Passa ai contenuti principali

Sembra Harlock ma non è...

...a detta di chi lo conosce meglio di me. 
Nota: quando davano Capitan Harlock nella censuratissima versione tv i miei frequentavano altra gente, e le probabilità che io nascessi erano dello 0,000001% (più o meno, sempre stata una pippa in statistica). Comunque. Non avendo visto la serie animata né letto il manga quello che segue è: perché a me Capitan Harlock - il film è piaciuto. Al di là delle comprensibili obiezioni di chi ne sa di più. Ciccia. Perché, in fondo, quando vedi un film tratto da qualcosa, che sia serie tv, fumetto, altro film (vedi gli OAV di Lupin III, per esempio), qualcosa cambia, e non ci sono più le mezze stagioni. E si stava meglio quando si stava peggio.


Visto in 2d, ché gli occhialini per il 3d aggiunti ai miei sono di un comodo che, guarda, il film di Capitan Harlock parla di un'umanità che, moltiplicatasi come gli organismi unicellulari su poveri pianeti incolpevoli rapidamente ridotti in discariche abusive, dice di voler tornare a casa. Sulla Terra. Segue battaglia per il rientro suonata a colpi di laser spaziali, che si conclude con il solito cerchio di potenti collusi con il potere religioso, che dice a tutti: mò basta, è stato bello ma dovete morì gonfi, e senza rimettere piede sulla vecchia palla azzurrina.
La razza umana è così destinata all'estinzione, e l'unico conforto per i moribondi è il miraggio della Terra, vista da lontano, molto lontano.
Dice: e Capitan Harlock?
Ora ci si arriva.

Perché è sì un film su Capitan Harlock, ma il capitano è talmente sicuro di sé che sta quasi sempre sullo sfondo. Sembra quasi una comparsa. Ma una comparsa cazzuta, tormentata e, sì, sospettosamente schizofrenica. 
Il film segue due livelli: il piano della riflessione ecologista-filosofica e quello dell'azione. Scontri a più riprese tra l'Arkadia e le flotte della Gaia Sanction (la Spa politico/teologica che governa i fantastiliardi di umani sparsi nell'universo e impedisce a tutti di tornare sulla Terra)


e combattimenti corpo a corpo. In tutti e due i casi, la scimmia saltella e fa le capriole come in un trip di banane.


Ci sono, è vero, un po' di supercazzole fisiche sparse qua e là; una traduzione che, a tratti, lascia con la bocca storta e le orecchie accartocciate e riflessioni filosofiche da 5 cent, eppure, nel complesso, è un film che ti fa uscire dal cinema con la scimmia bene avvinghiata alla spalla, a dirsi: dai, rivediamocelo!

Almeno per me è stato così.

In conclusione: se siete fan del Capitano, forse è un film che non vi piacerà. Di certo non è la versione per il cinema della serie originale di Leiji Matsumoto, piuttosto si tratta di un reboot, con tutto quello che ne consegue*. 
Se invece, come la sottoscritta, il Capitano lo conoscevate solo per effetto della memoria collettiva, allora potrebbe piacervi, ma piacervi di brutto.

E magari, tornati a casa, vi verrà voglia di conoscere il vero Harlock, spizzando gli episodi della serie su YouTube. 

In confidenza: se potete, vedetelo in 2d, non credo che il 3d aggiunga molto di più alla visione.

*che poi, sta storia che gli autori non possono fare quello che vogliono con i loro personaggi è un po' pretenziosa, a mio modesto parere. 



Commenti

Post popolari in questo blog

INTERVISTA A VITO DI DOMENICO. PRIMA PARTE. ALTRISOGNI E IL RUOLO DEL CURATORE DI ANTOLOGIA

Dopo aver partecipato alla realizzazione e al lancio di Altrisogni vol. 3, antologia digitale edita da dbooks.it (e che vedete nella colonnina a destra del blog), ho più volte pensato che sarebbe stato interessante fare quattro chiacchiere con Vito Di Domenico, che dell'antologia è il curatore, sui suoi molteplici ruoli inAltrisogni.

Poi le cose si sa come vanno, e le quattro chiacchiere si sono trasformate in un bel discorso sull'editoria, dalla nascita di un progetto tentacolare come Altrisogni, al ruolo di curatore di antologia a quello di editor, passando poi per lo stato della narrativa fantastica italiana per arrivare a ciò che può rendere uno scrittore wannabe uno scrittore senza aggettivi a fargli da coda. 
Mi è sembrato quindi necessario, considerate la densità delle risposte, suddividere l'intervista in due parti. Ché qui vi si vuole coinvolgere, non far fuggire. 
E, credetemi, di cose interessanti da leggere subito dopo il mio vano sproloquio, ce ne sono parecc…

PARANOIAE. Giulio Rincione (batawp) - Recensione

Disclaimer. Se siete tristi, desolati, tutto questo non fa per voi.

(non è da qui che...)Alan ha un mostro nella pancia. Una creatura abominevole che gli sta acquattata nello stomaco e si alimenta di lui, succhiandone la vita un po' alla volta.
Alan vive in un loop, nella routine dell'esistenza, aspetta Emily che prima o poi ritornerà, che forse non se n'è mai andata che forse è già andata via. (Da quando?)
Alan ha chiuso tutti fuori, dentro resta solo lui, lui col suo mostro, e il mangime che gli dà per farlo stare quieto non è più sufficiente. Il mostro ha fame. E vuole che Alan lo liberi. Fuori. Dentro.

MINE-HAHA - Frank Wedekind

In breve: frammenti di una vita confusa con il sogno

Titolo: Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle Titolo or. Mine-Haha oder Uber di koerperliche Erziehung der junge Maedchen Autore: Frank Wedekind Traduttore: Vittoria Rovelli Ruberl Editore: Adelphi Edizione: 2005 (I ed. 1975) Tipo: romanzo Genere: formazione/fantastico pagine: 124 Prezzo: 8,00€ ISBN:9788845920400 ebook: no
voto: 
Sinossi. In un grande parco, disseminato di case basse coperte di rampicanti, centinaia di fanciulle vengono educate a sentire il proprio corpo, a farne uno strumento di assoluta, armoniosa eccellenza. Il mondo esterno non ha alcun contatto diretto con questo parco, ma lo finanzia, in attesa di accogliere le fanciulle che vi sono ospitate. Perché?
Misterioso e trasparente come il suo titolo – un nome indiano di ragazza, che significa «acqua ridente» –, Mine-Haha è il racconto più perfetto di Wedekind e insieme l’unica opera dove tutti i suoi fantasmi convulsi e invadenti sembrano essersi congiunti e…