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I CANNIBALI DI CANDYLAND, Carlton Mellick III - Recensione

"Non posso mangiare bambini," dice lui. "È terribile." "No, questi sono davvero buoni," dice lei, cercando un pezzo buono nel sacco. "Prova almeno a dargli un morso." [I cannibali di Candyland, Carlton Mellick III, Vaporteppa, 2015]
Finalmente, dopo ere geologiche, riesco a racimolare il tempo necessario a parlarvi di questo breve ma gustoso romanzo di Carlon Mellick III, autore che chi frequenta letture under-underground già dovrebbe conoscere. Così come altri romanzi del nostro, anche I cannibali di Candyland è tradotto in italiano dai fucinieri di Vaporteppa, collana specializzata in steampunk e fantasy "spinto" della Antonio Tombolini editore.

E dopo lo spot, veniamo alle cose serie.


[Vogliamo parlare della cover? *_* @ManuelPreitano]
Titolo. I cannibali di Candyland
Autore. Carlton Mellick III
Trad. Andrea Dioguardi
Editore. Antonio Tombolini editore
Collana. Vaporteppa
Genere. Bizzarro fiction
pg. 107 circa
3,99 € [versione digitale]

Franklin è un simpatico uomo-ciliegia, ovvero un uomo rotondetto che veste interamente di rosso, che si accompagna a un micro-gattino di pelo rosa unico essere animato che gli dimostra un po' di affetto, nella realtà suburbana in cui vive. 
Franklin è sposato, e il suo è un matrimonio infelice come pochi: sua moglie, infatti, lo cornifica senza pudori, portandosi in casa i suoi amanti e condividendoli con una madre altrettanto aperta. 
Franklin ha perduto il cervello, che è stato sostituito da un computer molto potente ma decisamente obsoleto che ha bisogno di prendere aria qualche ora al giorno. Quell'operazione ha prosciugato tutti i suoi risparmi e lo ha reso inabile al lavoro, alimentando l'odio che la mogliettina prova per lui. 
E tuttavia quell'operazione era ciò che Franklin desiderava da tempo, perché il suo passato nasconde un terribile trauma e avere un cervello elettronico è l'unica cosa che potrebbe aiutarlo a rintracciare e a portare in superficie creature che nessuno ha mai visto, eccetto lui: gli uomini-caramella
E gli uomini-caramella, a dispetto del nome e della dolcezza iperglicemica che forma i loro corpi, sono le creature che nessuno vorrebbe lasciare da sole con i propri figli, perché proprio dei bambini si nutrono, divorandoli mentre sono ancora vivi e immersi in una trance zuccherosa, provocata dagli odori che si sprigionano dalla loro pelle.
Franklin dà loro la caccia da anni finché finalmente, una sera, si imbatte in una di quelle creature con ancora un pezzo di budello tra le zanne e decide di seguirlo, un po' per risolvere i suoi traumi infantili, un po' perché qualcuno pensa che sia stato proprio lui a massacrare quel bambino...

Una storia che abbraccia la favola di Hansel&Gretel e la squarcia, rivoltandola come un guanto. Le creature che infestano la città di Franklin e Candyland sono la versione animata della casetta di marzapane della vecchia strega e, aboliti i rischi d'incendio togliendo di mezzo i forni, divorano i bambini grassottelli letteralmente "dal vivo". 

Laura e Franklin erano gli strani della famiglia. Se Laura faceva qualcossa di strano, i genitori ridevano. Se Franklin faceva qualcosa di strano, i genitori si arrabbiavano. Franklin era arrivato alla conclusione che va bene essere strani solo se piaci già molto a tutti. [I cannibali di Candyland, Carlton Mellick III, Vaporteppa, 2015]

Nei canoni propri del genere della bizzarro fiction, Mellick introduce via via elementi sempre più strani mano a mano che la storia avanza: dall'assurda vita di Franklin al suo cervello robotico, fino ad arrivare a Candyland, la città sotterranea che è un immensa riserva di zuccheri, popolata da gelatine gommose che si comportano come blob assassini e nella quale vive una comunità regolata da regole alquanto bizzarre e fortemente maschilista. Per non parlare di quello che accade a Franklin una volta che finirà tra le grinfie di una donna-caramella.

Come sempre accade nelle opere di Mellick III (e che è ciò che porta noi debosciati a leggerlo) è che non c'è un limite all'eccesso, anche se quell'eccesso ha sempre un suo perché. E, ad esempio, le violenze che vengono perpetrate su Franklin sono uno degli elementi sui quali ruota la storia, oltre ad essere parte dell'elemento "ludico" della lettura e ciò per cui il lettore ha pagato. Ed è qualcosa che Mellick III padroneggia a meraviglia, senza mai sfociare nel ridicolo ma mantenendo la storia sul filo del grottesco.

Storia che è talmente coinvolgente che per le due ore che impiega la lettura del romanzo ti trovi a camminare sui prati di zucchero di Candyland più di quanto non ti sia capitato leggendo Charlie e la fabbrica di cioccolato di Dahl. E questa reazione fisica è tale anche quando senti il caramello sfrigolare sulle ferite aperte del povero rubicondo Franklin o quando assisti a certe scene che...
Arrivi, di fatto, a ritenere possibile ciò che è paradossale, con il "what if" spinto oltre il limite, ed è la forza propria delle opere di Carlton Mellick III che è abilissimo a farti agganciare lo spirito critico e a rinchiuderlo in una cella frigorifera mentre stai leggendo.

Lo stile è semplice, diretto e immediato. Ma sono i colori e le violenze* (sangue e smembramenti a pacchi) dipinte a colori talmente vividi che una scrittura più articolata e forbita avrebbe trasformato I cannibali di Candyland in un'opera sopra le righe e demenziale. 

Se avete un buco in pausa pranzo, se non vi spaventa l'irrealtà spinta e le scene di splatter esagerato, ve lo consiglio vivamente.

Chiude il romanzo un bel saggio di approfondimento di Chiara Gamberetta sulla "bizzarro fiction".

*Per chi, dopo averlo letto, volesse gridare "i bambini!" (che qui ci sono e non fanno generalmente una bella fine), ricordo che: 1) si tratta di un'opera di fantasia e vi assicuro che tra la storia e lo scrittore ci passa un fiume che si chiama Fantasia; 2) aprendo a caso un libro dei fratelli Grimm o di Andersen o di Perrault, i bambini protagonisti di quelle storie non finiscono quasi mai meglio. ;)

Buone letture ♥

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Commenti

  1. Concordo, una bella storia, originale e divertente! Hai letto "Il villaggio delle sirene", sempre di Mellick? Personalmente è quello che mi è piaciuto di più, tra quelli tradotti. Un saluto

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    1. Ciao Pipkin, Il villaggio delle sirene è stato il primo Mellick letto. Bella lettura anche quella, ma non ero preparata per i tritoni ;) Ho in lista Apocalisse peluche, appena smaltisco il cumulo di libri sul comodino.

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  2. All'inizio non ero convinta perchè Mellick a volte è troppo strano per i miei gusti, ma con questa recensione mi ha convinta a dargli una possibilità. Forse alla fine non sarà troppo assurdo XD

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    Risposte
    1. Ciao Kate! Eh, Mellick è uno di quegli autori che fanno dell'assurdità uno stile di vita e bisogna andarci preparati XD però questo te lo consiglio proprio. O, meglio, io mi sono divertita un sacco a leggerlo. Ed è un ottimo incentivo per limitare il consumo settimanale di dolci ;)

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