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La biblioteca in casa... #2

Fresche di giornata le novità (?) prese in prestito dalla biblioteca cittadina.Che uno dice: a che serve una biblioteca? Semplice: a prendere in prestito quei libri che non si ha i soldi (o la sicurezza) di acquistare; trovare i fuori catalogo, quelle rarità che mai riusciresti a sfogliare se non per casi fortuiti (tipo colpi di fortuna su comprovendolibri o negli scatoloni "tutto a un euro" delle bancarelle ai mercatini dell'antiquariato).
Due libri consegnati in cambio di due nuovi prestiti.

Accabadora di Michela Murgia. Romanzo che leggerò con tre anni di ritardo rispetto al resto della nazione ma chissene. Posso dire, per il momento, che sono rimasta sorpresa (in negativo) dallo "spessore" del volume. Chissà perché me lo immaginavo un romanzo bello pienotto, invece mi dà l'impressione di un lungo racconto. Chi leggerà, vedrà. 


 «Acabar», in spagnolo, significa finire. E in sardo «accabadora» è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un'assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. È lei l'ultima madre.
Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. La vecchia sarta ha visto Maria rubacchiare in un negozio, e siccome nessuno la guardava ha pensato di prenderla con sé, perché «le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge». E adesso avrà molto da insegnare a quella bambina cocciuta e sola: come cucire le asole, come armarsi per le guerre che l'aspettano, come imparare l'umiltà di accogliere sia la vita sia la morte.
D'altra parte, «non c'è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada».
Gioventù Cannibale. La prima antologia italiana dell'orrore estremo di AA.VV. che per me è una rilettura, dato che avevo preso in prestito la raccolta nel lontano(issimo :,() 1997. Un sacco di autori per un sacco di racconti che superano il pulp e narrano il meglio del peggio, che sono racconti dell'orrore quotidiano e non dell'horror alla King. Racconti nerissimi e sporchi, che nei miei ricordi di adolescente mi turbarono e piacquero molto. Chissà a rileggerli che effetto mi faranno?



Una covata di narratori giovani e giovanissimi getta scompiglio nei vicoli della cittadella letteraria, negli schermi video e nei talk shows, tra le anime morte del perbenismo. Sfuggono a qualunque tentativo di incasellarli. Sanno farsi leggere, sono pieni di idee, qualcuno dice che sono 'pulp', qualcuno li definisce 'splatter' (dal cinema degli schizzi di sangue), forse adorano Stephen King e Quentin Tarantino, o forse no. Scrivono senza complessi di colpa verso cinema, tv e i nuovi media, perché li conoscono molto bene e di essi, come di molte altre cose, la loro scrittura si nutre in modo naturale. Da molto tempo non si era vista una cosí feroce e allegra brigata. Vale la pena leggerli. Vi accorgerete che fanno molto, molto sul serio. E che obiettivo finale, neanche tanto mascherato, di tanto fragoroso divertimento è inventare linguaggi e stili finalmente 'all'altezza' del Grande Nemico: la violenza e il male crescenti che, nell'indifferenza e nel chiacchiericcio generale, schiacciano i deboli, le vittime e annegano ogni possibilità comune di salvezza. 

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