19 agosto 2013

Lolita. Vladimir Nabokov. LaRecensione

"Certe tecniche all'inizio di Lolita (il diario di Humbert, per esempio) hanno indotto alcuni dei miei primi lettori a credere che si trattasse di un libro licenzioso. Si aspettavano il crescendo di scene erotiche; quando queste si interruppero, loro interruppero la lettura, sentendosi annoiati e traditi".
V.Nabokov
12 novembre 1956

Titolo: Lolita
Autore: Nabokov Vladimir
Editore: Adelphi
Genere: romanzo
Anno: 2004 (prima ed. 1955)
Pagine: 395
Prezzo: 8,50€
ISBN: 884591254X


Lolita non è un romanzo erotico. Non è la storia della giovane ossessionata dal sesso che travia il patetico Humbert Humbert come alcuni, suggestionati dalla parodia della Littizzetto, suppongono.
Lolita è un romanzo con nessun intento, se non quello di raccontare una storia. La vicenda di copula e rapimento della figliastra dodicenne da parte del pervertito Humbert Humbert. Ma non è un romanzo erotico. E' un romanzo immorale nel senso che non si trascina dietro alcuna morale. E' un romanzo dove il bene, il male, le grandi distinzioni e le grandi cesure etiche non compaiono e, se lo fanno, non lo fanno da protagonisti, ma da semplice claque, adagiata sullo sfondo.
E' un romanzo satirico e furbo, un bellissimo, indimenticabile romanzo che racconta la storia di due personaggi e parecchi co-protagonisti senza altro obiettivo che quello di raccontare una storia.

Non è facile fare una recensione di questo romanzo. Comincerei col dire che sono riuscita a leggerlo adesso, dopo qualche anno di attesa, grazie al caso che me l'ha fatto trovare tra le mani. Ero in biblioteca, alla ricerca di un classico (da qualche settimana ho deciso di intervallare due letture "mainstream" con un classico della letteratura) quando ho trovato per puro caso, nello scaffale dedicato agli autori americani, Nabokov e il suo Lolita. Considerando che non ero mai riuscita a vedere il film di Kubrik fino in fondo, ho preso la copertina al balzo e me lo sono portato a casa.
L'altra difficoltà era rappresentata dal tema, e da come una certa comicità italiana aveva trasformato il personaggio di Dolores Haze. Temevo che avrei gettato il volume dalla finestra dopo poche pagine. Invece mi sono ritrovata rapita dallo stile e dalla trama del romanzo, tanto da finirlo in meno di una settimana. 
Certo, c'è stato qualche picco di noia. Provocato principalmente dall'uso abbondante del francese da parte del protagonista della storia (Humbert Humbert) e da alcune digressioni geografiche che, tuttavia, hanno una necessaria collocazione all'interno del romanzo.
La vicenda è narrata in prima persona da Humbert, professore europeo che è a tutti gli effetti un pedofilo, il quale, prima di parlare del suo rapporto con Lolita, ci introduce al suo passato e alle sue esperienze in europa prima di approdare nel nuovo continente e fare la conoscenza della vedova Haze e di sua figlia Lo.
Per il resto, non mi sembra il caso di scendere in particolari, fino a rovinare del tutto il gusto di scoprire la trama prima della lettura. Anche se si tratta di una trama che viene già subito svelata dall'introduzione di Nabokov, ma un lettore disattento può non farci caso.
Se dovessi fare una classifica delle cose chi più mi sono piaciute in questo romanzo, metterei al primo posto lo stile. Un tipo di scrittura che spazia dal pulp all'estetico, che gioca con le parole e le plasma a suo piacimento. Considerando che Nabokov scrive in inglese, che non è la sua lingua madre, si tratta di una prova tutt'altro che scontata ma dal risultato esteticamente bello e piacevole.

Voto 5/5

Note sull'autore: Vladimir Nabokov nasce a San Pietroburgo nel 1899 da una nobile famiglia russa. A seguito della rivoluzione d'ottobre la famiglia si trasferisce in Gran Bretagna. Nel 1922, dopo il completamento degli studi, Vladimir si trasferisce a Berlino e poi a Parigi. Pubblica i suoi primi romanzi in russo sotto lo pseudonimo di Sirin. Nel 1945, dopo aver trascorso cinque ani negli stati uniti, ottiene la cittadinanza americana. Insegna letteratura russa per undici anni nell'università di Ithaca. Dopo la pensione si trasferisce in Svizzera, alternando la sua attività di scrittore alla passione per l'entomologia. Muore a Montreux, Svizzera, nel 1977.
Sebbene sia stato uno scrittore prolifico, di romanzi, saggi e raccolte di racconti, Lolita è il suo romanzo più famoso.

12 agosto 2013

Controcorrente. Annamaria Fassio. LaRecensione

Ed è di nuovo lunedì.
Qualche giorno fa riflettevo sulla fatica di leggere per raccontare quello che si era letto. Che poi fatica non è il termine giusto. Direi, piuttosto, responsabilità. Perché so benissimo che i critici letterari non leggono come noi comuni mortali: loro usano l'occhio del professionista, noi il cuore dell'appassionato. E gli appassionati e innamorati sono ciechi per definizione (l'amore è cieco e quelle frasi fatte lì).
Perciò le recensioni dei blogger, per forza di cose (a meno che uno non lo faccia con aspirazioni professionali) sono dettate dal cuore, dall'onda emotiva... insomma, da tutto, fuorché dall'imparzialità.
Ma, per giungere al dunque, qual è lo scopo di questo pippone spiegazionale? 
Nessuno.
E via con la seconda Recensione post-nuziale come se nulla fosse accaduto!

Altro GialloMondadori, perché da quando ho avuto il piacere di conoscere Cristiana Astori ho scoperto che i GM non sono solo Christie e Doyle, ma anche valenti e volenterosi scrittori italiani e che l'estate è il periodo migliore per apprezzarne le qualità.


E che piacere è stato leggere questo GialloMondadori n.3087 e, così, scoprire la Fassio.
Controcorrente è un romanzo noir dalla trama complessa che intreccia le storie lontane di cacciatori d'orsi che si muovono nella foresta rossa di Chernobyl e quella di una ragazzina scomparsa nel nulla; i traffici di una coppia di mafiosi omosessuali e quella di una donna che uccide un uomo evirandolo. A cercare di capire cosa lega tra loro queste storie è il commissario Erica Franzoni.
Donna dal carattere impenetrabile, a tratti cinica, dura, testarda e scchietta, Erica Franzoni è un personaggio con il quale si fa subito amicizia. Così come si entra subito in empatia con le altre figure che si muovono sulla scena del romanzo. 
Della Fassio mi ha colpita molto lo stile così come la capacità di gestire così tanti personaggi senza perdere mai di vista la coerenza. E poiché le scene e i cambi d'ambientazione sono molteplici, questa sua abilità di gestione della tecnica narrativa è davvero ammirevole.
Nulla da eccepire per quanto riguarda la trama, che non presenta lacune (almeno io non le ho notate) e che fila via liscia come un grissino sul tonno. 
Ho apprezzato molto anche le modalità di sviluppo della trama, che non scade mai in facile buonismo ma presenta tutti i fatti in una luce cruda e crudele, come cruda e crudele è la realtà. E quindi anche le donne innamorate muoiono, e i buoni raramente vincono; la demenza senile può colpire anche il padre dell'agente migliore e le azioni di una madre possono avere effetti mortali sul figlio di un'altra. 
In un mondo in cui non c'è redenzione e il sangue versato da una figlia non paga il paradiso per la madre abbruttita dalla droga, il romanzo della Fassio è un concentrato letterario di realismo che si legge con passione e consapevolezza.
Se poi, come la sottoscritta, vi appassionano le storie di spionaggio e d'azione, questo libro vi piacerà ancora di più.

Qualche nota sull'autore:

Nata a Genova nel 1941, Annamaria Fassio svolge diversi lavori, tra cui quello di tecnica istologa presso l'Università. Nel 1999 vince il premio Tedeschi con il romanzo Tesi di Laurea (GialloMondadori n. 2654) dove presenta per la prima volta il suo personaggio di Erica Franzoni. Seguono altri romanzi sempre pubblicati nella collana Mondadori. Si è cimentata nella spy stories con il romanzo Santiago 544 (Segretissimo n. 1568).



Voto 5/5

6 agosto 2013

Buio come una cantina chiusa. Luceri Enrico. LaRecensione

Ci siamo un po' persi di vista, lo ammetto. 
Quasi due mesi di assenza da questa isola di cose lette viste o vissute. E forse riprendere ad Agosto, quando mancano una manciata di giorni al ferragosto, non è il massimo. Ma ci si prova. Perché sennò questo sarà l'ennesimo blog ucciso dalla mia sfacciata pigrizia. E la mia coscienza ha già annunciato che non lo sopporterebbe. 
Dunque.
Facciamo finta che non sia successo nulla e ripartiamo da qui e precisamente dal GialloMondadori n.3082 Buio come una cantina chiusa di Enrico Luceri.


Condensato in centoquarantasei pagine, questo di Luceri è un giallo "classico" che per trama, stile e ambientazioni ricorda molto i film gialli degli anni settanta (dei quali santa wikipedia vi offre una bella filmografia -> click). 
Alfredo Zardi, il protagonista della storia, è un ricco possidente che nasconde, dietro un carattere all'apparenza freddo e distaccato, il trauma di una infanzia vissuta nella paura di un padre che non l'ha mai amato. 
A un anno esatto dal suicidio di quest'ultimo, strani fatti iniziano ad accadere. Alfredo, che ha intenzione di restaurare la villa paterna, inizia ad essere perseguitato da qualcuno che sembra suo padre: entità paranormale, allucinazioni o davvero, come sostiene la polizia, Giacomo Zardi ha solo finto il suo suicidio per vendicarsi del figlio? 
In un crescendo di situazioni che mettono a repentaglio la vita e l'equilibrio mentale di Alfredo, l'intreccio si risolve con un duplice colpo di scena, tra desideri di vendetta e impulsi venali.

Dicevo, Buio come una cantina chiusa è un solido giallo ad enigma, con una trama ben calibrata e dotata di indizi che lavorano con la precisione di ingranaggi bene oliati sebbene in alcuni punti gli incastri sembrino scricchiolare un po'. 
Senza voler spoilerare troppo (lo spoiler in un giallo è una zozzeria da capestro) vorrei far notare come la giustificazione del delitto sul finire della storia ha, a mio parere, poca congruità o, se vogliamo, è meno giustificabile di quanto non voglia farlo apparire l'autore. Perché si possono sollevare un paio di obiezioni a quanto addotto dall'assassino come spiegazione e, in effetti, quell'omicidio appare più funzionale all'intreccio della storia (e quindi all'autore) che alle ragioni dell'omicida.
Ho detto troppo? Spero di no.
Tutto sommato, Buio come una cantina chiusa è un romanzo breve godibile, da leggere in un paio d'ore sotto l'ombrellone con i piedi a mollo nella sabbia. 

Bonus Track: in appendice a questo GialloMondadori n.3082 troverete l'elenco completo in ordine alfabetico degli autori pubblicati fin'ora nella collana.

Qualche nota sull'autore: 
immagine da
blog.librimondadori.it
Enrico Luceri sale alla ribalta del panorama giallistico italiano quando, nel 2008, vince il Premio Tedeschi con Il mio volto è uno specchio (pubblicato in Il GialloMondadori n. 2967), anche se nel frattempo aveva già accumulato riconoscimenti e premi letterari qua e là. Classe 1960, laurea in ingegneria e impiego in una società di impiantistica, è uno specialista (specializzando?) di letteratura e cinema gialli. Ha scritto e scrive romanzi, racconti e saggi. In rete lo trovate cercandolo con attenzione, ma se volete saperne qualcosa di più, potete consultare la sua bio su wikipedia (click qui)

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