19 maggio 2013

La febbre della domenica. Il racconto della settimana


La febbre della domenica
di Federica Leonardi


-Allora, dov’è che si va?
-Mah, pare da nessuna parte: dice che ha la febbre
-Febbre? Che roba è?
-Non lo so, tipo una cosa che stai male e non ti va nemmeno di toglierti il pigiama. Deve pure vomitare.
-Ma che schifo!
-Già.
-E non possiamo fare niente?
-Non credo. E poi si è già presa una medicina. Una pasticca che in acqua fa le bolle e poi scompare.
-E dove va a finire?
-Non lo so. Ma poi non ricompare più.
-Una pasticca magica, quindi. Ancora si cura con la magia?
-Così sembra.
-Io però mi annoio..
-Eh, pure io. Adesso si è pure messa a letto. Mi sa proprio che non si esce.
-…
-Ma che fa: russa?
-Ah!Ah!
-Sembra un concerto di treni! Si muove pure il letto.
-Oh, ma se russa vuol dire che dorme proprio a fondo. Io voglio uscire! Senti… e se ce ne impossessassimo per un po’? Tanto russa così forte che non se ne accorgerà.
-Scordatelo: l’ultima volta ha fatto un casino. E poi non siamo ancora bravi a controllarla. Ci tocca aspettare.
-Se continua a curarsi con la magia stiamo freschi però.
-…
-E se provassimo con il gatto?
-A fare che?
-Possedere un gatto è più facile. E possiamo andare in più posti.
-Anche i passeri, però.
-Naa. Sono stufo di volare.
-Facciamo a turno?
-Si, però prima dobbiamo farle aprire la finestra: sennò non si esce uguale.
-Sto corpo è proprio scomodo. Dovremmo farle fare un po’ di sport.
-Appena guarisce.
-Come ti sta il gatto?
-Divinamente. Calza a pennello.
-Allora andiamo?
-Andiamo.

Tutto questo per dire che ho la febbre e che, poiché le rogne non vengono mai da sole, ho dovuto inseguire in pigiama la gatta che cercava di suicidarsi dal balcone nella disperata impresa di prendere al volo un passero. Ho le braccia sanguinanti perché la gatta s’è un po’ risentita. Ma almeno adesso non devo ricorrere alle sanguisughe.

Buona domenica.

13 maggio 2013

Accabadora. Michela Murgia. LaRecensione

Titolo: Accabadora
Autore: Michela Murgia
Editore: Einaudi
Tipo: romanzo
Pagine: 166
Edizione: 2009
prezzo: 18€
ISBN  9788806197803

Non leggo, per principio, best sellers. Lo so, non tutti condividono una impostazione del genere, ma i best sellers li evito come la peste. Per lo stesso motivo non vado a vedere film che ricevono da critica e pennivendoli lodi sperticate. E per l'identico motivo guardo con sospetto ai libri muniti di fascetta, ai film pieni di applausi sulle locandine.
Sarà perché, ogni volta che ho addentato un film o romanzo del genere mi sono trovata a masticare bocconi amari e a sputarli senza ritegno.
Dice: invidia dell'aspirante?
No: semplice constatazione che, più una cosa viene spinta dall'industria letteraria (argh!) o cinematografica, meno è consistente il suo valore. In fondo, se un oggetto è bello e meritevole trova da solo il suo pubblico senza bisogno di spinte e spintarelle mediatiche.
Ovviamente ogni tanto mi capita di sbagliare. E allora leggo il best seller ammettendo le mie colpe. Ogni tanto succede.
E' successo con Accabadora, libro preso in prestito dalla biblioteca comunale e terminato in un paio di giorni. 
Fluida la scrittura della Murgia, musicale. Più che un romanzo un racconto lungo, che narra la storia di Maria, figlia ultima e non gradita di una vedova che un po' fa il verso a Mazzarò, il contadino protagonista della novella di Verga La roba. Maria viene ceduta in adozione a Bonaria Urrai, che ufficialmente fa la sarta nel piccolo paese di Soreni ma che, in realtà, viene cercata dai paesani anche per altri servizi quando il tempo è troppo lento e l'agonia si fa intollerabile.
Bonaria Urrai (Tzia Bonaria) è un'accabadora, una figura simile ed equivalente all'ostetrica: tanto questa aiuta la nascita alla vita quanto quella la nascita alla morte. Maria è, insieme ai giovani del paese, una delle poche a ignorare il segreto della sua madre adottiva e quando lo scopre, nel modo meno piacevole possibile, accusa Tzia Bonaria di essere né più né meno che un'assassina e fugge dal paese e dalla casa che l'ha ospitata per tanti anni cercando una nuova vita a Torino.
Ma neanche così lontano riuscirà a trovare la pace e quando riceve da una delle sorelle la notizia che Bonaria è irrimediabilmente paralizzata, vittima di un ictus, torna indietro, per prendersi cura del fisico e dello spirito della donna che, nonostante tutto, ama come una madre. E si troverà ad affrontare una scelta, in bilico tra pietà e rigore morale.
La Sardegna è quella degli anni Cinquanta, un periodo a metà di un secolo, un'Italia in attesa di varcare la soglia della modernità, ancora aggrappata a riti ancestrali, vita contadina, credenze radicate nel tempo e nella terra.
La Murgia ha uno stile scarno e poetico, leggere questo lungo racconto è stato come leggere un libretto d'opera. Bella la figura di Tzia Bonaria quanto rigida e umana quella di Maria, nome non casuale, dato che la prima immagine che viene in mente leggendo queste pagine è la figura della Pietà di Michelangelo.
Alla storia principale se ne intrecciano altre, che raccontano di superstizioni e fatture, di furti e orgoglio, di scuole di campagna e di bambini distrutti dal silenzio e dalla paura degli adulti.
Un racconto lungo complesso come un romanzo breve, una lettura piacevole che lascia dentro qualcosa.
Voto dei mostrilli: 

9 maggio 2013

Mirai Nikki e le trentasei ore perse dietro un cartone...

Ogni tanto la sottoscritta si concede una pausa. Una pausa cerebrale. Spegne il cervello e accende il computer. Se poi la connessione va in maniera decente capita anche che la pausa si protragga per bastevoli ore, dietro video in streaming e subbati, fingendo di studiare il giapponese, ma con la bavetta al lato della bocca propria degli zombie con qualche anno di putrescenza alle spalle.

Qualche giorno fa è successo che, cercando un video su youtube, mi capita invece sotto gli occhi questa cosa qui: 

Una volta rimessi a posto gli occhi, dopo la mia pacata reazione


decido che è venuto il momento di prendersi una pausa di quelle poc'anzi citate e mi sintonizzo su animesubita per le successive trentasei ore sciroppandomi tutte le ventisei puntate di Mirai Nikki, ossia Future Diary,  l'anime da cui sono tratti gli spezzoni del video su in alto.
Quella che segue è la mia personale recensione (sempre per quel fatto di giustificare le sospensioni mentali con sessioni di lavoro).

Trama: nella solita cittadina giapponese dove non succede mai di annoiarsi, Amano Yukiteru, un ragazzino che non ha preso bene il divorzio dei genitori vive isolato dal mondo e quando non va a scuola si rinchiude in camera sua, dove gli fa compagnia il suo amico immaginario: Deus Ex Machina, il signore del tempo. L'unico passatempo di Yukiteru, oltre a parlare da solo, è quello di tenere un diario sul suo cellulare. Dice: un blog? No, proprio un'agenda con quello che è successo durante la giornata.
Un giorno Deus, che dopo un po' s'è rotto di starsene in casa con Yukiteru a far niente, gli propone un gioco. Si tratta di un survival game che oltre a Yukiteru coinvolge altre undici persone. Il vincitore si sostituirà a Deus, diventando il nuovo signore del tempo.Come si fa a vincere? Semplice: basta non farsi uccidere dagli alti contendenti. Ogni giocatore viene dotato da Deus di un cellulare o un diario che riporta gli eventi del futuro, ciascuno con particolari differenze. Yukiteru stringe un'alleanza con Gasai Yuno la simpatica psicotica del video in alto, che è follemente -ma davvero- innamorata di Yukiteru.


Impressioni: Oh, la prima cosa che uno prova guardando l'anime è insofferenza. Ma tanta insofferenza per il protagonista, Yukiteru, che per venticinque delle ventisei puntate ha sempre, per la maggior parte, questa espressione qua:

Perché l'unica cosa che il protagonista sa fare bene è piangere, ma piangere di brutto, e lamentarsi. E poi scatenare la pazzoide che gli sta affianco quando qualcuno tenta di ucciderlo, perché non vuole far del male a nessuno, lui (ma buttare all'arrembaggio la figlia di Hannibal Lecter potrebbe essere complicato da risolvere con una lavatina di mani).
Ecco, senza questo tipo qui o comunque con un protagonista meno lagnoso la serie si farebbe guardare con meno irritazione, perché gli altri personaggi (eccetto la figura di Kamado Ueshita, la direttrice del Villaggio della Mamma, uno dei proprietari del Diario più inutili sulla piazza) sono tutti abbastanza godibili e ben caratterizzati. 
La trama elabora la teoria di multiverso, il paradosso del Gatto di Schrodinger, la teoria delle storie quantistiche consistenti, e il concetto di libero arbitrio e di destino. Oltre, ovviamente, a sondare la società giapponese nelle sue trame più oscure (la crisi economica e l'indebitamento, genitori che incasinano la vita dei figli pretendendo il massimo risultato in ogni campo, la depressione giovanile, la pedofilia e il bullismo). Personalmente ho trovato interessante la storia del dio che muore e che per trovare il suo successore indice una gara mortale. 
Ho storto un po' la bocca sul finale che, dopo una bella scena di combattimento, secondo me spinge troppo il tasto sentimentale.
Dopo queste trentasei ore il personaggio che salvo è Uryuu Minene. Un po' per il carattere, un po' per come la concia Yukiteru dopo il loro primo scontro


che ho sempre trovato un ferocemente belli i personaggi con un occhio solo, che poi nella realtà avere un solo occhio è una seccatura e un problema, che se perdi pure l'altro sei fregato. Ma nel mondo della finzione quella benda da pirata è di un sexy che levati.

Voto:                                                     

6 maggio 2013

New entry in my library ... #1

Rubrica vista per la prima volta sul blog di Clody ->leggere qui<- e che, vista la mia pigrizia, ho ripreso nel titolo, essendo i contenuti abbastanza quelli, ovvero: nuovi libri che fanno l'entrata trionfale sullo scaffale della mia biblioteca casalinga.

Stamattina il corriere mi ha consegnato un bel pacco con dentro due nuovi acquisti presi spulciando su comprovendolibri (sempre sia lodato XD). 
Si tratta di

Bambole pericolose di Barbara Baraldi. Un giallo Mondadori di qualche tempo fa (febbraio 2010).
Trama: Una Bologna esoterica, gotica. Brutali combattimenti clandestini come ancestrali riti di sangue. Macabri avvertimenti fin troppo simili a feticci di morte. I segreti della Bambola dagli occhi di cristallo non sono più al sicuro. Un burattinaio feroce promette sballo ed emozioni in cambio dell’anima. I misteri della misteriosa Stirpe Blu. Una ragazzina in pericolo mortale la cui unica colpa è l’innocenza. Una combattente sudamericana in cerca di vendetta e un uomo stanco di combattere costretto nuovamente a farlo per non perdere quello che ha di più importante. Una dark lady pericolosa e seducente come una lama di rasoio. In una ragnatela di tradimenti, un gioco perverso di vita e morte all’ombra della tredicesima luna. Dall’autrice rivelazione del nuovo Italian thriller, il grande ritorno di una temeraria eroina dell’oscuro.




L'altro è

Il monaco di M. Gregory Lewis nella versione di Antonin Artaud
Anche questo, romanzo di parecchi anni fa (qui si parla di secoli)
TramaIl monaco è Ambrosio, severo, in odore di santità, ammirato da tutta Madrid per le sue trascinanti parole. Il tentatore è Matilde, la donna demoniaca travestita da novizio, la splendida maga perversa, vera eroina romantica che - ha scritto Franco Fornari - mette in atto come Carmen il suo "potere seduttivo attraverso incantamenti materni, nei quali l'uomo rimane imprigionato senza possibilità di scampo". Negli anni '30 Antonin Artaud, il fondatore del teatro della crudeltà, fece de Il Monaco una sorta di "copia francese", consegnando alla coscienza contemporanea il capolavoro della grande paura. E' nella versione di Artaud, tradotta in italiano da Giorgio Agamben e Ginevra Bompiani, che viene proposto da Bompiani questo romanzo d'eccezione "un libro che dà la sensazione della vita profonda molto di più di tutti i sondaggi psicologici, filosofici e psicanalitici dell'inconscio".

Che finiscono dritti in coda, in attesa che finisca gli altri libri ammucchiati sul comodino.

Bonsoir

3 maggio 2013

Novità in libreria. Crune d'aghi per cammelli. Maria Silvia Avanzato

La novità di oggi è uscita in libreria ieri quindi leggete prima di cosa si tratta e poi passate in libreria per prendere la vostra copia ;)
Si tratta di un romanzo d'esordio di una giovane scrittrice (classe 1985), Maria Silvia Avanzato che in realtà ha al suo attivo già tre romanzi, Ratafià per l'assassino, Granturco su foglie di the e  Il morso degli angeli.
Dicci, quindi, perché d'esordio? Forse perché è il primo romanzo che la vede pubblicare con una CE importante come la Fazi. 

Autore: Maria Silvia Avanzato
Titolo: Crune d'aghi per cammelli
Editore: Fazi
Collana: Le meraviglie
Tipo: romanzo
Pagine: 253
Prezzo: 14,50
ISBN 9788864117690


Edgarda Solfanelli crede di essere una grande scrittrice, anche se la momento ha alle spalle un’unica ignominiosa pubblicazione della quale non vuole neanche parlare per motivi di decenza. Tutta la sua vita gira intorno al capolavoro, peraltro mai iniziato, da pubblicare con le Edizioni La Sorte di Ravenna che, ne è convinta, la consacrerà definitivamente nell’olimpo dei letterati. Per raggiungere questo obiettivo non si ferma davanti a nulla: rivolta profili Facebook, indaga sul conto dell’editore, cerca di conoscere chiunque possa darle i contatti giusti. Tra eventi mondani a cui imbucarsi e scrittori famosi da perseguitare ai limiti dello stalking, Edgarda arriverà all’occasione della vita. Saprà coglierla? Troverà l’ispirazione per il romanzo perfetto? Edgarda è un’eroina dei nostri giorni alle prese con agenti, critici letterari, editori ma è anche una ragazza come tante che si troverà a dover compiere l’impresa più grande: accettare se stessa e i propri limiti, con semplicità e autoironia. 


L'autoreMaria Silvia Avanzato nata a Bologna nel 1985, ha vinto numerosi concorsi letterari con racconti e romanzi scritti dall’età di cinque anni tra cui Ratafià per l’assassino, Granturco su foglia di the, L’età dei lupi, Cipria Vaniglia e Il morso degli angeli. Scrive articoli per il web, soggetti teatrali e testi musicali. Le piace oscillare fra ironia e noir e convive con un editor inflessibile dai ferrei giudizi: sua nonna.


Perché leggere questo libro: se anche voi vi riconoscete nello scrittore in cerca di editore, non potete farvelo scappare. 




1 maggio 2013

23.19 - Racconto del 1° maggio


23.19
di
Federica Leonardi


Era lì: ferma davanti lo schermo del computer portatile, gli occhi fissi sulle offerte di lavoro. Necrologi in colori sgargianti che promettevano divertimento, tanto, tanto divertimento, e la possibilità di rispondere a parenti, amici e conoscenti che ogni volta che la incontravano per strada le chiedevano, con finto interesse trasudante pietà:«allora?», finalmente, per una volta: «Sto lavorando per tizio e caio». Senza, ovviamente, fare accenno al contratto da stagista o al rimborso spese, magro assegno da 200€ che il titolare staccava sempre con sufficienza, come se le stesse facendo un regalo, o la stesse pagando per una prestazione sessuale poco soddisfacente.
Fissava lo schermo, i colori psichedelici degli annunci di lavoro e non riusciva a decidersi, a scegliere uno qualsiasi di quegli indirizzi email ed inviare, compulsivamente, inconsciamente, il curriculum che aveva preparato con patetico ottimismo mesi prima, fresca di laurea e con la tesi ancora calda. Ora anche la tesi la fissava, stesa sullo scaffale a prendere polvere insieme a quei libri che aveva tanto amato e che adesso non riusciva neanche più a sfogliare con lo stesso interesse, lo stesso amore. Si sentiva, per la prima volta ne aveva coscienza, completamente, estremamente, infinitamente inutile. Aveva esaurito la sua funzione nel mondo. Dei sogni dell'adolescente convinta delle sue scelte, dei desideri della ventenne che immaginava un futuro radioso nel giornalismo o a capo di una associazione no-profit non rimaneva nulla. Solo il tizzone spento, secco e inconsistente di una giovane donna incapace di immaginare un futuro oltre il monitor del pc. Chi era? Cosa stava facendo? Cosa voleva essere? Piegarsi alle regole della necessità finanziaria o anche solo del desiderio di vedere i propri genitori orgogliosi di quella figlia tanto strana eppure straordinariamente tenace regalandogli una figlia laureata e con un grasso stipendio da manager o, almeno, impiegata statale. C'era stato un momento in cui aveva scelto da sola, dopodiché si era lasciata trascinare dalla corrente, aveva modellato la sua vita scegliendo, di volta in volta, la strada più agevole o, almeno, quella che presentava meno rischi, che non avrebbe danneggiato nessuno. Si alzò dal tavolo e si accese una sigaretta. Non sentiva il bisogno chimico della nicotina ma il filtro premuto sulle labbra era per lei una sorta di conforto, le permetteva di non pensare, di ignorare i pensieri o, forse, di rendere i pensieri più fluidi, fluenti, fluttuanti. Sentiva come se una mano ignota tenesse sospesa davanti ai suoi occhi una clessidra rotta: stava per scadere il suo tempo, il tempo di scegliere, poi il tempo avrebbe scelto per lei, una direzione qualsiasi, e la sua vita avrebbe seguito quel bivio, fino all'ultimo, inevitabile, precipizio. Il fumo svolazzava nevrotico nella stanza e lei osservava con rabbiosa impotenza quegli annunci senza senso, vaghi e speranzosi e irrisori. Amleto non aveva capito un cazzo della vita: è facile scegliere tra il vivere e il morire, facile decidere di suicidarsi preferendo l'impatto con l'asfalto che l'orribile scelta di continuare a vivere e mordere quell'asfalto e la relativa polvere che lo ricopre, e sbagliare, e cadere e ricominciare tutto da capo. Il difficile non è "essere o non essere", ma "essere", capire "cosa essere". Questa è la vera orribile alternativa, l'orrida bestia che sta lì, al margine di un clic, subito dopo l'invio di un curriculum, pronta a sbranare te, i tuoi sogni, le tue speranze e le tue illusioni. Quella stronza di una scelta che si fa doppia, tripla, quadrupla alternativa e non hai modo di evitarla, la troverai sempre lì, con la bocca spalancata come un'idiota davanti alle notizie di un quotidiano di economia, bavosa e vigliacca, desiderosa di fare scempio di ogni minimo brandello residuo di personalità.
Spense la sigaretta nel posacenere nero, buttò tutto nella spazzatura, poi tornò al tavolo, il monitor continuava a fissarla. "Allora, bella, ce la diamo una mossa? Cosa vuoi fare da grande?" Lentamente mosse il mouse, cliccò start, poi spegni computer e attese impassibile che il piccolo mostro morisse davanti ai suoi occhi. Si alzò, prese un'altra sigaretta ed uscì dalla stanza.

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Buon primo maggio a tutti.

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