Recensione. FUMO NEGLI OCCHI e altre avventure dal crematorio di Caitlin DOUGHTY


La morte sembra distruggere il senso delle nostre vite, invece è, a dire il vero, la fonte primaria della nostra creatività. Come ha detto Kafka, “il senso della vita è che finisce”. La morte è il motore che continua a farci andare avanti, dandoci la motivazione per realizzarci, per imparare, per amare e per creare. I filosofi lo dicono a gran voce da migliaia di anni, e noi con la stessa forza continuiamo, generazione dopo generazione, a non volerlo capire. [Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio, di Caitlin Doughty, trad. di O. Ellero, Carbonio editore, 2018, p. 228]

Fumo negli occhi Carbonio editore

Se, improvvisamente, un giorno rivelassi di lavorare per un'impresa di pompe funebri quale sarebbe la vostra reazione?
Disgusto? 
Paura? 
Indifferenza?



A ventiquattro anni, dopo una laurea in storia medievale, Caitlin Doughty ottiene un lavoro come addetta alla cremazione presso il Westwind Cremation & Burial. Un impiego che durerà un anno, e che la porterà a stracciare le sue “ragnatele di significato” sulla morte.

Il motivo che la porta a scegliere un impiego nel settore dei servizi funebri non è, come potrebbero pensare i più, una morbosa necrofilia.

Alle origini di quella scelta c'è un trauma: aver visto a otto anni una bambina precipitare dalle scale mobili di un centro commerciale. 

Quel giorno la Doughty realizza di essere mortale. Per la prima volta viene in contatto con la propria mortalità. 
E sebbene quell'episodio la perseguiterà per anni, portandola a sviluppare i sintomi di un disturbo da stress post-traumatico, sarà anche il primo inconsapevole passo verso una nuova scoperta di sé come creatura soggetta alle immutabili leggi della natura che, come tali, non dovrebbero essere negate o occultate ma capite e accettate. 

Fumo degli occhi e altre avventure dal crematorio [tit. or. Smoke gets in your eyes and other lessons from the crematory], memoir pubblicato in Italia da Carbonio editore nell'ottima traduzione di Olimpia Ellero, è sia un racconto in prima persona dell'esperienza della Doughty all'interno del Crematorio della Westwind che un'accurata indagine sul modo in cui la nostra società ha prima estromesso dal pubblico anziani e morenti, e poi è arrivata a negare la naturalezza stessa del processo di invecchiamento, morte e decomposizione.

Una società che ha sviluppato sulla morte tabù a volte ridicoli, altre limitanti, e che è arrivata a prevedere sistemi via via sempre più sofisticati per impedire ai corpi di disfarsi, rifiutando fino alla fine il nostro essere parte della Natura.

L'imbalsamazione, le doppie e triple zincature delle casse, i sarcofagi di marmo... tutto è compiuto perché la morte sia il più possibile fuori fuoco, messa in secondo piano, ignorata come una ragazza un po' bruttina durante una festa in piscina.

Il lavoro alla Westwind permette alla Doughty di comprendere che, il più delle volte, non parlare della morte serve solo ad accrescere il dolore di chi resta. La paura di chi pensa al giorno in cui tutto sarà finito e non avrà più alcun controllo sulla vita.

Nel momento in cui capisce che la morte non è un'entità astratta ma parte della biologia, la Caitlin Doughty decide di rompere il sudario della morte sfruttando il mezzo più potente a disposizione: i social network.

Caitlin Doughty via @twitter

Il primo passo è un canale YouTube, Ask a Mortician, che riscuote subito un insperato successo. Come se là fuori la gente non stesse aspettando altro che di sapere.

Il suo obiettivo è chiaro: sensibilizzare quante più persone possibili sul tema della morte. In Ask a Mortician, la morte è presentata per quello che è, senza reticenze e con la giusta dose di ironia. Lì vengono approfondite tematiche spesso lasciate all'immaginazione dei non addetti ai lavori, tipo come si fa a chiudere la bocca di un cadavere o cosa succede a un corpo durante la cremazione.

In contemporanea con l'apertura del canale la Doughty fonda TheOrder of the good Death, un network in cui la morte viene messa al centro dell'attenzione. Un death positive movement, come viene definito sul sito. Un modo per riappropriarsi non solo della propria mortalità ma anche della propria vita.

Infine, siamo ormai nel 2015, apre la propria impresa di pompe funebri. La Undertaking LA è una impresa non profit che si occupa di funerali alternativi, naturali e a limitato impatto ambientale.

Il libro della Doughty è un testo che traccia con serenità un lungo percorso di accettazione e liberazione. Non è, come qualcuno potrebbe pensare, un libro scritto per dark fricchettoni che passano la sera a ridere sulle immagini di rotten.com.
Al contrario. Con umanità ed empatia - senza dimenticare un po' di sano umorismo, la Doughty permette a chi legge di cambiare progressivamente il proprio approccio verso la morte. Di guardare non con rassegnazione ma serenità a quell'inevitabile capolinea che attende tutti, indiscriminatamente, dal momento in cui veniamo alla luce.

E qui sono in difficoltà. Perché se da un lato Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio è uno di quei testi che consiglierei davvero a chiunque, dall'altro mi sento in dovere di avvisarvi che non vi troverete a leggere un resoconto edulcorato di quello che avviene ai nostri corpi una volta disposti sul lettino di metallo di un obitorio o di un'impresa funebre.

La Doughty non censura nulla di ciò che ha visto o fatto. Se lo facesse, in fondo, verrebbe meno alla sua “missione”.

Nello scrivere ha scelto di mantenere una linea di assoluta sincerità con il lettore. Non per scandalizzarlo. Né per esaltarlo. Ma per aiutarlo a capire.
Vi troverete ad assistere a imbalsamazioni, alla vestizione di un corpo edematoso, a cremazioni di adulti e bambini.

Sotto questo aspetto, quindi, Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio, oltre a essere un documento prezioso e una lettura catartica è anche, e soprattutto, un testo dal forte impatto emotivo.

Per questo vi dico: leggetelo. Ma solo se vi sentite pronti ad affrontare il tema della vostra mortalità. E corruttibilità.
Vostra e di chi vi sta accanto.

Caitlin Doughty
Fumo negli occhi - Caitlin Doughty - Carbonio editore


Accettare la morte non significa non essere distrutti quando perdiamo qualcuno che amiamo, bensì riuscire a concentrarsi sul proprio dolore, ora che finalmente non siamo più gravati da domande esistenziali del tipo: “Perché moriamo?” e “Perché deve succedere proprio a me?”. La morte non è una tua esclusiva, riguarda tutti indistintamente.
Una cultura che ne favorisce la negazione rappresenta un ostacolo per ottenere una 'buona morte'.
[Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio, di Caitlin Doughty, trad. di O. Ellero, Carbonio editore, 2018, p. 230]



1 commento

  1. Il rapporto con la morte, la ricerca di risposte sul senso della vita rappresenta forse l'enigma principale su cui c'interroghiamo.
    E, come dimostra anche il libro che recensisci, anche uno degli enigmi che spingono a scrivere e a fare arte.
    Ciao!

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