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Mirai Nikki e le trentasei ore perse dietro un cartone...

Ogni tanto la sottoscritta si concede una pausa. Una pausa cerebrale. Spegne il cervello e accende il computer. Se poi la connessione va in maniera decente capita anche che la pausa si protragga per bastevoli ore, dietro video in streaming e subbati, fingendo di studiare il giapponese, ma con la bavetta al lato della bocca propria degli zombie con qualche anno di putrescenza alle spalle.

Qualche giorno fa è successo che, cercando un video su youtube, mi capita invece sotto gli occhi questa cosa qui: 

Una volta rimessi a posto gli occhi, dopo la mia pacata reazione


decido che è venuto il momento di prendersi una pausa di quelle poc'anzi citate e mi sintonizzo su animesubita per le successive trentasei ore sciroppandomi tutte le ventisei puntate di Mirai Nikki, ossia Future Diary,  l'anime da cui sono tratti gli spezzoni del video su in alto.
Quella che segue è la mia personale recensione (sempre per quel fatto di giustificare le sospensioni mentali con sessioni di lavoro).

Trama: nella solita cittadina giapponese dove non succede mai di annoiarsi, Amano Yukiteru, un ragazzino che non ha preso bene il divorzio dei genitori vive isolato dal mondo e quando non va a scuola si rinchiude in camera sua, dove gli fa compagnia il suo amico immaginario: Deus Ex Machina, il signore del tempo. L'unico passatempo di Yukiteru, oltre a parlare da solo, è quello di tenere un diario sul suo cellulare. Dice: un blog? No, proprio un'agenda con quello che è successo durante la giornata.
Un giorno Deus, che dopo un po' s'è rotto di starsene in casa con Yukiteru a far niente, gli propone un gioco. Si tratta di un survival game che oltre a Yukiteru coinvolge altre undici persone. Il vincitore si sostituirà a Deus, diventando il nuovo signore del tempo.Come si fa a vincere? Semplice: basta non farsi uccidere dagli alti contendenti. Ogni giocatore viene dotato da Deus di un cellulare o un diario che riporta gli eventi del futuro, ciascuno con particolari differenze. Yukiteru stringe un'alleanza con Gasai Yuno la simpatica psicotica del video in alto, che è follemente -ma davvero- innamorata di Yukiteru.


Impressioni: Oh, la prima cosa che uno prova guardando l'anime è insofferenza. Ma tanta insofferenza per il protagonista, Yukiteru, che per venticinque delle ventisei puntate ha sempre, per la maggior parte, questa espressione qua:

Perché l'unica cosa che il protagonista sa fare bene è piangere, ma piangere di brutto, e lamentarsi. E poi scatenare la pazzoide che gli sta affianco quando qualcuno tenta di ucciderlo, perché non vuole far del male a nessuno, lui (ma buttare all'arrembaggio la figlia di Hannibal Lecter potrebbe essere complicato da risolvere con una lavatina di mani).
Ecco, senza questo tipo qui o comunque con un protagonista meno lagnoso la serie si farebbe guardare con meno irritazione, perché gli altri personaggi (eccetto la figura di Kamado Ueshita, la direttrice del Villaggio della Mamma, uno dei proprietari del Diario più inutili sulla piazza) sono tutti abbastanza godibili e ben caratterizzati. 
La trama elabora la teoria di multiverso, il paradosso del Gatto di Schrodinger, la teoria delle storie quantistiche consistenti, e il concetto di libero arbitrio e di destino. Oltre, ovviamente, a sondare la società giapponese nelle sue trame più oscure (la crisi economica e l'indebitamento, genitori che incasinano la vita dei figli pretendendo il massimo risultato in ogni campo, la depressione giovanile, la pedofilia e il bullismo). Personalmente ho trovato interessante la storia del dio che muore e che per trovare il suo successore indice una gara mortale. 
Ho storto un po' la bocca sul finale che, dopo una bella scena di combattimento, secondo me spinge troppo il tasto sentimentale.
Dopo queste trentasei ore il personaggio che salvo è Uryuu Minene. Un po' per il carattere, un po' per come la concia Yukiteru dopo il loro primo scontro


che ho sempre trovato un ferocemente belli i personaggi con un occhio solo, che poi nella realtà avere un solo occhio è una seccatura e un problema, che se perdi pure l'altro sei fregato. Ma nel mondo della finzione quella benda da pirata è di un sexy che levati.

Voto:                                                     

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