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Fuck the Photo - I racconti

Buongiorno cacciatori di libri.
Forse avrete notato la lunga assenza della sottoscritta, forse no. In teoria, la scorsa settimana avrei dovuto far partire l'iniziativa (una sfida di letture) di cui vi parlavo in un post precedente. Ma questo 2015, che a gennaio mi ha portato il dono più bello, a marzo mi ha strappato una parte di cuore. 
Dopo il post di lunedì scorso, e senza preavviso, ho accompagnato mio nonno nel suo ultimo viaggio. Il più lungo che abbia mai fatto. Mi restano di lui le storie della sua gioventù che comprendono la guerra e la deportazione ad Hannover; le cose che inventava per far ridere i nipoti; l'interesse per il cinema degli anni '30. 
Mi sembrava giusto e doveroso ringraziarlo per quello che è stato e quello che mi ha lasciato, anche qui. 

Ricominciamo da qui, allora. 
E intanto vi comunico che la sfida di lettura partirà nei prossimi giorni, così vi tenete pronti/e.

Il post di oggi è legato al gioco di scrittura promosso da La Piccola Volante; gioco di cui avevamo disquisito qualche tempo fa.
Chiusi i termini di invio dei racconti, li potrete trovare e leggere sul sito della casa editrice sarda.
E, loggandovi, avrete la possibilità di commentarli e votarli.

Cliccate QUI per leggere i racconti in gioco.

Come sempre, vi lascio con l'incipit del mio racconto.

Buona lettura!


SONO DESTINATA A RESTARE

Arrivati a questo punto, non ha molto senso cercare di spartirsi le colpe.

Diciamo che abbiamo sbagliato entrambi.

Tu non sei mai stato in grado di andare oltre la pelle dei problemi.

Non fa per te, ficcare le mani nella carne di un problema. Probabilmente, non avrei dovuto nasconderli sotto strati di vestiti; avrei dovuto fare la prima mossa: schiudere con due dita la pelle e mostrarti la massa rossa e pulsante delle cose che stavano andando male.

Invece di parlartene, tacevo.

E più tacevo, più le cose andavano male e i problemi si moltiplicavano, riproducendosi come parassiti sotto la pelle.

Non so accettare le mie debolezze.

Lo sai.

Credo, anzi, che sia l’unica cosa che sai di me. Voglio dire: l’unica cosa che sai davvero di me.

Odio sentirmi debole. Ed è una straordinaria idiosincrasia, questa: dopotutto la fragilità è la mia caratteristica principale. È l’osso della mia psiche. È quello che ti ha fatto innamorare di me. Lo hai accarezzato e accudito.

Per questo ho deciso di andarmene.

(continua...)

Commenti

  1. Ho nominato il tuo blog qui: http://unoscaffalepienodilibri.blogspot.it/2015/04/liebster-blog-award.html ... ;)

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