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PopCorner (2) - The visit, M. Night Shyamalan

Buongiorno lettori!
Secondo giorno di dicembre e secondo appuntamento con la rubrica dedicata ai film visti dalla Cacciatrice di libri, che leggere è bello ma andare al cinema è bello uguale... be', quasi sempre.


Oggi vi parlo di uno dei film che fa pendere la bilancia su quel "quasi": The visit di M. Night Shyamalan.


Ok, mi rendo conto che parlare male di un film di mister Shyamalan è uno sport che piace un po' a tutti. Dopo Il sesto senso la gente si aspettava faville e invece... tralasciando l'orrore di un film dal soggetto buono come Devil, trasformato in quel che sappiamo, della filmografia di Shyamalan personalmente salvo E venne il giorno, un buon prodotto non del tutto ammazzato da regia e recitazione.


E così succede con The visit. Un film che sulla carta sembra pronto per segnare il grande ritorno del regista: due ragazzini che vanno a trovare i nonni per la prima volta, due tizi che non conoscono, due tizi molto, molto strani... Che, non so, forse è una caratteristica di Shyamalan: ha idee buone, molto buone, che potenzialmente sembrano delle bombe. E poi... Già: e poi.

Partiamo dalla nota positiva: lunedì la sala era deserta. E per deserta intendo che alla proiezione c'eravamo solo io e gli acari delle poltrone. Per fortuna si trattava di un multisala, quindi non credo di essermi beccata le maledizioni del proiezionista, non molte comunque. Ad ogni modo, un buon prologo a un film dell'orrore: una giovine fanciulla sola in un cinema deserto. Ogni sussurro o fruscio un pretesto per avere paura. Dentro ogni ombra può nascondersi l'uomo nero. Quindi: spirito giusto per lasciarsi trascinare dal film.

Peccato che la paura sia una cosa che a Shyamalan evidentemente non interessa, tutto preso a moraleggiare sui valori familiari e a ricordare quanto sia brutto portare rancore ai tuoi genitori, che poi rischi di affidare i tuoi figli a pazzi psicopatici mentre vai a fare una crociera col tuo nuovo fidanzato.

In teoria, The visit dovrebbe instillare nello spettatore un sentimento di terrore graduale: quella nonnina che di notte corre come un levriero afgano, che in fatto di vomito dà i punti a Regan de L'esorcista e che ha quella piccola mania di voler ficcare bambini nel forno. E il nonno, che ammucchia i pannoloni nella stalla e ha una leggerissima mania di persecuzione, tanto da prendere a pugni un tizio che si faceva i fatti suoi per strada.
"Non sono normali", dice il piccolo Puntina di diamante a mamma e sorella. "Ma lascia fare, sono vecchi", rispondono le due idiote. Come se andarsene in giro nudi, di notte, graffiando le porte che poi sai chi le deve riverniciare, fosse la più normale delle bizzarrie da circolo per anziani.

Ecco. Sulla carta, dicevo, The visit aveva tutti i punti per essere un gran bel film dell'orrore. Un film che avrebbe potuto davvero trasmettere l'ansia, l'angoscia, un senso di paura crescente. C'è stato addirittura un momento in cui ho sperato che la trama evolvesse verso qualcosa di bizzarro e straniante: i due nonni erano forse creature lovecraftiane? C'erano "cose innomabili" in cantina? Sarebbero mutati, rivelando tentacoli, rostri, orribili mutazioni?
Macché.
Vedi che il regista fa due volte l'occhiolino alla fiaba di Hansel & Gretel e speri che quel forno sia utile a qualcosa, e invece è solo un ulteriore, inutile, gioco del niente.

Il punto è che anche quando Shyamalan rivela cosa si nasconde sotto i due vecchietti, quella rivelazione non porta lo shock che avrebbe dovuto se solo la tensione fosse stata gestita in maniera diversa: quel cappio che doveva essere stretto attorno alle coronarie dello spettatore, scena dopo scena, tanto da fargli mancare il respiro è lento come l'elastico delle mutande di nonno Pop.

E l'ultimo quarto d'ora, quello dell'esplosione finale, ti trova lì a cercare di capire come si fa a non rendere spaventosa una situazione del genere. Che ci vuole una certa abilità anche in quello: a non trasmettere la paura, la tensione, il senso di prigionia.

Qui non c'è nulla, anche con tutta la buona volontà e il desiderio di spaventarsi, lo spavento non arriva e il terrore se ne resta a dormire placido come un orso in letargo sulla poltroncina del cinema deserto.

Oltre questo grosso problema di fondo, ho trovato il personaggio del nipote incongruente: un ragazzino che ha la fobia dei germi e gioca senza problemi nell'intercapedine sotto casa dove, minimo minimo, ci sono decenni di feci di topo? E quando scopre la "riserva fecale" di nonno Pop, non corre sotto la doccia per scrostarsi via germi e pelle con una spugnetta di metallo? Quella fobia sembra messa lì come pretesto per la scena finale, per quello scatto/sblocco che risolve il film.

Film che ha ben tre finali. Il primo classico, il secondo edificante e il terzo... quello sì, da brividi.
Lo avete visto? Che ne pensate?
Sono curiosa di leggere i vostri commenti! E, come sempre, Buone letture ♥

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