Passa ai contenuti principali

Adamante. Maria Silvia Avanzato



Questa settimana, lo ammetto, sono stata un po' pigra. Per farmi perdonare ecco appena sfornata la recensione di Adamante, romanzo noir di Maria Silvia Avanzato per la collana Calliphora delle Edizioni della sera.
Titolo: Adamante. Ciò che resta del nero
Autore: Maria Silvia Avanzato
Genere: noir
Formato: romanzo
Editore: Edizioni della Sera
Pagine: 234
Prezzo: 13,00€
ISBN 9788897139430
Sinossi. 

Case Adamo. Un pugno di case sperdute fra le colline emiliane e al centro, l'Adamante, il vecchio cinema che il Duce inaugurò tanti anni prima. Un palazzone cadente, diventato luogo di ritrovo per Guerzo e i suoi amici. Angosciante è il ricordo di quel ragazzino che, anni prima, mise male un piede e vi precipitò trovandone la morte. C'è chi giura di aver visto una bambina piccola e minuta che vive lì, fra le mura divorate dal muschio. Ogni abitante del paese può dire la sua su quel blocco di calce e ora che Rachele, l'erede dell'impresario Biasetti, è tornata, qualcuno trema all'idea che quel posto venga raso al suolo e rimpiazzato da un supermercato. Ma l'Adamante è ancora vivo. Vivo nei tentativi della gente di proteggerlo, nelle scorribande dei ragazzini che lo frugano di notte, in chi ricorda e organizza macabri scherzi. Vivo per il becchino Senuga che percorre le vie del paese all'alba per punire chi si macchia di orrendi peccati. Vivo per Lucio, quel ragazzone ritardato dalle mani forti. Vivo per la vecchia Matilde che muore nel suo letto lasciandosi alle spalle un piccolo tesoro.


Recensione.

Adamante, di Maria Silvia Avanzato è un noir anomalo. Un romanzo che consiglierei anche a chi i noir non li ha mai letti e pensa che mai li leggerà. Purché questa persona sia appassionata, se non di atmosfere cupe e delitti da risolvere, almeno di film in bianco e nero, magari produzioni di registi italiani che la memoria ha dimenticato. 
Adamante è pura narrativa che solo per caso deriva nel thriller. Quel thriller d'atmosfera che un po' richiama Hitchcock e, appunto, film antichi, passati nello scantinato della memoria collettiva.
C'è un paese, Case Adamo, che sta appuntato da qualche parte nell'Emilia Romagna. Un paese cupo e desolato dove i pochi attori vivono solo per devozione al cinema che dà il titolo alla storia. Un paese di gente che ha fermato le lancette della realtà agli anni cinquanta, un paese contadino dove la tradizione permane anche se tutto, all'esterno, ricorda che non è che un'illusione. Un paese da cui  sembra, quasi, impossibile sfuggire e, addirittura, morire. Un paese dove ogni singolo abitante ha un segreto, un peccato, una confessione taciuta da nascondere. E, sopra tutti, sta l'Adamante, cinema che vanta l'inaugurazione da parte di Mussolini, cinema chiuso per una disgrazia accaduta tanti anni prima e che, adesso, l'ultima erede del vecchio impresario vorrebbe buttare giù, per farne un nuovo qualcosa, un qualcosa che non sia quel cinema.
C'è un po' di orrore che percorre le pagine del romanzo dell'Avanzato. Orrore che viene incamerato dall'edificio chiuso ma quasi vivo e osservante che è l'Adamante e che, per certi versi, ricorda La casa dalle finestre che ridonodi Avati.
L'autrice ha un suo stile molto personale, che rende a suo modo unico anche l'approccio a un genere narrativo tra i più sfruttati dall'editoria nazionale. La sua tecnica narrativa, il modo di costruire periodi e dialoghi, rende la lettura affascinante e "attiva". Le parole non scivolano sotto gli occhi con facilità ed è uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente, nel corso della lettura. Si tratta di leggere facendo lavorare il cervello, non solo la vista. Quei "si dice" che introducono ogni capitolo sono intelligenti stacchetti tra la realtà, come appare, come si dice che sia e la realtà come è, come viene narrata capitolo per capitolo. Adamante è il romanzo di una storia che è la somma di più storie, ciascuna, a modo suo, sporcata da qualcosa di sordido nascosto dai "si dice" popolani.
Belli i personaggi, ciascuno caratterizzato in maniera perfetta, ciascuno con i suoi tic, le sue nevrosi, le sue ossessioni che trasudano dalla mente e arrivano a martoriare il corpo.
Una storia che si svela a poco a poco, come una matassa di lana scappata dal cesto.

Una lettura molto interessante, particolare, per chi non ha paura di leggere con lentezza.


Giudizio: 


Commenti

Post popolari in questo blog

INTERVISTA A VITO DI DOMENICO. PRIMA PARTE. ALTRISOGNI E IL RUOLO DEL CURATORE DI ANTOLOGIA

Dopo aver partecipato alla realizzazione e al lancio di Altrisogni vol. 3, antologia digitale edita da dbooks.it (e che vedete nella colonnina a destra del blog), ho più volte pensato che sarebbe stato interessante fare quattro chiacchiere con Vito Di Domenico, che dell'antologia è il curatore, sui suoi molteplici ruoli inAltrisogni.

Poi le cose si sa come vanno, e le quattro chiacchiere si sono trasformate in un bel discorso sull'editoria, dalla nascita di un progetto tentacolare come Altrisogni, al ruolo di curatore di antologia a quello di editor, passando poi per lo stato della narrativa fantastica italiana per arrivare a ciò che può rendere uno scrittore wannabe uno scrittore senza aggettivi a fargli da coda. 
Mi è sembrato quindi necessario, considerate la densità delle risposte, suddividere l'intervista in due parti. Ché qui vi si vuole coinvolgere, non far fuggire. 
E, credetemi, di cose interessanti da leggere subito dopo il mio vano sproloquio, ce ne sono parecc…

PARANOIAE. Giulio Rincione (batawp) - Recensione

Disclaimer. Se siete tristi, desolati, tutto questo non fa per voi.

(non è da qui che...)Alan ha un mostro nella pancia. Una creatura abominevole che gli sta acquattata nello stomaco e si alimenta di lui, succhiandone la vita un po' alla volta.
Alan vive in un loop, nella routine dell'esistenza, aspetta Emily che prima o poi ritornerà, che forse non se n'è mai andata che forse è già andata via. (Da quando?)
Alan ha chiuso tutti fuori, dentro resta solo lui, lui col suo mostro, e il mangime che gli dà per farlo stare quieto non è più sufficiente. Il mostro ha fame. E vuole che Alan lo liberi. Fuori. Dentro.

MINE-HAHA - Frank Wedekind

In breve: frammenti di una vita confusa con il sogno

Titolo: Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle Titolo or. Mine-Haha oder Uber di koerperliche Erziehung der junge Maedchen Autore: Frank Wedekind Traduttore: Vittoria Rovelli Ruberl Editore: Adelphi Edizione: 2005 (I ed. 1975) Tipo: romanzo Genere: formazione/fantastico pagine: 124 Prezzo: 8,00€ ISBN:9788845920400 ebook: no
voto: 
Sinossi. In un grande parco, disseminato di case basse coperte di rampicanti, centinaia di fanciulle vengono educate a sentire il proprio corpo, a farne uno strumento di assoluta, armoniosa eccellenza. Il mondo esterno non ha alcun contatto diretto con questo parco, ma lo finanzia, in attesa di accogliere le fanciulle che vi sono ospitate. Perché?
Misterioso e trasparente come il suo titolo – un nome indiano di ragazza, che significa «acqua ridente» –, Mine-Haha è il racconto più perfetto di Wedekind e insieme l’unica opera dove tutti i suoi fantasmi convulsi e invadenti sembrano essersi congiunti e…