28 luglio 2015

LA FACCIA CHE DEVE MORIRE - Ramsey Campbell // La Recensione


Avevo sofferto dei postumi di alcune esperienze psichedeliche e trascorso la notte cercando di non vedere cose come la mia faccia senza bocca riflessa nello specchio del bagno [Visita guidata in fondo alla mia mente, Ramsey Campbell, p. 10]



Ogni tanto succede. Ogni tanto rispuntano dal passato (nemmeno troppo lontano, per la verità) opere mai tradotte fino ad ora. Accade senza preavviso. E il bello è che non sempre succede in libreria anzi, spesso e volentieri sono le edicole a "spacciare" questi volumi ignoti della narrativa contemporanea.

È successo con la serie horror di luglio di Urania, che ha offerto al lettore la possibilità di conoscere (o di approfondire la propria conoscenza) Ramsey Campbell, autore inglese di un tipo di letteratura dell'orrore che, in quanto a forza narrativa, non teme nessun "Re".


Titolo. La faccia che deve morire (The face that must die)
Autore. Ramsey Campbell (trad. Annarita Guarnieri)
Editore. Mondadori (Urania - serie horror)
Anno. 2015 (prima ed. 1979)
Pagine. 244
Prezzo. 6,50 €
Ebook. si
SINOSSI. Il suo nome è Horridge, qualcosa che suona vagamente come porridge ma con una dose di orrido. E in effetti, molte cose sono orribili nella vita di Horridge, a cominciare da una memoria così selettiva che gli permette di dimenticare quello che fa (ma non dovebbe fare) e la gente che odia a vista, e che improvvisamente scompare.
Horridge dimentica persino chi uccide, anzi attribuisce la colpa ad altri inperfetta buona fede. E tutto questo a causa di un faccia terribile, di un’ossessioneche non lo lascia in pace un momento, nella Liverpool affogata nel sangue di vittime innocenti. Uno dei romanzi più agghiaccianti di Ramsey Campbell, una “confessione” spietata di abusi e ossessioni scrupolosamente documentate.


RECENSIONE.


Per capire a fondo La faccia che deve morire di Campbell, occorre prima di tutto leggere l'introduzione autobiografica al romanzo, "Visita guidata in fondo alla mia mente". Che è, a mio parere, anche la parte più coincolgente e sconvolgente dell'intero volume: qui Campbell racconta della sua infanzia e del rapporto con i suoi genitori. Di un padre che divenne, dai tre anni in poi, una figura spettrale che si muoveva all'interno dell'abitazione ma con il quale non entrava mai in contatto. E di una madre che, scoprì solo anni più tardi, covava dentro di sè i demoni della psicosi.



"Ricordava il rumoroso grattare della lama sulla gola di suo padre, la schiuma che gli colava lungo la faccia come pullulanti uova di pesce, le macchioline di sangue.[La faccia che deve morire, Ramsey Campbell, UraniaMondadori, p. 80]



Ecco, senza leggere "Visita guidata in fondo alla mia mente" la lettura di La faccia che deve morire non avrebbe senso e si rivelerebbe solo il lungo, estenuante monologo di un pazzo, omofobo, misogino e razzista, convinto che tutto sia una cospirazione ai suoi danni. Il diario asfissiante di una mente che sta affogando nel delirio.



Horridge è il nome del protagonista. Suoi sono i monologhi interiori che si fanno via via più allucinati, mentre ci avviciniamo al termine del romanzo. Un uomo del quale non sappiamo nulla, neanche l'età. Tanto anonimo da risultare invisibile nella folla. Ossessionato dalla propria identità da non essere in grado di uscire di casa senza i propri documenti, che non riusciremo mai a leggere. Vive in un appartamento stiracchiato, buttato alla periferia fatiscente e abbruttita della grande città.

A spezzare il lungo racconto interiore dei fatti che gli accadono attorno, ci sono i punti di vista di altri personaggi: Fanny, l'artista "culona"; Craig, il vicino di casa gay e in crisi; Peter, il ragazzo drogato e la moglie di quest'ultimo, eternamente depressa. Personaggi, questi, che risultano le vittime designate di Horridge che li considera tutti, per motivi diversi, nemici o persecutori.



"A volte, quando si guardava nello specchio, aveva la sensazione di non riuscire a riconoscersi.[La faccia che deve morire, Ramsey Campbell, UraniaMondadori, p. 86]



Sullo sfondo, un'Inghilterra agli inizi del fenomeno di immigrazione di massa che concorrerà alla nascita del melting pot culturale e che ha da poco depenalizzato l'omosessualità (1967). Un'Inghilterra in cui si respira aria di crisi economica e di ricostruzione.

È in quest'Inghilterra che Horridge e i suoi comprimari si muovono e pensano. Ciascuno di essi trovandosi fuori posto per un motivo diverso.



"Era tutto molto semplice: lui si sentiva fuori posto dappertutto.
[La faccia che deve morire, Ramsey Campbell,UraniaMondadori, p. 125]



Il titolo, di per sè, rivela già molto della trama che scorre sotto al romanzo.

Quel volto che deve morire è una parte del protagonista, un alter ego divenuto pesante, ingestibile.

Ci sono menzogne che durano per tutto il romanzo e, considerando che la realtà che ci viene mostrata è quella vista con gli occhi di Horridge, non tutto quello a cui assistiamo può essere davvero accaduto.



"Era tutto falso. Il lavoro gli dava l'opportunità di recitare una parte, di evitare se stesso.[La faccia che deve morire, Ramsey Campbell, UraniaMondadori, p. 168]



Come genere, La faccia che deve morire è uno tra i primi romanzo di horror psicologico e  il primo in assoluto che indaga "nella mente del serial killer", risultando dannatamente convincente proprio per il vissuto di Campbell.

Horridge è angosciante, non tanto per quello che pensa, ma per come i suoi pensieri si rivelino coerenti nel delirio.

Horridge è l'uomo per il quale niente è casuale, che trova un collegamento e una spiegazione in ogni cosa, nei gesti dell'uomo al bar che l'ha indicato anche se finge di usare il dito per chiamare il cameriere; nella radio le cui interferenze non sono tali, ma messaggi in codice che lui è in grado di decifrare; nelle occhiate di sottecchi che intercetta fra perfetti sconosciuti, che è sicuro abbiano lui come oggetto. In parole povere: Horridge è un paranoico, che uccide a causa della sua paranoia, trovando legittimazione ai suoi crimini proprio da quest'ultima.



Lo stile di Campbell è l'altro elemento che mi ha colpita in positivo anche se va dato atto che si tratta di un'impressione del tutto soggettiva. È un modo di scrivere gonfio, pesante, incedente. Ricco di immagini vivide, corpose.

È come se ogni parola fosse imbevuta d'inchiostro.

C'è abbondanza di descrizioni che scendono in dettagli minuziosi
, caratteristica questa che fa parte della personalità tipo di un paranoico ma che potrebbe risultare stancante. Non si tratta di una lettura facile, anzi. Posso immaginare che la combinazione tra i due elementi "monologo paranoide" da un lato e "uso ossessivo delle parole" possa far fuggire più di un lettore.

Tuttavia, se saprete resistere, se leggerete il romanzo consapevoli del passato di Campbell, credo vi piacerà arrivare fino alla fine*.



"Gli alberi erano ossa su cui si contorcevano resti di carne. Nelle nuvole, la faccia di Craig si dissolveva accanto a quella di una donna. La morte era la disintegrazione totale, il nucleo del proprio essere che andava in pezzi nel vuoto. [La faccia che deve morire, Ramsey Campbell, UraniaMondadori, p. 205]



*il finale non scioglie tutti i nodi, in realtà. Il dubbio su chi sia Horridge resta, e la conclusione sembra non essere per nulla univoca. Non proprio un finale aperto, quindi, ma quasi.

Se fosse un film, sarebbe Alta tensione
Se fosse una canzone, sarebbe Psycho - Muse
Da leggere sdraiati sul divano
Buone letture ♥

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