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23.19 - Racconto del 1° maggio


23.19
di
Federica Leonardi


Era lì: ferma davanti lo schermo del computer portatile, gli occhi fissi sulle offerte di lavoro. Necrologi in colori sgargianti che promettevano divertimento, tanto, tanto divertimento, e la possibilità di rispondere a parenti, amici e conoscenti che ogni volta che la incontravano per strada le chiedevano, con finto interesse trasudante pietà:«allora?», finalmente, per una volta: «Sto lavorando per tizio e caio». Senza, ovviamente, fare accenno al contratto da stagista o al rimborso spese, magro assegno da 200€ che il titolare staccava sempre con sufficienza, come se le stesse facendo un regalo, o la stesse pagando per una prestazione sessuale poco soddisfacente.
Fissava lo schermo, i colori psichedelici degli annunci di lavoro e non riusciva a decidersi, a scegliere uno qualsiasi di quegli indirizzi email ed inviare, compulsivamente, inconsciamente, il curriculum che aveva preparato con patetico ottimismo mesi prima, fresca di laurea e con la tesi ancora calda. Ora anche la tesi la fissava, stesa sullo scaffale a prendere polvere insieme a quei libri che aveva tanto amato e che adesso non riusciva neanche più a sfogliare con lo stesso interesse, lo stesso amore. Si sentiva, per la prima volta ne aveva coscienza, completamente, estremamente, infinitamente inutile. Aveva esaurito la sua funzione nel mondo. Dei sogni dell'adolescente convinta delle sue scelte, dei desideri della ventenne che immaginava un futuro radioso nel giornalismo o a capo di una associazione no-profit non rimaneva nulla. Solo il tizzone spento, secco e inconsistente di una giovane donna incapace di immaginare un futuro oltre il monitor del pc. Chi era? Cosa stava facendo? Cosa voleva essere? Piegarsi alle regole della necessità finanziaria o anche solo del desiderio di vedere i propri genitori orgogliosi di quella figlia tanto strana eppure straordinariamente tenace regalandogli una figlia laureata e con un grasso stipendio da manager o, almeno, impiegata statale. C'era stato un momento in cui aveva scelto da sola, dopodiché si era lasciata trascinare dalla corrente, aveva modellato la sua vita scegliendo, di volta in volta, la strada più agevole o, almeno, quella che presentava meno rischi, che non avrebbe danneggiato nessuno. Si alzò dal tavolo e si accese una sigaretta. Non sentiva il bisogno chimico della nicotina ma il filtro premuto sulle labbra era per lei una sorta di conforto, le permetteva di non pensare, di ignorare i pensieri o, forse, di rendere i pensieri più fluidi, fluenti, fluttuanti. Sentiva come se una mano ignota tenesse sospesa davanti ai suoi occhi una clessidra rotta: stava per scadere il suo tempo, il tempo di scegliere, poi il tempo avrebbe scelto per lei, una direzione qualsiasi, e la sua vita avrebbe seguito quel bivio, fino all'ultimo, inevitabile, precipizio. Il fumo svolazzava nevrotico nella stanza e lei osservava con rabbiosa impotenza quegli annunci senza senso, vaghi e speranzosi e irrisori. Amleto non aveva capito un cazzo della vita: è facile scegliere tra il vivere e il morire, facile decidere di suicidarsi preferendo l'impatto con l'asfalto che l'orribile scelta di continuare a vivere e mordere quell'asfalto e la relativa polvere che lo ricopre, e sbagliare, e cadere e ricominciare tutto da capo. Il difficile non è "essere o non essere", ma "essere", capire "cosa essere". Questa è la vera orribile alternativa, l'orrida bestia che sta lì, al margine di un clic, subito dopo l'invio di un curriculum, pronta a sbranare te, i tuoi sogni, le tue speranze e le tue illusioni. Quella stronza di una scelta che si fa doppia, tripla, quadrupla alternativa e non hai modo di evitarla, la troverai sempre lì, con la bocca spalancata come un'idiota davanti alle notizie di un quotidiano di economia, bavosa e vigliacca, desiderosa di fare scempio di ogni minimo brandello residuo di personalità.
Spense la sigaretta nel posacenere nero, buttò tutto nella spazzatura, poi tornò al tavolo, il monitor continuava a fissarla. "Allora, bella, ce la diamo una mossa? Cosa vuoi fare da grande?" Lentamente mosse il mouse, cliccò start, poi spegni computer e attese impassibile che il piccolo mostro morisse davanti ai suoi occhi. Si alzò, prese un'altra sigaretta ed uscì dalla stanza.

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Buon primo maggio a tutti.

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