SINOSSI. Penelope aspetta ogni notte che Lui arrivi e la liberi dalla sua prigione. Dal Padiglione A della clinica in cui è relegata e da cui ogni notte sogna di fuggire. Nel frattempo, vive e racconta. Inventa delle storie avventurose, nostalgiche e vivide per Martina, la ragazzina che non vuole parlare. Oppure elabora ingegnosi piani di fuga con Eligio, il vecchietto del Padiglione C che ha girato il mondo per i suoi studi d'etologia. Delle volte si immerge a Valencia con Lola, la donna che ha perso il suo vero volto, nei ricordi del Passato Migliore ricco di passione e risate. L'attesa è un romanzo a cornice, in cui le storie dei personaggi e i racconti fantastici di Penelope convivono e si fondono in un'unica trama. Per dar vita a un ordito prezioso, microcosmo in cui si muovono tutte le vite che le pagine riescono, per un poco, a illuminare.


RECENSIONE.

Cominciamo subito col dire che, come la maggior parte dei libri LPV, anche L'attesa di Pamela Gotti nasce da un racconto. Se faccio questa premessa è perché ritengo che permetta di capire meglio lo spirito della storia. 
Una storia che, scritta per uno dei giochi di scrittura promossi mensilmente dalla casa editrice sarda, ha cambiato forma trasformandosi nel romanzo che ho qui, accanto alla tastiera.

Ma parlare di romanzo non è del tutto esatto. Ed è per questo che la premessa è importante. L'attesa, infatti, è un contenitore di storie
Un racconto a più voci, che da la voce a una serie di personaggi (ciascuno introdotto da un capitolo personale) i quali, per i motivi più diversi, si trovano ad un certo punto catapultati nei padiglioni sporchi di disinfettante di una clinica psichiatrica.

Avevo da tempo questo titolo in wishlist proprio per la particolare ambientazione scelta dall'autrice. Sentivo che era un romanzo che dovevo leggere. 

L'aspetto che più mi ha colpito di questo pluri-racconto è stata la familiarità con cui mi ha accolta a inizio lettura. 
È stato come far visita a una vecchia amica, sedersi su una di quelle sedie da struttura pubblica, legno compresso e laminato, e fermarsi ad ascoltarla parlare. "Ti ho portato un pacco di biscotti e un succo di frutta.Come ti trovi qui? A casa manchi molto."
Cose così. Cose che, forse ad averle già vissute, ti inchiodano alle pagine per una specie di deja-vu letterario.


Per questo L'attesa è una storia che fa piacere leggere. La prosa di Pamela Gotti è fluida e carezzevole. Sviluppa la trama cullandoti, pagina dopo pagina. Basta guardare la copertina per capire cosa voglio dire: è un flusso costante e morbido di parole.

Penelope è colei che attende, ogni sera, l'arrivo di Lui. Chi sia Lui lo scopriremo solo alla fine e magari questa scoperta rovinerà un po' le nostre aspettative. È un colpo di mannaia sulla nuca della storia. 

Comunque, Penelope è la protagonista della storia ed è lei che, ogni sera, racconta a una bambina ostinatamente muta una storia. Un modo per evadere dalla vita rattrappita nella Clinica. Un'evasione che riguarda entrambe.

A seguire troviamo Eligio, Olga, Lola, Ettore, Damiano... ciascuno con una storia da raccontare, una colpa da espiare, un luogo da raggiungere. E attese, che si sommano una dopo l'altra. Attese di qualcosa o di qualcuno

Tuttavia, c'è qualcosa che, di tanto in tanto, fa inciampare la storia. Alcuni racconti e scene sembrano un po' troppo forzate e personalmente ho trovato fastidiosi e a tratti superflui i periodi tra parentesi. 

Ma il finale della storia, dolce e doloroso e, per certi aspetti, onirico, da solo fa sorvolare sulle piccole lacune, e rende il romanzo meritevole di lettura.

Romanzo o pluriracconto che è anche uno spettacolo teatrale, se vi capita, andate a vederlo :)

19 maggio 2015

Niente fantasy per carità!

Prendo spunto per questo post veloce da una conversazione letta, qualche giorno fa, in un gruppo Facebook dedicato alla lettura.

Uno dei membri ha aperto un thread, chiedendo suggerimenti su un libro da regalare a un preadolescente. Era alla ricerca di storie che parlassero del passaggio tra l'infanzia e l'età adulta e io ero pronta a consigliarle Il mago di Ursula K. Le Guin quando mi accorgo del deciso bando a romanzi fantasy.


Poco male, mi dico. Le suggerisco qualcosa di più "reale" (nello specifico, Una casa per Jeffrey Magee di Jerry Spinelli) e stop. 

Senonché, mentre scorro la discussione, trovo altri utenti che stanno facendo incetta di titoli perché: "devo farli leggere a mio figlio che legge solo fantasy" e "questo è quello che dovrebbe leggere mio figlio non...".


Cioè, ma perché?
Che problema c'è se tuo figlio si ingozza di Maghi, Elfi, Vampiri, Grandi Antichi, Hobbit, Alieni e compagnia?
Se gli piace la letteratura fantasy, perché tu devi costringerlo a leggere altro?

Così mi è tornata in mente una scena intercettata tempo fa ad un mercatino: madre e figlio dodicenne davanti la bancarella del libro usato. Il ragazzino prende un libro di pirati e la madre glielo mette giù, dirottandolo su Cuore di De Amicis, perché "questo è un bel libro e anche una bella lezione di vita".
Cioè: ma anche 'sti cazzi, eh. 
Tralasciamo pure il fatto che io Cuore me lo ricordo come il libro più indigesto e stracciaballe che abbia mai letto fin'ora, ché non stiamo parlando di me, ma se tuo figlio ti dice che vuole leggere L'isola del tesoro accontentalo, no? Che ti costa? A te non piace? Pazienza. Mica devi leggerlo tu, no? 


Considerando poi che il fantasy è un genere che rappresenta la fetta più consistente di ciò che è letteratura (anche L'Orlando Furioso, per dire, è fantasy), perché ne fanno parte sia la fantascienza che l'horror, ecco che, atteggiandoci a "quelli che sanno cos'è meglio mettere in libreria", di fatto stiamo denigrando la passione per la lettura di nostro figlio. E magari pensiamo pure di fargli un favore. 
Invece credo sia proprio questo atteggiamento di presunta superiorità di un genere su un altro che, a lungo andare, allontana i ragazzi dalla lettura. 

Ribadisco quello che ho scritto qualche post fa: Leggere deve essere prima di tutto un piacere e se lo fate diventare un'imposizione, state dando fuoco a intere librerie. Siatene coscienti.

E 'sti ragazzi lasciateli liberi di leggere quel cavolo che gli pare. 


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