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La verità dell'Alligatore. Massimo Carlotto. LaRecensione

Ci siamo lasciati dieci giorni fa con la recensione di Lasciami entrare, cavolo: dieci giorni? °_° Non mi ero accorta fosse passato così tanto tempo! Tempo che ho speso leggendo un po' di cose, dimenticando i blog e gli impegni (mettiamoci pure la preparazione del matrimonio, la cui data si fa sempre, inesorabilmente, più vicina u=u). Dunque non sono stati giorni di silenzio spesi invano, bensì si è trattato di un'assenza dedicata all'usura delle retine e, in un caso (ne parleremo tra qualche giorno) di cervello, cosa che accade sempre quando ci si imbatte in un brutto libro.
Ma veniamo a noi. Stamattina parliamo di La verità dell'Alligatore, romanzo noir di Massimo Carlotto, scrittore che ho avuto il piacere di incontrare l'anno scorso, durante la serata conclusiva di Giallolatino 2012.
foto sfocata ma Carlotto è quel tipo sullo sfondo con la giacca bianca u.u

Quando mi imbatto in uno scrittore nuovo la prima azione che compio è quella di andare a cercare un po' di dati biografici. Curiosità legittima che mi permette di leggere romanzi e racconti con una sorta di "empatia letteraria". Così è stato per Carlotto e quando ho letto delle sue vicissitudini giudiziarie ho fatto delle esclamazioni da triceratopo in estinzione. La sorpresa è stata così forte (e la curiosità si è messa a cavalcare la sorpresa con il suo spirito da vecchia impicciona) che ho abbandonato a metà un altro romanzo per tuffarmi tra le pagine dell'Alligatore. E aver conosciuto in anticipo le sue vicende personali mi è stato di aiuto per sfogliare il romanzo con una migliore consapevolezza.

Titolo: La verità dell'alligatore
Autore: Carlotto, Massimo
Editore: edizioni e/o
Anno: 1998
pag.: 252
Genere: giallo/noir
Tipo: romanzo
Si tratta del primo romanzo della serie dell'Alligatore che, a proposito, non è un rettile (né un rettiliano) ma un ex cantante di blues, con una storia di errori giudiziari e sette anni carcere alle spalle, un presente di investigatore anomalo. Perché quello che fa l'Alligatore (al secolo Marco Buratti, ma sono in pochi a conoscere il vero nome) è cercare cose e persone muovendosi per vie non proprio legali, preferendo i sobborghi e i sotterranei alle strade illuminate della città di superficie.
Questa prima indagine lo vede coinvolto nella ricerca di un evaso, Alberto Magagnin, tossicodipendente con sedici anni di galera nel suo curriculum per un omicidio che forse non ha commesso. In regime di semilibertà Magagnin viene accusato di un nuovo omicidio, quello della giudice popolare che all'epoca si pronunciò per la condanna e fugge. La fuga, che aggiunge certezza al sospetto del suo coinvolgimento nell'omicidio, spinge il legale di Magagnin a chiedere l'intervento dell'Alligatore perché faccia costituire il suo cliente. Ma poi Alberto muore di overdose, forse si tratta di un suicidio, e l'Alligatore si trova a indagare sull'eventuale innocenza di Magagnin sia per il primo che per il secondo omicidio. Aiutato nell'indagine non autorizzata da Beniamino Rossini, malavitoso e contrabbandiere con il quale ha condiviso le sue esperienze carcerarie, l'Alligatore scoprirà quanto marciume può nascondersi sotto la superficie di apparente rispettabilità della media e alta borghesia milanese, i cui legami, spesso, non sono che intrecciatissimi grovigli di ricatti, vizi e segreti inconfessabili.

La prosa di Carlotto mi piace molto: asciutta e netta come una rasoiata. Molto cruda a tratti, non si risparmia nelle descrizioni di ambienti e comportamenti. Ma quello che più mi è piaciuto del romanzo ,che si sviluppa come una giallo classico, con la verità che emerge progressivamente facendosi largo tra i sospetti e le false certezze, è  la descrizione di ambienti e tipologie di relazioni proprie dell'ambiente criminale e l'uso del linguaggio criminale, di termini gergali che appartengono al mondo circoscritto delle case circondariali.

Un buon giallo, con un interprete tipicamente noir (o blues?) che cerca -con scarsi risultati- di nascondere la fragilità e l'insicurezza che anni di ingiusta galera gli hanno portato in dono dietro una maschera di cinismo e indifferenza per il resto dell'umanità.

----> una parte della presente recensione è disponibile su ibs.it, autore Federica 3 <-----

Il giudizio complessivo:






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