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7 di 366 - Ma parlami un po' di te

Ritorno.

Dopo aver finito ufficialmente di scrivere quella cosa che vi dicevo, e aver editato/inviato un'altra cosa di cui non posso parlarvi, almeno per il momento, posso dedicare qualche minuto al blog.

Parliamo delle biografie. Quelle cose che, se hai  ti vengono chieste ogni tanto. Quelle cose che, ogni volta che tocca scriverle, mi nascondo sotto il letto e dico: ripassate più tardi. Anzi, non ripassate affatto. 
E se alla biografia devi allegare una foto? Che fai?
Ah, bella l'epoca dei dagherrotipi! Costavano tanto e non c'era sta mania di farsi foto a raffica.
Pure per il mio matrimonio, ogni volta che il fotografo mi puntava avevo una reazione da gatto finito in una vasca d'acqua.
Ma servono davvero? Insomma, che ve ne fate della biografia di uno "scrittore"? E della sua foto? A che vi serve, se non per i riti voodoo? 
Ma io sono una brutta persona, perché poi una sbirciata alle biografie degli autori me la faccio sempre. E riconosco che sono utili, nella misura in cui ti servono a risalire alle loro precedenti pubblicazioni. Ma le foto no, dai. Vorrei fondare la LSA, Lega scrittori anonimi. Ce ne andremo in giro con sacchetti di carta in testa e svilupperemo poteri di psicocinesi giusto per far saltare le telecamere che ci inquadrano. 

Comunque.

Ne stanno succedendo di cose quest'anno. Tipo che mio figlio ha fatto un anno e quasi non me ne accorgevo. Le feste sono finite, ma non l'ho ancora detto all'albero di Natale che se ne sta imperturbabile sul tavolino del salotto. 


Parlando di libri. Sto leggendo La donna leopardo di Alberto Moravia. Si tratta del suo ultimo romanzo, pubblicato postumo, e mi dà una strana sensazione perché la quarta di copertina lo acclama come il suo lavoro migliore e invece a me sembra quello più debole. Ma credo (voglio credere) che sia un difetto dovuto alla mancanza di revisione da parte dell'autore. Però, ecco, è una storia che sembra ferma agli anni Sessanta, pur se scritta negli anni Novanta (e, a rigore, dovrebbe essere ambientata nello stesso periodo) e a pagina 103 c'è questo bell'esempio di collaborazione familiare, quando i quattro personaggi si trovano a dover dormire in una catapecchia lercia e piena di scarafaggi, e uno degli uomini del gruppo ha la geniale idea di ripartire i compiti così:
"Nora e Ada potrebbero mettere un po' d'ordine. Intanto noi due possiamo sederci sotto il portico e magari bere qualche cosa."
Che a me è venuta voglia di entrare nel romanzo e scuotere il tipo. 
E dirgli cose poco carine.
Per questo, dico, mi fa molto anni Sessanta e non so se si tratta di un effetto voluto, però resta una lettura strana. Se l'avete già letto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate.

Chiudo con una nota che è anche un piccolo spot pubblicitario: giusto l'altro ieri è uscita la prima recensione per Il signor W. La trovate sul sito di contornidinoir.it (Cliccate QUI se siete pigri) 

A presto.

Buone letture ♥

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Commenti

  1. Complimenti per la prima recensione del tuo libro (che è davvero molto bella :) ) e tantissimi auguri al piccolo di casa! ^_^

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