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19 di 366 - Rotture di fantasy e compleanni importanti

Buongiorno lettori!
Torno perché, come scrive Bennett Sims in Quella luce negli occhi (Edizioni Clichy)

Una cosa finora abbiamo capito dei non morti: ritornano a ciò che gli è familiare. (p. 15)

Torno a metà: un po' polemica, un po' allegra.
Cominciamo dalla polemica, nata da un post su Facebook (ma non vi fa strano che, il più delle volte, ci si ritrovi a commentare fatti "virtuali"?) che ha suscitato un piccolo maremoto nel mare di internet. Parliamo di nuovo di fantasy.


Ora, sarà anche vero che, come una neonata casa editrice ha sentito il bisogno di comunicarci (salvo poi modificare il post di presentazione quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla chiudendosi dietro pure il lucchetto) "il fantasy ha rotto il caz*o" ma io continuo a non esserne del tutto sicura.

Certo, bisognerebbe capire quale fantasy. Perché ho come l'impressione che quando si parla di narrativa fantastica ci si riduca sempre al binomio: Tolkien (quindi elfi, draghi, hobbit, gnomi e compagnia errante) o paranormal romance. Quando va bene, ci si aggiungono i maghi. Quando va male, si pensa al fantasy come un ricettacolo di elfi e cose medievaleggianti. Punto.

Ma il fantasy è molto altro, e limitarne la visione con quella sorta di paraocchi per cavalli che è il pregiudizio di genere secondo me è un vero peccato.

E lo dico sia da lettrice che da scrittore-che-ci-prova. 
Perché questo limite sta da entrambi i lati: come lettrice spesso mi capita di trovarmi di fronte a cloni di un certo tipo di fantasy, e sono tanto ben assimilati i cliché che basterebbe cambiare nomi a personaggi e ambienti per ritrovarsi a leggere quasi la stessa storia di un altro autore.

Dall'altro lato, il fantasy sembra un genere facile, proprio perché non ha pretese di "alta letteratura" (e dio, come detesto dover fare questo distinguo tra caste letterarie) ma non lo è affatto perché, come qualunque altra storia, anche quella fantastica richiede impegno e studio e ricerca di informazioni e coerenza e tanto altro. Oltre a una qualche capacità di scrittura, ovviamente.

Non è il fantasy ad aver rotto il caz*o, semmai sono certi editori che non hanno idea di cosa sia il fantasy e altri che, al contrario, spingono all'infinito, succhiando ogni vena, ogni capillare di una derivazione del genere finché non è morto e mummificato, riproponendo storie trite e ritrite che a un certo punto ti senti un po' meno Guy Montag e più vicino a Beatty, il capo dei pompieri in Fahrenheit 451. 

E questo errore lo compiono anche quegli autori che magari hanno idee geniali, bizzarre, fuori dagli schemi; idee che uccidono e accantonano, ritenendo a torto che, per vendere, la cosa migliore sia usare la carta carbone.
Ma lasciate perdere i cloni, buttatevi per la miseria. 
Inventate, omaggiate pure, ma date vita alle storie che davvero sentite di volere scrivere. Create nuovi mostri, nuove creature, nuovi mondi. 
Lasciate perdere il poi, la CE che leggerà il vostro manoscritto, le possibili opportunità di guadagno. 
E ve lo dice una che per anni ha scritto gialli e thriller, anche se non le appartenevano, solo perché erano quelle le storie che venivano maggiormente richieste dalle CE. E ci è voluta una piccola, minuscola casa editrice a farmi capire che no, il giallo non mi donava e che i miei primi racconti erano storie dell'orrore perché il mio demone ispiratore parla solo il linguaggio dell'orrore e della bizzarria.

E arriviamo così alla seconda parte del post: se il fantasy (horror, fantascienza, fantastico e sottogeneri) ha rotto le scatole, mi dite perché oggi , giorno del suo compleanno, molti stanno brindando alla salute di uno dei pilastri portanti di questo genere narrativo? 
Come mai Edgar Allan Poe è ancora così amato (e venerato) se del fantastico non se ne può più?

Non ripeterò quello che ho già scritto a ottobre, su quanto debba a questo autore. Su come sia tutt'ora il mio punto di riferimento l'uomo che, pur morto, mi ha spinta a scrivere e continui tuttora a sollecitare la mia fantasia. Su quanto vorrei potergli stringere la mano, offrire un goccio di buon vino rosso e dirgli: "Signore, le sono debitrice." E fargli leggere Il signor W., ascoltarne critiche e suggerimenti e magari vederlo imbarazzato quando noterà gli omaggi sepolti tra le righe della storia, come chiodi che sigillano un amore che è nato diciotto anni fa e continuerà per sempre.

E quanto mi sarebbe piaciuto leggere una sua critica ragionata e ironica su quanto siano irragionevoli le diatribe attorno ai generi letterari, su cosa sia meglio leggere, su letteratura alta e bassa manco fossimo in una specie di Ancien Régime letterario.

Brindiamo alla salute di un uomo che grazie alla letteratura fantastica è e sarà ancora per molto tempo ricordato.

Happy birthday, Mr Poe!

Buone letture ♥

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Commenti

  1. Concordo e applaudo. Proporrei un'alternativa alla frase della casa editrice, che credo possa condensare anche il tuo pensiero: "i libri di me**a - spogli, superficiali e tutti uguali - hanno rotto il ca**o".

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