22 ottobre 2015

Recensione. FIGHT CLUB - Chuck Palahniuk

Ovvero: del mal di testa che ne seguì.

Buongiorno!
Recensione veloce per quello che è stato, di fatto, il romanzo-conferma della mia incompatibilità con Chuck Palanhuik.

Sono una di quelle persone cui capita di arrivare al romanzo dopo aver visto il film da cui è stato tratto. Mi è accaduto con Memorie di una geisha, con Angel Heart, con Confessione e, appunto, con Fight Club. Dopo un disastroso primo approccio a Palahniuk con Cavie, romanzo che attualmente è nella libreria solo per ricordarmi da cosa stare alla larga, mi sono detta: se il film è bello, il romanzo sarà fantastico se partiamo dal presupposto che, solitamente, i film sono in media un gradino al di sotto delle opere da cui sono tratte.

Oh, come mi sbagliavo.



FIGHT CLUB
Chuck Palahniuk [trad. Tullio Dobner]
Mondadori, 191, 2013 [I ed. 1996]
10,00 €
Ebook disponibile


RECENSIONE.

OK, io ci ho provato. Sul serio.
Mi sono messa con le migliori intenzioni. Ho desiderato farmi piacere Palahniuk, nonostante ogni volta che devo scrivere il suo cognome mi venga una sorta di tic al braccio e uno spasmo al cervello. 

Mi sono detta: il film è bello (davvero, il Fight Club di David Fincher merita e l'interpretazione di Brad Pitt è una delle sue migliori performance -be', dopo Seven e L'esercito delle dodici scimmie) il romanzo sarà altrettanto bello.
Vedi che alla fine di Palahniuk ti innamori.
Ma anche no.


Gli chiedo se questa volta abbiamo toccato il fondo.
Tyler appoggia la testa e dice: "Se Marilyn Monroe fosse viva in questo momento, che cosa starebbe facendo?"
Io gli do la buonanotte.
Il rivestimento del soffitto penzola a brandelli e Tyler dice: "Starebbe grattando il coperchio della sua bara".
[Chuck Palahniuk, Fight Club, Mondadori, p. 84, Tullio Dobner]


Diciamo che possiamo dividere il biblioritmo di lettura di questo romanzo in due parti: durante la prima prevale l'interesse per la vita di questo povero cristo, un "disilluso dalla cultura vacua e consumistica" ci dice la quarta di copertina, che soffre d'insonnia e non trova altro rimedio all'incapacità di addormentarsi che quello di partecipare ai gruppi di sostegno per malati terminali di varia natura. Lì, circondato da gente che sta per morire o quasi, riesce a raggiungere una pace tale da permettergli di riposare, di staccare completamente la spina e mettere il cervello e la coscienza in stand-by.
Questo stato di cose, il lavoro senza sbocchi e le trance ai centri di sostegno vengono sconvolte quando incontra Marla.
Marla, la femme fatale del romanzo è anche lei una disillusa, una vittima dell'esistenza, un topolino che gira nella sua ruota e che lo fa sperando di rimanerci per un infarto.
Da quell'incontro, dunque, la routine perfettamente claustrofobica e paranoica del nostro protagonista viene messa in crisi. Niente più gruppi di sostegno. Torna l'insonnia e appare un nuovo amico, Tyler Durdeen e l'idea di fondare un Fight Club.


Per migliaia di anni gli esseri umani hanno incasinato e insozzato e smerdato questo pianeta e ora la storia si aspetta che sia io a correre dietro agli altri per ripulirlo. Io devo lavare e schiacciare i miei barattoli. E rendere conto di ogni goccia di olio di motore usato.
Tocca a me pagare il conto per le scorie nucleari e i serbatoi di benzina interrati e i residui tossici scaricati nel sottosuolo una generazione prima che nascessi.
[Chuck Palahniuk, Fight Club, Mondadori, p. 111, Tullio Dobner]

Ok, Chuck, dico, fin qui sono con te. Bel romanzo, bei personaggi, storia coinvolgente anche piuttosto attuale. Ottimo lavoro...
Ma proprio mentre sono all'apice della felicità da lettore, ecco che arriva la mazzata.

Seconda parte: Il progetto Caos.
Da qui in poi, la prosa di Palahniuk, le frasi spezzate i manrovesci linguistici e quella roba lì che è un po' la firma dell'autore, si sono trasformati in martellio puro e semplice: è stato come trovarsi un martello pneumatico piantato nella tempia. E più andavo avanti nella lettura, più una parte di me implorava di fermarmi che, basta davvero, non ce la faceva più. Le frasi hanno iniziato a ripetersi, in un loop che ripartiva dall'inizio e ripercorreva da capo frammenti della vita passata del protagonista e di Tyler, e ancora, in un vortice di parole e frasi a effetto che sembrava non avrebbe avuto mai fine.

Mi sono detta: è un effetto voluto dall'autore, ti sta trascinando nella paranoia del protagonista. Non è più lui, l'insonne, sei tu. L'emicrania che ti provocano le pagine è l'emicrania del protagonista. Tu sei diventata il personaggio di Fight Club.
E in un certo senso, potrebbe essere andata così: Chuck Palahniuk ha usato volutamente uno stile di scrittura da mal di mare per far entrare il lettore dentro la testa del suo personaggio. Purtroppo è un'esperienza che non sono interessata a ripetere.
La mia liaison con Palahniuk termina qui.

Per quanto riguarda il giudizio sul romanzo, tre gatti ci stanno tutti. Il finale contribuisce in parte a risollevare tre quarti di romanzo e il messaggio di fondo è di un'attualità ammirevole (o sconcertante?) nonostante sia stato scritto ormai vent'anni fa. Buoni i personaggi, divertenti alcune trovate e affascinante la prosa finché non si trasforma in una giostra di parole.


Noi non abbiamo una grande guerra nella nostra generazione, o una grande depressione, e invece sì, abbiamo una grande guerra dello spirito. Abbiamo una grande rivoluzione contro la cultura. La grande depressione è quella delle nostre vite. Abbiamo una depressione spirituale.
[Chuck Palahniuk, Fight Club, Mondadori, p. 135, Tullio Dobner]


Sono arrivata alla conclusione che Palahniuk rientra in quella categoria di autori non adatti a tutti. E accetto la mia inadeguatezza verso la sua prosa, e mi arrendo alla non conciliabilità della mia testa con la sua testa.
Sono cose che capitano.


Lo avete letto? Cosa ne pensate?
Sono curiosa di leggere i vostri commenti!
E, come sempre, Buone letture

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7 commenti:

  1. Io sono molto molto incuriosita da Palahniuk, ho letto solo "Ninna nanna" e mi è piaciuto davvero tanto il suo modo folle e surreale di raccontare la vicenda... di Fight Club ho visto solo il film e l'ho trovato geniale, dopo la tua recensione eviterò il libro, opterò per qualcos'altro di Palahniuk!

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    1. Ciao Sara!
      Oh, no, leggilo a maggior ragione se di Palahniuk hai già letto qualcosa e ti è piaciuto :)
      Comunque, sembrerebbe che anche l'autore abbia dichiarato in un paio di occasioni che il film è superiore al romanzo. Credo sia difficile rendere lo stesso livello di paranoia su carta, e probabilmente è come scrivo nel post: Palahniuk l'ha fatto usando quello stile "rincorsivo" che a me ha fatto venire il mal di mare ma magari tu apprezzerai :) Non privarti di questa lettura, ok? Grazie per essere passata.

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  2. Ciao Fede! Allora, mi confesso: quest'estate mi sono messa con tutta la buona volontà, volevo leggere Fight Club - il film è fantastico! - ma sinceramente mi sono trovata malissimo, non sono neanche arrivata a tre capitoli che l'ho abbandonato! U.U E come primo approccio a questo autore, mi sono sentita abbastanza delusa... sono tentata di dire che forse come prosa Palahniuk (per scriverlo ho adottato il trucchetto Pala-acca-niuk xD) non fa per me, ma voglio comunque aspettare e dargli una seconda chance con Dannazione. Incrocio le dita e vedremo ^^

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    1. Ciao Rosa, leggevo su Goodreads che i migliori sono Soffocare e Dannazione, io sinceramente mi fermo a questo e Cavie (Cavie merita proprio un capitolo a parte, ma per parlarne dovrei rileggerlo e di rileggerlo proprio non mi va XD)
      Aspetto di sapere come è andato il tuo secondo appuntamento con Chuck ;)

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  3. Ho amato tantissimo il film e ho sempre voluto leggere il libro ma ancora non mi è capitato, spero di riuscire a entrare in sintonia con lo scrittore perché i suoi romanzi mi affascinano parecchio!!!

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    1. Ciao Alessia, il film mi ha "illuminato", una cosa rara, ma è stato davvero emozionante e intenso. Pensavo davvero che il romanzo mi avrebbe dato le stesse sensazioni, così non è stato, ahimè.
      Aspetterò di leggere le tue impressioni :)

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  4. Palahniuk o lo ami o lo odi, di sicuro non lascia indifferenti (io personalmente sto fra i primi). A suo modo un autore geniale, ha portato la sperimentazione linguistica agli estremi, come se non gliene fregasse niente delle opinioni altrui. Lui è così. I suoi personaggi sono tutti al limite, al limite della società, al limite dell'assurdo, al limite della follia.
    Quanto ai romanzi, Cavie non l'ho letto, soffocare non lo metterei tra i miei preferiti, un po' come diary (begli spunti, ma qualcosa forse manca nello sviluppo), fight club non male, rabbia mi è piaciuto (qui si vira verso la fantascienza, poi c'è la genialità di scrivere una storia in cui il protagonista non compare mai davvero), Dannazione bello, forse un po' fuori dai suoi canoni. Il mio preferito però resta Invisible Monster, lì nulla è come sembra, pronto a sconvolgerti ogni volta che volti pagina.

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