Passa ai contenuti principali

Il senso della frase. Andrea G. Pinketts. LaRecensione

Ci sono libri che, una volta letti, non riesci a dimenticare. Altri che, una volta letti, non riesci lo stesso a dimenticare perché troppo orrendi. Di questi ultimi parleremo un'altra volta perché capitano, ah, se capitano!, libri che dalla cantina finiscono dritti tra le zanne dei mostrilli sordidi che fanno campeggio qua sotto.
Il senso della frase, invece, si ritaglia un posto d'onore tra gli scaffali più alti della cantina, lontano dalla polvere e dall'umidità e dai topi (anche se quelli si arrampicano, ed essendo buongustai vuoi impedirgli di addentare un romanzo così succulento?).
Scritto da Andrea G. Pinketts 

personaggio che, mi vergogno immensamente a dirlo, così lo sussurro fino a qualche settimana fa conoscevo solo come comprimario di Mistero! e che ho avuto l'onore di incontrare al Giallolatino. Sempre di sfuggita perché io mi sono presentata con la simpatia delle prime della classe e lui era troppo impegnato a fumare e sudare in un teatro che l'amministrazione comunale aveva reso orfano di aria condizionata e di finestre.

Dicevamo, dopo il primo post sulle robe di criminali che ho ammucchiato nel baule della criminologia (qui) mi sono detta che dovevo leggere qualcosa di Pinketts, non fosse altro perché la curiosità va coltivata e non zittita. Preso dalla biblioteca comunale e divorato in due giorni, Il senso della frase è stato una freccia di Cupido scagliata dritta nel mio cuore di lettrice.

Autore: Andrea G. Pinketts
Titolo: Il senso della frase
Editore: Feltrinelli
Pag. 248
Anno: 2006 (1995 prima ed)
Genere: giallo/noir/pulp
Tipo: romanzo
Prezzo: 8,50€
ISBN 978880781336

La prosa di Pinketts, è un gioiello di italiano, e il suo noir/pulp un qualcosa che, non avendo aggettivi a disposizione, sifona il lettore alla grande.
Pinketts ha la capacità di plasmare le parole che poche e rare persone possiedono (per esempio, un altro plasmatore era Bukowski); detta in parole grezze: Pinketts è un sacerdote della parola, la crea e la distrugge, la rielabora e la spiaccica, la modella a suo piacimento. Leggendo il romanzo in questione ti sembra di avere tra le mani una gomma da masticare di quelle che non appiccicano, la stiri e riappallottoli e mastichi senza riuscire a sputarla via. E perché dovresti, dato che è una gomma che non perde mai sapore?
La trama è di quelle che non hanno un riassunto soddisfacente, dato che segue più strade, scivola in rivoli senza uscita, ritorna indietro. Ma dovendo dare una minima indicazione vi basti sapere che, tra le altre cose, una delle strade principali è rappresentata da una ricerca. La ricerca di Niki,una bugiarda patologica che forse è morta, forse è stata uccisa, o forse sta solo fingendo di essere morta. Il protagonista, Lazzaro Sant'Andrea, neo-trentenne dalla lunga adolescenza ancora in corso, modello occasionale, occasionale giornalista e improvviso detective senza portafoglio si auto-incarica della ricerca. Attorno a lui, in una Milano che riesce a essere perfino bella, si muovono i suoi amici Pogo il dritto, Carne, Caroli, una sociologa ninfomane e la sua cugina pazza, una pornostar, una sosia delle bugie di Niki, e assassini su pattini a rotelle.
Lazzaro Sant'Andrea non è solo una creatura di Pinketts, ma è Pinketts stesso, il suo eteronimo, la sua identità cartacea. E uno dei migliori personaggi mai letti fin'ora.

Un romanzo che è bello, senza altro da dover aggiungere.

I mostri della cantina giudicano così questa lettura:


Commenti

Post popolari in questo blog

INTERVISTA A VITO DI DOMENICO. PRIMA PARTE. ALTRISOGNI E IL RUOLO DEL CURATORE DI ANTOLOGIA

Dopo aver partecipato alla realizzazione e al lancio di Altrisogni vol. 3, antologia digitale edita da dbooks.it (e che vedete nella colonnina a destra del blog), ho più volte pensato che sarebbe stato interessante fare quattro chiacchiere con Vito Di Domenico, che dell'antologia è il curatore, sui suoi molteplici ruoli inAltrisogni.

Poi le cose si sa come vanno, e le quattro chiacchiere si sono trasformate in un bel discorso sull'editoria, dalla nascita di un progetto tentacolare come Altrisogni, al ruolo di curatore di antologia a quello di editor, passando poi per lo stato della narrativa fantastica italiana per arrivare a ciò che può rendere uno scrittore wannabe uno scrittore senza aggettivi a fargli da coda. 
Mi è sembrato quindi necessario, considerate la densità delle risposte, suddividere l'intervista in due parti. Ché qui vi si vuole coinvolgere, non far fuggire. 
E, credetemi, di cose interessanti da leggere subito dopo il mio vano sproloquio, ce ne sono parecc…

PARANOIAE. Giulio Rincione (batawp) - Recensione

Disclaimer. Se siete tristi, desolati, tutto questo non fa per voi.

(non è da qui che...)Alan ha un mostro nella pancia. Una creatura abominevole che gli sta acquattata nello stomaco e si alimenta di lui, succhiandone la vita un po' alla volta.
Alan vive in un loop, nella routine dell'esistenza, aspetta Emily che prima o poi ritornerà, che forse non se n'è mai andata che forse è già andata via. (Da quando?)
Alan ha chiuso tutti fuori, dentro resta solo lui, lui col suo mostro, e il mangime che gli dà per farlo stare quieto non è più sufficiente. Il mostro ha fame. E vuole che Alan lo liberi. Fuori. Dentro.

MINE-HAHA - Frank Wedekind

In breve: frammenti di una vita confusa con il sogno

Titolo: Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle Titolo or. Mine-Haha oder Uber di koerperliche Erziehung der junge Maedchen Autore: Frank Wedekind Traduttore: Vittoria Rovelli Ruberl Editore: Adelphi Edizione: 2005 (I ed. 1975) Tipo: romanzo Genere: formazione/fantastico pagine: 124 Prezzo: 8,00€ ISBN:9788845920400 ebook: no
voto: 
Sinossi. In un grande parco, disseminato di case basse coperte di rampicanti, centinaia di fanciulle vengono educate a sentire il proprio corpo, a farne uno strumento di assoluta, armoniosa eccellenza. Il mondo esterno non ha alcun contatto diretto con questo parco, ma lo finanzia, in attesa di accogliere le fanciulle che vi sono ospitate. Perché?
Misterioso e trasparente come il suo titolo – un nome indiano di ragazza, che significa «acqua ridente» –, Mine-Haha è il racconto più perfetto di Wedekind e insieme l’unica opera dove tutti i suoi fantasmi convulsi e invadenti sembrano essersi congiunti e…