29 settembre 2015

Recensione. PERDIDO STREET STATION - China Mièville // prima parte

Buongiorno e bentornati,

me l'avete chiesta in tanti ed eccovi accontentati: proseguendo nella lettura potrete trovare la mia personale opinione su Perdido Street Station, il romanzo che mi ha fatto conoscere China Mièville e la sua mostruosa immaginazione.
illustrazione di Evan Dahm

Tanto mostruosa che un post non basta.

In effetti avrei voluto titolate il post di oggi: "Perdido Street Station: istruzioni per il viaggio" ma poi ho pensato che la cosa avrebbe incasinato parecchio un post che è già un casino adesso, e la confusione è la nemica di una buona lettura, no?

Però, però... davvero non si può liquidare questo romanzo e questo autore e il mondo che ha partorito quella testa sbozzata in poche righe di opinioni da blogger. 
Quindi il post sulle "istruzioni" (creature/città/culti & leggi) ci sarà.
Non vi dico quando.
Ma presto.
E adesso, mettetevi comodi, tazza di caffè in mano, le porte di New Crobuzon si aprono solo per voi...



Titolo. PERDIDO STREET STATION
Autore. Miéville China (traduzione di Villa A.)
Editore. Fanucci
Anno. 2003
Pagine. 744
Prezzo. 9,90 €
Ebook. si*


RECENSIONE.

New Crobuzon.
La città è un guazzabuglio di genti e razze, di creature aliene, stranianti.
New Crobuzon è una metropoli "organica", un organismo vero e proprio fatto di case che crescono su case, di palazzi signorili, di ghetti, di fogne, di stazioni. Di edifici pubblici che sono come colonne di un gigantesco panopticon o tralci di un reticolato che controlla e governa ogni azione e comportamento dei cittadini sudditi di questo luogo orribile e meraviglioso.

E che dire della città stessa? Appollaiata nel punto in cui due fiumi lottano per diventare mare, dove le montagne diventano altopiano, dove gruppi di piante si coagulano verso sud, e, quantitativamente e qualitativamente, all'improvviso sono una foresta. L'architettura di New Crobuzon passa dall'industriale al residenziale, dall'opulento alla baraccopoli, dal sotterraneo all'aviotrasportato.
[China Mièville, Perdido Street Station, Fanucci]
A New Crobuzon vige la democrazia. Ufficialmente. Ma è una democrazia corrotta, che stabilisce per censo il diritto dei cittadini a partecipare al voto passivo e ripartisce il diritto al voto attivo attraverso una strana lotteria.
Su tutti, cittadini e sindaco e ministri, l'occhio attento della Milizia. Un corpo di polizia di agenti invisibili, di uomini e donne privi di uniforme e di un volto, che osservano, scrutano, annotano e sequestrano.
E ancora, al di sopra di tutti, la legge che condanna non solo alla prigionia ma al "rifacimento", una sorta di Legge del contrappasso che è, a mio parere, tra le perversioni immaginarie più forti e originali mai create. Ai reati corrisponde un mutamento del corpo del condannato. E la condanna spesso si risolve nel suo rifacimento.

Scassinatore fallito, si era rifiutato di testimoniare contro la sua banda, e il magistrato aveva ordinato che quel silenzio venisse reso permanente: gli era stata tolta la bocca, sigillata senza cuciture con una striscia di carne umana. Piuttosto che vivere di tubi di zuppa spinti su per il naso, Joshua si era tagliato da sé una boca nuova, ma il dolore gli aveva fatto tremare la mano e il risultato era una cosa sbrindellata, lacera e dall'aspetto incompiuto, una ferita flaccida.
[China Mièville, Perdido Street Station, Fanucci]

Potrebbe sembrare un azzardo, a parlarne così, ma nel mondo immaginato e descritto da China Mièville la tecnologia "a vapore" (è pur sempre uno steampunk) si amalgama benissimo con la magia che viene a sua volta elevata al livello di scienza. E la taumaturgia permette di modificare la materia senza difficoltà, di plasmare corpi e carne e metallo, trasformando i corpi dei malcapitati in grovigli che farebbero felici il buon vecchio Cronenberg.
Ma, attenzione, non stiamo parlando della "magia" alla Fata turchina; questa è una magia che ha un fondamento scientifico: l'intervento del taumaturgo è qualcosa che contempla la conoscenza dell'anatomia e della materia.

Qui, in questo luogo privo di libertà che non sia fittizia, vive Isaac Dan der Grimnebulin, scienziato e protagonista della storia. Storia che lo vede, all'inizio, ingaggiato da Yagharek, un Garuda, un uomo-uccello, cui sono state amputate le ali per un reato che verrà chiarito solo alla fine del romanzo.
Isaac ha quindi un compito: trovare il modo di ridare il volo a Yagarhek. Ma questo primo filone del romanzo viene ad intrecciarsi con altre due storie: la ricerca di Isaac per Yagharek che porta  alla liberazione di una creatura mostruosa che metterà in pericolo tutti gli abitanti di New Crobuzon (e, in prospettiva, l'intero Bas-Lag) e, allo stesso tempo, permetterà allo scienziato di risolvere il problema che lo aveva portato ad allontanarsi dall'università: la creazione di una macchina in grado di controllare la materia e di nutrirsi delle sue oscillazioni del suo campo di forza.
Un ulteriore snodo è inoltre costituito dalla storia di Lin, la khepri fidanzata di Isaac che si troverà ingaggiata dal mostruoso boss locale perché realizzi la sua effige. A un certo punto, le varie storie arriveranno a combaciare, non prima di aver regalato al lettore tensione, ansia e dolore.

E questa, signori, è solo una parte del romanzo.
Ma veniamo a noi, veniamo alla polpa, all'essenza, al cuore di PSS.
PSS è uno steampunk, uno steampunk molto fantasy, molto weird e anche un bel po' horror al quale bisognerebbe accostarsi con cautela e molto tempo libero a disposizione.
Si tratta di una storia gonfia, gravida di nomi e luoghi e di azioni.

Così come gonfio e pieno di parole e figure retoriche è il linguaggio usato da Mièville. Ridondante non dà il senso dell'esatta misura di quanto sia pieno il lessico di China Mièville. Non è una nota di demerito, sia chiaro, anzi: il bello di PSS è che è sì un fantasy ma un fantasy letterario, che non cerca la semplicità, il facile giro di parole ma la complessità di un linguaggio spesso sopra le righe, contorto, avviluppato.
PSS è una sorta di macchina carica di ingranaggi, di piccole rondelle e pistoni e bulloni e viti microscopiche e che avanza, lento ma inesorabile, verso la conclusione.
Un meccanismo che ha in sé anche una buona dose di ironia che stempera, di tanto in tanto, l'atmosfera lugubre, asfissiante, magistralmente creata dalla combinazione di immaginazione e
tecnica.

Alla base del romanzo vi è la visione politica di Mièville, non si può prescindere da questo dato di fatto se ci si approccia al suo lavoro. In PSS si avverte forte la sua critica sociale. Da questo punto di vista, Perdido Street Station può considerarsi una vera e propria distopia.

Un senso di ingiustizia, un denso disagio, come se lunghe unghie raschiassero la superficie della luna, facendo rizzare i peli sulla nuca dell'anima. Da tutt'intorno provenivano pianti e grida di un sonno miserevole e agitato.
[China Mièville, Perdido Street Station, Fanucci]

Ma c'è dell'altro. Ci sono le implicazioni morali che certe scelte comportano quando, per salvarne molti, si è costretti a sacrificarne alcuni. O quando, per il bene di qualcuno, si accetta di sacrificare se stessi.

La sospensione della realtà non viene mai meno. Leggendo, si ha l'impressione di toccare con mano le guglie di Perdido Street Station, di annusare i miasmi del Cancrena e del Bitume, i fiumi che dividono la città; di sentire il vociare del mercato.

Eppure, nonostante tutto, in PSS qualcosa manca ed è qualcosa che mi ha portata a non attribuire al capolavoro di Mièville il massimo del punteggio. Si tratta di un'azione, un'assenza di azione anzi, che viene verso la fine, quando tutte le storie si sono risolte e ne resta una soltanto da chiudere.
Ecco, a quel punto, l'azione di Isaac e le motivazioni che lo portano a fare quella scelta mi sono sembrate deboli, prive di un vero fondamento, non dopo quello che già era stato fatto.
Ho avuto l'impressione di vedere non più der Grimnebulin attraverso le pagine ma China Mièville, chino sulla tastiera, che mette in posa i suoi personaggi per la scena finale (quasi finale).
E che, diciamolo, un po' di piacere me l'ha sottratto.

Ma leggerlo, oh, sì, non ci sono dubbi che sia una lettura che vi consiglio.
E la gita a New Crobuzon è un viaggio che merita ogni secondo speso per farlo.
Sono curiosa di leggere i vostri commenti!
E, come sempre, Buone letture ♥
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2 commenti:

  1. Ciao Fede, finalmente passo da te! Aspettavo questa recensione, molto esaustiva e precisa, complimenti. E devo dire che mi hai convinta! E' un genere e un autore nuovo per me, da una parte sono incuriosita e non vedo l'ora di cambiare genere e visitare New Crobuzon, dall'altro spero che mi piaccia e che lo stile non mi risulti troppo ostico, per questo aspetterò il momento di giusta ispirazione per cominciarlo. Ti farò sicuramente sapere! ^^

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    1. Ciao Rosa, che piacere rileggerti! Diciamo che a Mièville piace proprio scrivere, giocare con le parole, ricomporle... è un linguaggio che rispecchia molto il continuo crescere della città e il fulcro del romanzo che è la continua mobilità della materia (più o meno :3)
      Ma, fortunatamente per noi, al linguaggio pastoso corrisponde una fervida e mobilissima immaginazione e una storia che ti cattura dall'inizio alla fine.

      Per la prossima settimana, pargolo permettendo, vorrei postare il tour a New Crobuzon con le immagini e le descrizioni delle varie "razze" che popolano il Bas-Lag (e magari una mappa ^_^)

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